Governo del disastro

Annalisa Chirico

“L’esecutivo è senza politica estera e gli atti che compie sono persino nocivi”. Parla Achille Albonetti

Roma. “Questo governo non ha una politica estera”. Esordisce così il direttore di Affari esteri Achille Albonetti che, a novantadue anni, è tra gli ultimi testimoni viventi della firma del Trattato di Roma. “Oggi il sistema europeo si va sviluppando a quattro cerchi concentrici, l’unica costante è l’isolamento dell’Italia, insieme al declassamento dell’Unione europea”. Partiamo dai cerchi. “Il primo è l’Europa a 28 paesi. Il secondo: i 19 membri dell’Eurozona. Il terzo è costituito dai paesi che aspirano a un esercito convenzionale comune nell’ambito delle cosiddette cooperazioni rafforzate, a tal fine è stato approvato recentemente un fondo europeo di cinquanta milioni di euro. C’è poi un quarto cerchio, il più importante, che prevede il deterrente economico europeo ed è in via di costituzione tra Regno unito, Francia e Germania. L’Italia è fuori”.

  

Lei ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella sollecitando la convocazione di un Consiglio supremo di difesa. “Il capo dello stato mi ha onorato di una risposta, gli sono grato. La riunione del Consiglio si è tenuta, del resto una sorta di ‘direttorio franco-tedesco’ è destinato a estrometterci dai tavoli che contano. Basta considerare due episodi emblematici. Nel 2010 Regno Unito e Francia, unici stati dell’Ue membri permanenti dell’Onu con diritto di veto, hanno firmato due trattati che prevedono un’ampia collaborazione militare, terrestre, marittima, e un’approfondita intesa tra le rispettive industrie della Difesa e, soprattutto, tra i due settori nucleari militari. Lo scorso 22 gennaio, in occasione del cinquantacinquesimo anniversario del Trattato dell’Eliseo, Macron e Merkel hanno sottoscritto il Trattato di Aquisgrana che rafforza la cooperazione in politica estera e di difesa. Macron ha affermato che la Francia appoggerà la richiesta della Germania di entrare a far parte, a titolo permanente, del Consiglio di sicurezza. Non è la prima volta che la Germania ci prova ma in passato l’Italia è sempre riuscita a evitarlo. Vi è poi da domandarsi quale fine abbia fatto il Patto del Quirinale tra Italia e Francia: l’ex premier Gentiloni afferma di aver chiesto lumi al presidente Conte senza ricevere risposta”.

  

Conte ha dettato la linea sulla Libia: “Né con Serraj né con Haftar ma con il popolo libico”. “Una equidistanza che esprime totale ignoranza politica! Come può un presidente del Consiglio mettere sullo stesso piano un generale ribelle e un governo internazionalmente riconosciuto? Forse Conte non sa che l’esecutivo guidato da Serraj risponde al percorso tracciato da una risoluzione dell’Onu sostenuta, sul finire del 2015, da Obama e Putin. L’eventuale vittoria di Haftar sarebbe un fatto di gravità eccezionale, e non per gli affari petroliferi o per i flussi migratori. Il problema per l’Italia, con un nuovo dittatore alle porte, sarebbe innanzitutto politico”.

  

Pochi giorni fa, all’evento dell’AmCham a Milano, l’ambasciatore statunitense Lewis M. Eisenberg è tornato sul Memorandum con la Cina evidenziando il rischio di un deragliamento dell’Italia dai tradizionali binari atlantisti. Il regime di Pechino non è certo campione dei diritti umani. “La valenza geopolitica di quell’intesa che l’Italia, unico tra i paesi fondatori dell’Ue, ha accettato di sottoscrivere è sotto gli occhi di tutti. Questo governo non ha una politica estera, e gli unici atti che compie sono persino nocivi. Il rapporto con la Cina è stato coltivato e alimentato da molteplici incontri di Di Maio e dello stesso Conte”.

  

Salvini ha tentato, invano, di smarcarsi, come sul dossier Venezuela. “Altra questione che ha fatto infuriare Donald Trump! Non è un caso che, dopo un’iniziale apertura, gli Stati Uniti abbiano ritirato il loro appoggio per una soluzione libica. L’Italia non appare più un partner affidabile, del resto Salvini vuole l’abolizione delle sanzioni alla Russia per la Crimea e, fino all’altro ieri, invocava l’uscita dall’euro. Quando la politica estera è assente, il vacuum viene presto riempito: l’attivismo di Francia, Germania e Regno Unito va letto attraverso questa lente. I nostri governanti ignorano che chi sbaglia la politica interna rischia la guerra civile, chi fallisce quella economica condanna il popolo alla fame, ma chi toppa sulla politica estera può determinare la scomparsa di un paese”. Lei ha scritto che senza il nazionalista De Gaulle la Comunità economica europea non avrebbe mai visto la luce. Può esistere un sovranismo del buon senso? “De Gaulle era un leader spregiudicato e straordinariamente intelligente. Egli aveva compreso che nell’èra nucleare l’Europa avrebbe potuto giocare un ruolo soltanto se fosse diventata un’entità politica e militare, non solo economica”. L’antica idea del “federate i loro portafogli, federerete i loro cuori”: le cose sono andate diversamente. “Quella visione – conclude Albonetti – era ispirata da un marxismo di ritorno. Oggi però non vedo in circolazione personalità comparabili a De Gaulle. Nulla di buono può nascere dall’ignoranza”.