Quanta gente voterà alle primarie del Pd?

Il ticket di Martina che insegue Zingaretti e un obiettivo: superare un milione di elettori 

Tutti i circoli del Pd hanno ormai votato, eppure non ci sono ancora risultati ufficiali (solo quelli parziali e ufficiosi). E questo perché sull’esito del consultazione tra i tesserati del Partito democratico pendono ricorsi e controricorsi. I sostenitori di Maurizio Martina, infatti, sanno benissimo che il loro candidato ormai ha perso ma l’obiettivo che adesso si pongono è un altro. Ossia quello di non fare scavalcare a Nicola Zingaretti quota 50 per cento. Questo dà loro una residua speranza di non veder fuggire via tutti i voti renziani verso Roberto Giachetti e nel contempo di puntare al fatto che il governatore della Lazio non oltrepassi quella soglia nemmeno alle primarie. In questo modo sarebbe l’assemblea nazionale a votare, a scrutinio segreto, il nuovo leader del Pd.

 

Non che i supporter di Martina sperino di ribaltare il risultato delle primarie in Assemblea: si rendono conto che questo sarebbe visto male dagli elettori e li allontanerebbe dal Pd. L’obiettivo semmai è un altro. Quello di eleggere un segretario orfano dell’investitura delle primarie e, quindi, più debole. Se Zingaretti venisse eletto in questo modo potrebbe difficilmente fare a meno dei maggiorenti che si sono schierati con Martina.

 

Ma su tutto incombe un problema: il Pd quanta gente riuscirà a portare ai gazebo il 3 marzo prossimo? Alle ultime primarie, quelle del 30 aprile 2017, nonostante il partito fosse già in affanno, andarono a votare un milione e 800 mila elettori. Questa cifra è raggiungibile anche nel 2019? C’è chi dice, soprattutto tra i promotori della mozione Zingaretti, che quella non è una quota proibitiva, ma la verità è che il successo delle primarie si giocherà su un altro numero. Sopra il milione di elettori il Pd potrà ancora dire di essere un partito vitale, sotto sarà difficile anche per i più ottimisti affermarlo. È su questo che punta anche Matteo Renzi, convinto come è che un partito guidato dal governatore del Lazio può recuperare a sinistra ma rischia di avere un’azione politica limitata.

 

Nel frattempo Carlo Calenda insiste con il suo manifesto e continua a promuovere la lista unitaria per le Europee. Ma le possibilità di raggiungere questo obiettivo si fanno di giorno in giorno più esigue. Soprattutto da quando + Europa ha fatto sapere, tramite il suo neosegretario Benedetto Della Vedova, che il movimento intende strutturarsi come partito e che non esclude affatto di tentare l’avventura delle europee in solitaria, visto che molti sondaggi lo quotano intorno al 3,5 per cento.