Che ci fa Berlusconi ancora con il Truce?

Claudio Cerasa

Il Cav. può salvare il centrodestra solo combattendo Salvini e togliendogli finalmente un forno

E se fosse arrivato il momento di riservare al nuovo Matteo lo stesso trattamento riservato al vecchio Matteo? All’indomani della vittoria del centrodestra in Sardegna, Silvio Berlusconi, insieme con tutto il suo partito, ha esultato per la vittoria del proprio candidato alle regionali e ha sostenuto che le elezioni sarde, come quelle abruzzesi, hanno confermato ancora una volta che il centrodestra è la maggioranza naturale degli italiani. Probabilmente Berlusconi ha ragione ed è possibile che se oggi il centrodestra corresse unito alle elezioni politiche avrebbe buone possibilità di conquistare quei seggi che lo scorso 4 marzo gli sono mancati per avere la maggioranza del Parlamento.

 

 

Quello che però Berlusconi non sembra voler capire fino in fondo è che il modello di centrodestra che funziona bene in tante regioni italiane fuori dalle regioni e dai comuni semplicemente non esiste più. Lo dice la logica della politica, lo dice il patto generazionale tra Salvini e Di Maio, lo dice la dinamica del rapporto tra Lega e M5s, lo dice la traiettoria illiberale del governo, lo dice ormai direttamente lo stesso Capitano della Lega, che in un’intervista rilasciata ieri a Repubblica ha affermato: “Col vecchio centrodestra non tornerò mai, questo deve essere chiaro. Governiamo insieme nelle regioni, nei comuni. Ma finisce lì”. Le parole di Salvini, se mai fosse ancora necessario interpretarle, fotografano una verità rotonda che sorprendentemente gli amanti delusi, sconsolati e traditi del vecchio centrodestra continuano a non voler vedere: l’alleanza di Salvini con il M5s non è una scelta dettata da una forma di disperazione, ma è una scelta dettata da una profonda convinzione, dalla consapevolezza di non voler mai più riprendere come legittimo sposo, tranne per qualche scappatella, il centrodestra targato Cav. Salvini lo dice, lo rivendica, lo spiega e ha trasformato il suo essere alternativo, e non complementare, a Berlusconi in un suo elemento di forza. E a questo punto della legislatura il dato grottesco della storia del centrodestra riguarda non tanto le intenzioni che la Lega ha per il futuro, quanto le intenzioni di un partito che, con mille contraddizioni e mille difficoltà, è comunque riuscito a mettere da parte il nove per cento in Abruzzo e l’otto per cento in Sardegna.

 

Numeri piccoli. Ma numeri che in un sistema proporzionale possono ancora contare e che dovrebbero far aprire gli occhi all’ex presidente del Consiglio rispetto al principale problema relativo alla traiettoria scelta oggi per la sua squadra: per un politico che ha fatto la storia d’Italia che senso ha restare ostaggio di un’inutile ambiguità e non schierarsi in modo aperto, sincero, gagliardo, appassionato contro tutti gli orrori commessi da un governo giustizialista, antieuropeista, amico delle tasse, nemico del mercato, ostile alle libertà, che ci starebbe portando, per citare le parole utilizzate proprio da Berlusconi alla fine dello scorso anno, addirittura “all’anticamera di una dittatura”? Le elezioni regionali sono importanti, le amministrative sono prioritarie, le alleanze sul territorio restano fondamentali, ma la domanda a cui il Cav. dovrebbe rispondere in fretta è una e soltanto una: di fronte a un paese che prova ad ampie falcate ad avvicinarsi alle democrazie illiberali ha senso barattare la difesa delle libertà per non perdere qualche consigliere regionale?

 

Salvini ha fatto la sua scelta trasformando Berlusconi in un amante da nascondere al pubblico. Per Berlusconi è arrivato il momento di una scelta importante: non andare con tutta la forza possibile contro Salvini oggi significa fare il gioco di Salvini e del suo alleato sfascista. E per andare con tutta la forza possibile contro Salvini oggi la strada è una: non illudersi di redimere il Capitano ma affermare che il vecchio centrodestra non tornerà non perché così vuole Salvini ma perché così vuole Berlusconi. Salvini dice che è stato Berlusconi ad autorizzare questo governo, e in un certo senso ha ragione. Per Berlusconi ora è arrivato il momento di dire che non autorizza nessuno a prendersi gioco del famoso paese che ama. La forza di Salvini è anche quella di avere due forni. E chissà se sparendo un forno non sparisca anche il tocco magico del Capitano.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.