Se non puoi fermare le trivelle, tassale

Paolo Emilio Russo

Il M5s ci riprova e presenta un emendamento che rende più cari i canoni di concessione per le compagnie petrolifere. Con la benedizione di Di Maio  

Dal referendum del 2016, quello che aveva contrapposto il governo di Matteo Renzi a tutti gli altri partiti e, più di tutti al Movimento 5 stelle, non si è più parlato di trivelle. Spenti i riflettori su quella sfida che si è conclusa con il mancato raggiungimento del quorum e il “ciaone” di Ernesto Carbone, si è poi scoperto che a portare il maggior numero di elettori al voto, per quella che era stata vissuta come una battaglia ambientalista, era stato il Movimento 5 Stelle. Di acqua sotto i ponti ne è passata, tanto che oggi i pentastellati sono la principale forza di governo. Costretti a rimangiarsi le promesse sulla Tap, messi all’angolo da Lega, industriali e opinione pubblica sulla Tav, i Cinquestelle rimettono nel mirino le trivelle.

    

Luigi Di Maio, in quanto ministro dello Sviluppo economico, ha infatti dato parere favorevole del governo al testo di un emendamento presentato come primo firmatario dalla deputata lucana Mirella Liuzzi (M5s). Già una settimana fa il partito di Di Maio aveva “segnalato” il testo, raccomandando alla commissione Bilancio che lo esaminasse quanto prima, dimostrando che non si trattava di una proposta isolata. L’emendamento pentastellato propone che, con la manovra 2019, le “tariffe” dei canoni annui per i “permessi di prospezione e ricerca e per le concessioni di coltivazione e stoccaggio in mare o sulla terraferma” vengano notevolmente alzate. Lo scopo è presto detto: se non si possono fermare le trivelle si può sempre disincentivarne l'attività aumentando i canoni, così da rendere antieconomici gli eventuali investimenti.

  

Un cosiddetto permesso di prospezione avrà un canone di 2 mila euro per chilometro quadrato, un permesso di ricerca 3 mila, 5 mila e 10 mila euro in prima o seconda proroga. Ancora, la proposta dei pentastellati vidimata dal loro capo politico prevede l’aumento dei canoni di concessione di coltivazione a 20 mila euro che se prorogato diventa di 25mila. Aumentano sensibilmente anche i canoni di concessione di stoccaggio: da 10,329 euro a 41,316 euro sempre per chilometro quadrato. Per evitare che le società detengano spazi e impianti senza utilizzarli, il governo introduce una sanzione da 4 mila euro per chilometro quadrato per “il mancato esercizio della concessione”. Gli aumenti sono pressoché immediati, dal primo gennaio del 2019, contestualmente con l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio.

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