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Le rovine di Palermo

Facile parlare di cambiamento. Leoluca Orlando lo annuncia da trent’anni, ma ecco com’è ridotta la sua città. Viaggio tra magnificenze e degrado, tra ciò che avrebbe potuto essere e non è stato

4 Febbraio 2019 alle 10:12

Le rovine di Palermo

C’è pure il deserto dei mercati popolari che un tempo ispirarono quadri voluttuosi: qui sopra, un particolare della “Vucciria” di Renato Guttuso (1974)

Si affacciavano anche loro al balcone della rivoluzione e, come Luigi Di Maio, sventolavano la bandiera del cambiamento. Giravano anche loro per piazze e borgate, per vicoli e chiese. E come Matteo Salvini dicevano che nulla sarebbe stato più come prima. Non parlavano in nome del popolo ma della società civile e, come Alfonso Bonafede o Danilo Toninelli, si mostravano puri e duri, moraleggianti e moralizzatori, giustizialisti e forcaioli: “Ce lo chiedono i cittadini onesti”, dicevano. E così dicendo predicavano...

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Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile ha lavorato per 23 anni a Palermo. Prima a “L’Ora” di Vittorio Nisticò, per il quale ha condotto numerose inchieste sulle guerre di mafia, e poi al “Giornale di Sicilia”, del quale è stato capocronista e vicedirettore. Dopo undici anni vissuti intensamente a Milano, – è stato caporedattore del “Giorno” e di “Studio Aperto” – è approdato al “Foglio” di Giuliano Ferrara. E lì è rimasto per curare l’inserto culturale del sabato. Per Einaudi ha scritto anche un romanzo, “Nostra signora della Necessità”, pubblicato nel 2006, dove il racconto di Palermo e del suo respiro marcio diventa la rappresentazione teatrale di vite scellerate e morti ammazzati, di intrighi e tradimenti, di tragedie e sceneggiate. Un palcoscenico di evanescenze, sul quale si muovono indifferentemente boss di Cosa nostra e picciotti di malavita, nobili decaduti e borghesi lucidati a festa, cronisti di grandi fervori e teatranti di grandi illusioni. Tutti alle prese con i misteri e i piaceri di una città lussuriosa, senza certezze e senza misericordia.

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