Le primarie non appassionano più ma il Pd recupera consensi

David Allegranti

Un sondaggio di Swg nelle mani dei dirigenti democratici dice che il partito ha fermato l'emorragia di voti verso Lega e, soprattutto, verso il M5s dove Di Maio appare sempre più debole

Roma. Le primarie del Pd, dice un sondaggio Swg nelle mani dei dirigenti dei Democratici, non appassionano granché il pubblico, ma il partito di largo del Nazareno recupera consenso. Soprattutto, e questa è la cosa interessante, “si riducono alcuni flussi in uscita – verso la Lega – e diviene positivo il saldo tra entrate e uscite con il M5s”. E’ ancora poco e da verificare nel prossimo futuro, dice ancora Swg “ma ormai la difficoltà dei grillini apre un’opportunità; che deve ancora essere presa”.

 

  

Il M5s flette costantemente dall’inizio dell’anno; “si può parlare di tendenza. Pesa anche la figura indebolita di Di Maio oltre ai temi politico-programmatici già descritti si riduce anche il tasso di riconferma del voto. In queste condizioni, le prossime scadenze elettorali possono segnare dei passi negativi”.

 

  

 

Il sondaggio poi analizza il grado di interesse dell’elettorato di centrosinistra verso le primarie: “La partecipazione al voto potrebbe superare il milione di elettori. Il dato è in flessione rispetto alle primarie precedenti”, quando andò al voto oltre un milione e ottocentomila persone nel 2017. “A parte i confronti negativi con il passato si tratta di una dimensione che potrebbe consentire il mantenimento del valore dello strumento”. Analizzando i motivi di chi “ha votato in precedenza ma non lo rifarebbe, emerge il distacco dal Pd. Tre quarti delle risposte segnalano il non riconoscimento nell’attuale partito e nei candidati”. In più, “le primarie sono ancora importanti, ma non tanto coinvolgenti. Anche in questo caso si conferma quell’approccio poco convinto già verificato”. Una parte degli elettori del Pd “teme la continuazione, dopo le primarie, dei litigi interni; tale valutazione è prevalente anche nell’opinione pubblica. Gli elettori del Pd, però, indicano anche che la nomina del segretario potrà rilanciare e rendere di nuovo incisivo il partito. Poco fiduciosa sul futuro del Pd è, invece, l’opinione pubblica”.

 

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.