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De Sanctis, l’ultraecologista del No alla corte grillina che spaventa la Lega

Il Mr. No a cinque stelle collaborerà con la grillina Patrizia Terzoni

29 Agosto 2018 alle 06:09

De Sanctis, l’ultraecologista del No alla corte grillina che spaventa la Lega

Augusto De Sanctis (foto LaPresse)

Roma. A chi, su Facebook, gli chiede quali siano le sue proposte in materia di energia e ambiente, lui risponde senza indugio: “Stop a qualsiasi nuovo intervento sulle fossili, niente più sviluppo di nuovi giacimenti e nuovi gasdotti. Fortissima carbon tax; togliere soldi a progetti come la Tav per assicurare trasporto pubblico collettivo”. Augusto De Sanctis resta insomma fedele a se stesso: No Tav, No Tap, No Snam, No (hub del) Gas, No cemento, No consumo del suolo. E lo resterà, lo conferma lui stesso al Foglio, anche ora che ha accettato di diventare collaboratore di Patrizia Terzoni, vicepresidente grillina della commissione Ambiente alla Camera: un luogo che, confida chi lo bazzica, rischia di diventare l’epicentro delle fratture nella maggioranza gialloverde. 

 

Non è un approdo del tutto inaspettato, quello di De Sanctis. Già nella passata legislatura, fino all’ottobre del 2016, l’ecologista pescarese, classe ’73, aveva svolto attività di consulenza per il servizio legislativo del gruppo del M5s a Montecitorio. Era spesso a lui che i deputati grillini più attivi nel settore, come Stefano Vignaroli e Alberto Zolezzi, si rivolgevano per l’esame di provvedimenti in materia ambientale. Per De Sanctis, del resto, l’incontro col grillismo – con un certo grillismo, almeno – era scritto nel destino: per lui che sin da giovane militante della sinistra radicale, sin dagli anni degli studi al liceo scientifico Da Vinci di Pescara, dell’attivismo ecologista, oltre che della passione per l’ornitologia, aveva fatto una ragione di vita, per lui che già dai primi anni Duemila aveva lavorato come consulente per il Wwf abruzzese, l’incontro con un movimento che, almeno alle origini, condivideva le battaglie dei comitati civici della sua terra era in qualche modo inevitabile. Ma siccome il temperamento è quello dell’uomo intransigente, affezionato ai suoi valori, con la Terzoni – deputata grillina al secondo mandato, marchigiana di Fabriano, non proprio tra le più entusiaste per l’accordo con la Lega – De Sanctis ha messo subito le cose in chiaro: “A Patrizia l’ho detto, anche se non c’era bisogno perché lei mi conosce: scelgo di lavorare per te, ma non rinuncio alla mia indipendenza intellettuale”, racconta al Foglio lui stesso, ricordando peraltro di avere votato, con tanto di endorsement pubblico, per Rifondazione Comunista alle regionali del 2014, quando la sua collaborazione col gruppo del M5s era già in atto.

 

“Prima di accettare – aggiunge De Sanctis – ho chiesto d’altronde consiglio anche a molti miei amici dei comitati, da quelli per l’acqua a quelli anarchici”. E di questa sua insofferenza verso tutto ciò che ha a che fare con l’opportunità politica, della sua scarsa capacità di tacere anche quando le contingenze lo consiglierebbero, De Sanctis ha continuato a dare dimostrazione nei giorni in cui si finalizzava il suo accordo con la deputata grillina. Sul caso della Diciotti, ad esempio, ha criticato la “sceneggiata alla Merola” e la “Waterloo diplomatica” di cui s’è reso protagonista l’esecutivo gialloverde: ha dato a Salvini del codardo, lo ha definito un “quaraquaquà (sic) degno solo di una diretta Facebook da un balcone”. Ha ironizzato su Di Battista che pontifica dal Chiapas (“Parla di Africa dimenticata? Deve aver letto il contratto di governo, dove ‘Africa’, su 18.837 parole, non è mai nominata”), ha additato le giravolte del governo sul Tap, irridendo l’ex pasionaria del no Barbara Lezzi contestata dagli attivisti di Melendugno e invitando Giuseppe Conte a fare un “aggiornamento scientifico” sul gas. E insomma si capisce come mai, informati del nuovo incarico di De Sanctis, questo inesausto produttore di esposti, accesso agli atti e ricorsi al Tar, i deputati leghisti sbuffino inquietudine. “Solo questo, ci mancava”, dicono quelli impegnati nella commissione Ambiente, dove le distanze, ideologiche e programmatiche, tra i due partiti di maggioranza, sono più evidenti.

 

“Il contratto è molto vago, sulle questioni energetiche e ambientali”, riconosce lo stesso De Sanctis. Ed è anche per questo che i deputati grillini più battaglieri non hanno perso tempo per presentare proposte di legge già elaborate negli scorsi anni e non proprio gradite ai leghisti, che nell’attesa di studiare le contromosse, e di completare la squadra di consulenti e tecnici, per ora hanno preso tempo, forti anche della presidenza della commissione. Tra le proposte più imbarazzanti, ad esempio, oltre a quella sul riutilizzo dei beni usati a prima firma Vignaroli (che verrà incardinata a breve seppur sensibilmente modificata rispetto alla stesura originaria), c’è quella, al momento irricevibile per il Carroccio, sull’acqua pubblica depositata da Federica Daga: una ex attivista dei “Forum” che, guarda caso, è stata proprio il primo contatto tra il M5s e De Sanctis. Il quale, a sapere che il suo arrivo nella pattuglia grillina ha destato un certo malumore tra i leghisti, quasi si stupisce. “Quelli che seguo – dice – sono temi delicati su cui non c’è una visione comune: si deciderà volta per volta, arrivando a soluzioni condivise”. E quando lo dice, non si capisce se la sua voce sia più conciliante o più minacciosa.

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