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Le primarie servirebbero anche a destra

Claudio Cerasa

Confronto, idee, vitalità. Cosa aspetta il Cav. a lanciare i suoi gazebo?

Winston Churchill diceva che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora, e a due giorni dal successo dei gazebo del Pd lo storico aforisma meriterebbe di essere utilizzato per uno strumento della democrazia certamente acciaccato, certamente affaticato, certamente indebolito ma certamente vitale per la vita politica di un partito: le primarie.

 

Organizzare delle primarie di discreto successo e portare ai gazebo più di 1,8 milioni di elettori non è uno strumento sufficiente per avere un partito competitivo ma è uno strumento necessario per mettere in circolo tutto ciò di cui un partito in cerca di leadership ha disperatamente bisogno: confronto, competizione, concorrenza, legittimazione, vitalità. All’interno di un contesto proporzionale, come è di fatto quello italiano, le primarie hanno un peso specifico minore rispetto a quello che potrebbero avere in un contesto maggioritario. Eppure, in un modo o in un altro, la novità delle primarie introdotta nel 2005 in Italia per scegliere il leader di una coalizione e nel 2007 per scegliere il leader del partito è stata fatta propria da tutti i partiti che oggi sono in Parlamento. E’ attraverso primarie, seppur farlocche e via web, che Luigi Di Maio è stato scelto dal M5s come capo politico del Movimento (30.936 voti, tre volte in meno degli elettori che sono andati domenica ai gazebo nella sola Milano). E’ attraverso primarie, seppur molto chiuse, che Matteo Salvini è stato scelto come segretario della Lega nel 2017 (6.636 voti). All’appello, tra i grandi partiti, manca solo Forza Italia. Poche ore dopo la vittoria di Nicola Zingaretti, il governatore della Liguria Giovanni Toti ha fatto i complimenti al nuovo segretario del Pd ricordando che le primarie “sono uno spettacolo di democrazia”. Confronto, competizione, concorrenza, legittimazione, vitalità. Non è quello di cui avrebbe bisogno con urgenza il resto del centrodestra italiano per sperimentare una strada diversa rispetto a quella della sottomissione salviniana?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.