cerca

Quel che resta da dire su Tomaso Montanari

Quando il professore sperava di rivestire altri e alti ruoli alla guida di un nuovo partito

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

19 Giugno 2019 alle 06:14

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari

Al direttore - Zeffirelli, un “insopportabile mediocre”, Oriana Fallaci “orrenda” e la “Firenzina genuflessa in lutto”. Così si espresse il professore Tomaso Montanari, già noto alle cronache politiche per il tentativo, fallito, di costruire il Nuovo partito della sinistra estrema e cosiddetta radicale, sulla spinta della “straordinaria” vittoria del 4 dicembre del 2016 col No al referendum costituzionale. Novella mosca cocchiera della sinistra immaginaria Tomaso Montanari pensò che la spinta propulsiva di quei milioni di No lo avrebbe portato a rivestire altri e alti ruoli nella guida di un nuovo partito destinato a chiudere la stagione riformista dei governi di centrosinistra. Oltre all’assurdo pensiero di un uomo di “cultura” nel giorno della scomparsa di Zeffirelli il gesto è esemplificativo del rischio dell’ondeggiamento del Pd. Perché a sinistra del Pd oggi questo rischia di essere il pensiero. Non a caso quella straordinaria stagione di conservatorismo e reazione ha portato al successo della demagogia gialla (dei Cinque stelle) e della destra verde (Lega). Montanari era in compagnia di professori, intellettuali, artisti e sindacalisti che avevano alzato le barriere contro la “deriva autoritaria” senza rendersi conto che intanto stavano aprendo porte e finestre all’ascesa di chi adesso è al governo. Non era solo e non è solo adesso, si tratta di quello che chiamano il mondo della “sinistra diffusa” che sembra vivere di risentimenti. Risentimenti anti Renzi, antiglobalizzazione, antiriforme, antipolitica, antinfrastrutture.

 

Ed è un mondo composito e stratificatosi nel tempo. Ecco dunque che se dovessi dare al Pd di Zingaretti un consiglio (seppur non richiesto) lo inviterei a evitare strani e pericolosi strabismi verso una sinistra così estrema che finisce sempre per ritrovarsi sulle posizioni della destra: dagli inneggiamenti manettari e giustizialisti al no allo sviluppo dell’aeroporto di Peretola a Firenze fino a definire Zeffirelli “insopportabile mediocre”. Già aver dato ruoli di primo piano a chi dice No alla pista del Vespucci come il signor Furfaro e a chi aveva guidato il No alla riforma costituzionale e elettorale, come il deputato Giorgis (cioè due temi su cui la gran parte del centrosinistra in Toscana ha opinioni esattamente inverse), ci dice che quella voglia di “coprirsi” a sinistra può essere un rimedio assai peggiore del danno perché farà scappare quei tanti elettori che credono (sperano) che dal centrosinistra arrivi una proposta di governo seria e chiara e non un inseguimento della demagogia grillina o della propaganda leghista. Tanto più che spesso questi rivoluzionari poi li troviamo accomodarsi in incarichi prestigiosi dimostrando una trasversalità bipartisan (nel farsi nominare) davvero eccellente. Oggi Montanari è nominato nel consiglio degli Uffizi su indicazione diretta del governo gialloverde (forse il ministro Bonisoli dovrebbe pensarci meglio) mentre allo stesso tempo è consulente per la cultura del sindaco di Sel di Sesto Fiorentino. Complimenti vivissimi.

On. Gabriele Toccafondi

 

Nel 2016, in una intervista a Repubblica, Tomaso Montanari disse di essere molto contento perché “il Movimento 5 stelle ha costruito una parte importante del programma sulla cultura per Roma partendo dai miei libri”. In quei giorni, Virginia Raggi pensò a Montanari come assessore alla Cultura di Roma. E Massimo D’Alema suggerì personalmente a Montanari di accettare quel ruolo. Su Tomaso nostro non c’è altro da aggiungere, diciamo.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi