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Tremonti e il “visionario” LaRouche

Che un complottista e disinformatore di bassa categoria sia l’autore del progetto geopolitico della Cina di Xi Jinping è una cosa che può sembrare normale solo nell'Italia gialloverde

Luciano Capone

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12 Marzo 2019 alle 19:48

Tremonti e il “visionario” LaRouche

Nuova via della seta. La ferrovia che collega Cina e Kazakistan sarà un nuovo percorso per le merci provenienti dai paesi dell'Asia centrale (foto LaPresse)

Roma. In Italia c’è già molta confusione sulla firma dell’accordo con la Cina, una vicenda che sta creando non pochi problemi al governo nei rapporti con gli Stati Uniti, una tensione che rischia di produrre un incidente diplomatico più grande di quello con la Francia sui gilet gialli. Ora ci si mette pure Giulio Tremonti ad aggiungerne altra. L’ex ministro dell’Economia ha detto al Corriere che “la Via della Seta” – ovvero la Belt and Road Initiative voluta dal presidente Xi Jinping – “è un progetto che risale a metà degli anni Novanta del visionario americano Lyndon LaRouche che la vedeva come salvezza dell’umanità”. Siamo nel campo della fantapolitica, ma in una categoria superiore a quella che descrive le crisi economiche come i “mostri” dei videogiochi.

 

Lyndon LaRouche era un cospirazionista, attivista e politico americano scomparso pochi giorni fa all’età di 96 anni. Visionario era visionario. LaRouche era un estremista di sinistra, poi sempre più spostato a destra, che vedeva complotti ovunque: era convinto che il repubblicano Henry Kissinger e il candidato democratico Walter Mondale fossero spie sovietiche; che Ronald Reagan s’era messo d’accordo con gli ayatollah nella crisi degli ostaggi americani in Iran per fregare Jimmy Carter; che il Fondo monetario internazionale era impegnato in “omicidi di massa” attraverso la diffusione dell’Aids; che la regina Elisabetta, suo marito e tutta la famiglia reale fossero spacciatori – o meglio – narcotrafficanti. E via di seguito, fino all’infinito e con posizioni sempre più estremiste e antisemite.

 

LaRouche si è candidato diverse volte alle presidenziali prendendo pochi voti, ma ha diffuso paranoie e allevato complottisti per anni attraverso il suo movimento e le sue riviste. È stato condannato anche a 15 anni di carcere per una frode (ma anche quello, giurava, era un complotto). Ecco, che un complottista e disinformatore di bassa categoria come LaRouche sia l’autore del progetto geopolitico della Cina di Xi Jinping è una cosa che può sembrare normale solo nel paese di Casaleggio, Marcello Foa, Giulietto Chiesa (e Tremonti).

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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