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Quanto fa ridere l’élite che si rimette in gioco poco poco

Fatelo dire a me che non l’ho mai prediletta. Contro i nazional-sovranisti serve altro

16 Gennaio 2019 alle 06:22

Quanto fa ridere l’élite che si rimette in gioco poco poco

Jean-Claude Juncker ieri ha criticato l'austerity dell'Ue (foto LaPresse)

Chi è stato comunista, craxiano, berlusconiano, neocon, giovanpaolino, ratzingeriano, luterano, assai prima che sorosiano fubiniano montiano macroniano (così, giusto per guadagnare in popolarità), è ovvio che ha prediletto le chiese, le eresie, l’epica e il pensiero mitico alle élite. Ora gli sarà consentito, spero, considerarsi elitario a giusto e pieno titolo, con tutti questi burini, asini e buffoni in giro a prendersi il potere violento e merdoso. Mi piace la compagnia di Berruto, uno dell’élite dello sport che non la manda a dire e fa canestro con ogni parola-palla scagliata contro i truci i buci e i duci. E anche della ultrakeynesiana Mazzucato, una che ha ricordato a Barrique le cose che le élite dell’Unione europea, di concerto con i movimenti e partiti che le hanno richieste a gran voce, hanno fatto per i cittadini welfarizzati e ingrati, burini brutali compresi.

 

Quello che mi fa ridere è l’élite che si rimette in gioco poco poco. E’ la nuova moda, il Game incipiente, forza, battiamoci per l’uguaglianza, per il rimpannucciamento del popolo che geme, mance come se piovesse, e risistemiamo i social affidandoci al loro meglio, che in genere è il peggio (salvo Twitter, organo di balbuzie ma anche di grande spirito pubblico). Anche Juncker ora ha scoperto che siamo stati troppo austeri, che dovevamo lasciare ai greci la facoltà di truccare i conti, e consolidare il debituccio sul quale classi dirigenti prepopuliste li avevano fatti vivere per decenni. Merde alors!, e viva il Lussemburgo. Ecco, rimettersi in gioco poco poco, e magari con il culo degli altri. A me pare grottesco. Se uno governa nel nome dello slogan prima gli italiani, tu élite gli ricordi che lo storico Meinecke, in “Cosmopolitismo e stato nazionale”, nel 1907, citava la frase “non è tedesco essere solo tedeschi”, appunto, “non è italiano essere soltanto italiani”. Se chiedono l’estradizione di Meinecke, gli spieghi che è morto negli anni Cinquanta, quasi centenario. E quando si comportano come sgorbi su un quadernetto, usi la matita blu anche se la cosa ti debba costare ostracismo e emarginazione.

 

Se ti vuoi rimettere in gioco, allora fallo davvero. Il cristianesimo ci ha insegnato parecchie cose, maestro di giustizia e di fede: abbandona la famiglia, lascia gli averi, va’ e battezza, evangelizza il mondo in nome delle cose in cui hai principiato a credere. Ma questa idea del poco poco, nella rimessa in gioco delle élite, mi sembra un esercizio ipocrita. C’è un prof. italiano a Parigi, che sullo stesso giornale di Barrique, ieri spiegava che ci attardiamo qui in provincia, in periferia, a discutere con dei burini sul potere d’acquisto, dopo avergli dato, che non se lo meritavano, l’euro, dico l’euro, moneta pesante, mentre il mondo gira su altri assi, tipo la Cina, tipo l’intelligenza artificiale, tipo i bigghi dati, che Dio mi perdoni per averlo scritto, e altri dettagli ultrapostmoderni. Il Game dovrebbe essere una cosa seria, come i nervous states, la Brexit, Trump, ma il mio rispetto dopo tanto ardore borbonico va soltanto ai nazionalisti catalani che da pazzi donchisciotteschi quali sono si stanno facendo da oltre una anno la dura galera per il loro ideale nazionale bizzarro ma sentito. Quei nazional-sovranisti che fanno video e colonna sonora della demenza come il neotravestito ministro Bonafide, o – peste li colga – cenano con il giglio magico il giorno dopo la passerella di Ciampino, che marciscano al potere, io non mi rimetto in gioco, né poco poco né punto.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • LDR28

    16 Gennaio 2019 - 21:09

    ‘’Mi piace la compagnia di Berruto, uno dell’élite dello sport che non la manda a dire e fa canestro con ogni parola-palla scagliata contro i truci i buci e i duci’’....Troppo bello! Come tutto il resto di questo ennesimo grido di dolore per questo strazio quotidiano. Per me e’ come un incubo senza fine. Non pensavo avrei potuto provare tanto disprezzo come sti bici truci duci...cialtroni

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Gennaio 2019 - 16:04

    “… è l’élite che si rimette in gioco poco poco”! Beh, se così è significa che la “demografia politica” è stata uccisa in culla. Meglio, l’aborto legalizzato ha impedito il procedere fisiologico della demografia o partorito mostriciattoli politici, economici e culturali. Col tempo e con la paglia … .

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  • stearm

    16 Gennaio 2019 - 14:02

    Io non vorrei dirglielo, che non voglio passare per estremista anti-cattolico, ma mi sembra che questo concetto di Occidente, in entrambe le sue varianti, quella secolarizzata e quella evangelica, più che altro giustifichi, se non causi, l'immobilismo. Sia quello populista, sia quello delle elites timorose. Insomma difettiamo di pragmatismo. Ecco magari la Chiesa delle origini era in realtà molto pragmatica ovvero più che alle anime parlava alla pancia e da dentro la pancia dell'Impero, un pò come il Partito Comunista Cinese, che si occupa principalmente dei problemi del capitalismo, come ad esempio far migrare in pochi decenni 300 milioni di persone dalle campagne alle città (altro che invasione dei neger) e, negli ultimi cinque anni, della Green Technology. Poi certo se non ci fosse stato il Cristianesimo, non ci sarebbero società democratiche e liberali e, non ci fossero state queste, i cinesi adesso avrebbero avuto ancora l'Imperatore.

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  • giantrombetta

    16 Gennaio 2019 - 09:09

    Caro Giuliano, a proposito del rimettersi in gioco, ho riletto la magnifica lettera su San Francesco di Luca Del Pozzo pubblicata sul Foglio nei giorni scorsi...e non posso che rinnovare ammirata gratitudine al giornale che hai fondato ed ai suoi lettori, attenti ed arguti.

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