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Il governo e la trappola dei litigi

La novità del governo non è la sua litigiosità ma la sua pericolosità. Esempi

17 Aprile 2019 alle 06:00

Il governo e la trappola dei litigi

Foto LaPresse

Il tema dominante dei commenti di politica è da mesi quello dei contrasti tra i partiti di governo. La maggioranza della “lite continua” viene descritta come un fenomeno del tutto nuovo che proprio per questo diventa centrale nell’analisi politica. Per la verità i governi di coalizione, che hanno caratterizzato tutta la storia repubblicana, hanno spesso mostrato le differenze di impostazione delle diverse formazioni politiche. Non è neppure vero che l’asprezza dei termini impiegati nella polemica e la loro ininterrotta continuità siano un’esclusiva della coalizione gialloverde. Basta pensare, per esempio, alle “liti da comari” tra Beniamino Andreatta e Rino Formica, titolari entrambi di ministeri economici del governo presieduto da Giovanni Spadolini. Persino l’argomento del litigio, la separazione della Banca d’Italia dal ministero del Tesoro, non è tanto differente da uno dei temi più frequenti nelle risse odierne e anche la sostanziale debolezza politica del presidente del Consiglio di allora, esponente della formazione più piccola della coalizione assomiglia alle difficoltà di coordinamento politico del tecnico Giuseppe Conte.

  

L’errore non consiste però solo o tanto nell’idea che la lite interpartitica sia una novità, quanto nel concentrarsi su questo aspetto tutto sommato superficiale per trascurare invece un’analisi critica di quello che il governo fa o omette di fare concretamente. Il fatto che i ministri litighino perché sostengono la “loro” iniziativa di spesa senza copertura a discapito di quella sponsorizzata dagli alleati, fa dimenticare che queste spese senza copertura fanno colare a picco la finanza pubblica e l’economia nazionale. Mettere l’accento sulle diverse prospettive su cui si muovono i due partiti che per intanto però governano insieme finisce per descrivere il campo delle opzioni possibili come riserva appunto dei partiti di governo, che così possono presentarsi anche come unica alternativa per il futuro. In questo modo la critica insistita e persino il sarcasmo corrosivo e demolitorio contro la straordinaria e scandalosa “lite continua” finisce per trasformarsi in un (involontario?) assist ai due litiganti.

Redazione

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