È diventato reato fare politica?

Redazione

Oliverio & Co. Cosa non torna nell’indagine sugli appalti pubblici in Calabria

L’indagine per abuso d’ufficio nei confronti del presidente della Calabria Mario Oliverio, obbligato alla residenza coatta nel suo paese di residenza, susciterà molto interesse, alimentato anche dalla retorica un po’ enfatica del procuratore capo Gratteri che ha parlato del “fallimento della ricostruzione della Calabria, che continua a essere, purtroppo ahinoi, l’Africa del nord”. A questo virtuosismo verbale, però non corrisponde una altrettanto cristallina costruzione giuridica dell’accusa, soprattutto nei confronti di Oliverio. Nell’ambito delle attività calabresi delle aziende legate a un imprenditore considerato connesso con i clan malavitosi locali, Oliverio, che non era in carica quando i lavori erano stati appaltati, avrebbe favorito la realizzazione dell’impianto sciistico di Lorica, cui era interessato come presidente della regione, a detrimento di quelli per il rifacimento di piazza Bellotti a Cosenza, cui era invece ovviamente interessato il sindaco di centrodestra della città. Quest’ultimo poi si è dimesso e quindi avrebbe perso interesse alla conclusione di un’opera che sarebbe stata inaugurata da altri. Ci sono i segnali di una contesa politica che può far storcere il naso: ma dove sono i reati? Che il presidente di una regione cerchi di far realizzare un’opera regionale sulla quale la sua giunta si è impegnata non è certo un reato, così come non è un reato avvalersi di un’azienda che in precedenza e durante un’altra amministrazione aveva ottenuto l’appalto dei lavori. Chiamare abuso d’ufficio l’esercizio di un minimo di discrezionalità politica vorrebbe dire che è la politica in quanto tale ad essere abusiva. Oliverio ha scelto di protestare contro “il polverone” con lo sciopero della fame. E’ una scelta sua. E’ invece un obbligo della procura esibire almeno indizi di reato e non solo una censura moralistica dei comportamenti politici.

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