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Sposetti ci spiega perché senza partiti e soldi vive solo la Casaleggio

L’ex tesoriere ds: “Con questa storia di ridurre i costi della politica abbiamo consegnato il paese a Salvini e Di Maio”

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15 Marzo 2019 alle 06:11

Sposetti ci spiega perché senza partiti e soldi vive solo la Casaleggio

Ugo Sposetti (foto Imagoeconomica)

Roma. Ugo Sposetti è un custode novecentesco, anche se lui, ascoltando la definizione del cronista, si schermisce: “Ma no, custodi sono le fondazioni… Diciamo che mi rispettano ancora”. Ex tesoriere dei Ds, battagliero difensore del finanziamento pubblico ai partiti, oggi veglia, per conto dell’associazione Enrico Berlinguer che presiede (oltre sessanta sedi in tutta Italia), su un enorme patrimonio immobiliare e documentale, quest’ultimo in fase di riorganizzazione. Lo incontriamo nei pressi di piazza Bologna, in un bar. Sposetti poggia il vecchio Nokia (no selfie, no Instagram, no Whatsapp) sul tavolino di vetro. Due cioccolate calde, grazie.

 

L’ex senatore gira come una trottola per l’Italia, inaugura sedi e visita quelle già inaugurate, sta riorganizzando l’archivio in vista del 2021, per i cento anni della nascita del Pci. “Ormai le fondazioni sul territorio sono mature, è passata la fase del riordino degli immobili. Peraltro, non ho mai risposto a tutte le polemiche, solo una volta ho detto a Matteo Orfini che parlava di cose che non conosceva… Adesso puntiamo al riordino degli archivi in modo tale da mettere a disposizione della cultura italiana tutto il patrimonio di documenti, che sono tanti. La storia d’Italia, d’altronde, è passata anche dalle nostre sedi”. Quelle del Pci, naturalmente. Ma nessun riferimento, in queste polemiche, a qualche ex tesoriere fiorentino? “I tesorieri io li rispetto – dice allargando le braccia, con un sorriso sornione, dopo aver assaporato la cioccolata – li amo. Fanno un lavoro ingrato”.

 

Specie oggi che, dice, i partiti non hanno più soldi e sono sotto attacco. “Tutto comincia alla fine del 2013. Al governo c’è Enrico Letta, che ha alle spalle un partito guidato da qualche settimana da Matteo Renzi, uno che ha in odio i partiti. Lui li ha sempre combattuti. E così, mentre Renzi soffia sul fuoco dell’antipolitica e liscia il pelo di quelli che si scagliano contro i soldi ai partiti, Letta dà una lettura sbagliata del risultato del M5s. Entrambi pensano che la loro battaglia contro i partiti e la politica si possa risolvere tagliando le risorse. Per questo arriva il decreto legge che cancella i rimborsi elettorali. Quello è il punto di partenza di una sciagurata lettura della società italiana che ha portato al risultato del 2018”. Insomma, è colpa del Pd se il M5s ha trionfato? “Eh sì. Tu, Pd, dovevi difendere i partiti. Tu che rappresenti le due tradizioni – quella di sinistra e quella cattolica – che hanno scritto la Costituzione, che si tiene sui partiti, quando c’è qualcuno intenzionato a distruggere i partiti, che pure sono effettivamente malati, devi aiutarli a superare la malattia. Invece nella testa di questi due, Letta e Renzi, c’era e c’è altro, e cioè che se i partiti sono malati vanno ammazzati. Non curati, non aiutati, no: ammazzati”.

 


“Tutto comincia alla fine del 2013. Al governo c’è Letta, che ha alle spalle un partito guidato da qualche settimana da Renzi, uno che ha in odio i partiti. Entrambi pensano che la loro battaglia contro la politica si possa risolvere tagliando le risorse. Per questo arriva il decreto legge che cancella i rimborsi elettorali”


 

Sposetti tiene il punto, ma dice anche che non è solo colpa di “questi due”. “Quelli che hanno lavorato per la distruzione dei partiti sono anche Arturo Parisi e Romano Prodi. Il Pd nasce contro i partiti, contro la loro storia. Arturo di recente ha detto che le primarie fatte così vanno bene perché limitano la forza dei partiti. Però bisogna dire una cosa. Quando c’erano i partiti, loro erano leader; hanno fatto i presidenti del Consiglio, i ministri, i presidenti della Commissione europea. Adesso che non ci sono più i partiti, non fanno nulla, perché la politica non glielo permette. Ci sarà pure una spiegazione a questo, o no?”.

   

Sposetti – che pure ha fatto campagna elettorale per Nicola Zingaretti – è quindi contro le primarie per eleggere il segretario? “Il segretario lo eleggono gli iscritti, non quelli che passano per strada. Le primarie vanno bene per scegliere il candidato sindaco, il presidente della regione e il candidato premier, ma se ti chiami partito ci sono delle regole. O no? Anche le bocciofile hanno le regole, pure le pro loco”. Insomma a Sposetti non piacciono le primarie per scegliere i segretari e manco i tagli alle risorse della politica, che anzi, dice, andrebbero ripristinate. “Con questa storia di ridurre i costi della politica abbiamo consegnato il paese a Salvini e Di Maio. Nessuno fa mea culpa, però poi piangiamo perché questi due governano l’Italia”. Oggi però, dice Sposetti, “il nuovo attacco alla politica viene dal provvedimento anticorruzione. Lì dentro c’è scritto che le fondazioni e le associazioni che hanno nei loro organismi dirigenti persone che hanno svolto un ruolo politico o sono emanazione della politica sono equiparate ai partiti”. E questo cosa vuol dire? “Vuol dire che devono inviare i loro bilanci alla presidenza della Camera e devono essere esaminati dalla commissione di magistrati della Corte dei conti che, appunto, riesaminano i bilanci dei partiti”. Quindi, dice Sposetti ripulendo la tazza di cioccolata, “se io vengo chiamato a presiedere la pro loco del comunello di 1.100 abitanti dove sono cresciuto, quella pro loco diventa un partito. Di recente mi hanno chiesto se intendo dimettermi dalla fondazione, ma io non mi dimetto per niente. Anzi. Cercherò di fare il presidente di molte pro loco, così i magistrati della Corte dei conti e la presidenza della Camera dei deputati saranno costretti a trovare un altro palazzo per depositare i bilanci e quei magistrati saranno costretti a leggere tutti i bilanci delle pro loco. Insomma, diciamolo: la legge spazza corrotti uccide chi vuole fare politica”.

 

La prospettiva è dunque chiara: “Dopo aver distrutto i partiti adesso distruggiamo il Parlamento. Che cosa rimarrà poi, la Casaleggio Associati? Perché siamo passati dai partiti che erano proprietari di società a una società che possiede un partito. E se i partiti non erano trasparenti, allora spiegatemi dov’è la trasparenza della Casaleggio Associati”. Senta Sposetti, ma con Zingaretti segretario cambierà qualcosa nel Pd? “Zingaretti deve essere messo nelle condizioni di poter lavorare bene, come è stato per tutti”. Renzi dice però di essere stato bersagliato fin dal primo giorno. “E che altro doveva fare, ghigliottinarci tutti? Casomai noi avremmo dovuto legarlo su una sedia. Guardi che il referendum l’ha perso da solo, eh. Il Parlamento gli ha consegnato una riforma, persino io che ero contrario ho votato a favore. Ma il fiorentino non s’è accontentato e ha deciso che voleva fargliela vedere a tutti. Ma il popolo italiano... è il popolo italiano. E ho detto tutto”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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