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Impiccalo più in alto

Dall’aggressione a Mattarella fino a Genova. Il governo ha un metodo

17 Agosto 2018 alle 06:00

IMPICCALO PIU' IN ALTO

Roma. Trovano la loro misura nella dismisura, e allora evocano una giustizia sommaria, perché quello che conta è la rappresentazione, la parola definitiva, la reazione a torso nudo, come quando chiesero la messa in stato d’accusa del presidente Sergio Mattarella, seguendo un istinto che li spinge a mantenere un metabolismo sempre accelerato. Quindi adesso, su Facebook e nelle conferenze stampa, gettano un titolo quotato in Borsa alla mercé della speculazione, provocano il crollo di Atlantia a Piazza Affari, sfiorando addirittura l’aggiotaggio: “Quelli pagano le tasse in Lussemburgo”, ha detto infatti Di Maio, diffondendo informazioni false. “Non possiamo attendere i tempi della giustizia quindi revocheremo la concessione ad Autostrade”, ha detto invece Giuseppe Conte, in piedi in mezzo ai suoi datori di lavoro, cioè il ministro dello Sviluppo e il ministro dell’Interno, Di Maio e Salvini, i vicepremier del taglione.

 

E sempre individuano i colpevoli da impiccare al ramo più alto, o in questo caso al pilone, tra quelli che non sono crollati nella tragedia del ponte Morandi, come se non gli interessasse la risoluzione dei problemi e la comprensione dei fenomeni, ma solo un principio tutto lirico e teatrale, una reattività che simula l’efficienza, la trasformazione di uno stato di diritto – che ha tempi, regole, codici, responsabilità – in uno stato della percezione emotiva e della decisione muscolare. Tutte cose che per loro natura non hanno bisogno di alcun controllo, di alcuna indagine, di alcun pensiero complesso, perché ciò che conta è l’annuncio, che sia rapido come un tweet, delle punizioni, delle frustate contro soggetti evanescenti e quasi senza volto, in questo caso i ben poco simpatici rentier del pedaggio autostradale, le cui responsabilità saranno per fortuna valutate dai magistrati, o come i ricchissimi Benetton, che sembrano quegli oligarchi che ogni tanto Putin sbatte in galera per soddisfare la rabbia e l’odio sociale dei suoi sudditi in Russia. “Ecco dove finiscono i nostri pedaggi”, l’ha imitato Di Maio, rivolto al popolo, affinché faccia vendetta.

  

Il ponte è crollato, e senza una riflessione sulle ragioni per le quali l’Italia è un paese la cui modernità è ferma agli anni Sessanta. Spostando il piano dell’attenzione lontano dalle loro stesse lotte medievali contro la Tav, contro i ponti, contro quella bretella autostradale che a Genova poteva sostituire ponte Morandi, i truculenti al governo hanno invece evocato improbabili atti draconiani che hanno avuto l’unico effetto di turbare la Borsa costringendo inoltre gli italiani a dividersi in un tifo da stadio intorno a un disastro che sembra un tragico apologo sull’Italia del 2018. Posizioni dalle quali ieri sono ovviamente dovuti arretrare, così come si rimangiarono quella messa in stato d’accusa per Mattarella che, oggi come allora, era il tentativo disperato di buttare un fumogeno.

  

Se revochi una concessione di beni demaniali, senza imputare un inadempimento, devi pagare un indennizzo. Ma se vuoi imputare un inadempimento, allora devi affrontare un giudizio. Delle due l’una. E per questo, ieri, dall’imperioso “avvieremo la revoca delle concessioni”, il governo è passato all’involuto “avvio della procedura per valutare se si possa arrivare alla revoca della concessione”. Si sa che sempre, nel contorsionismo semantico, si nasconde l’inghippo, e qui si mostra chiaramente dove portano l’indignazione e l’invettiva, e quanto abbassi il tasso di buon senso questo trasloco della ragione dalla testa allo stomaco, dal cervello alle viscere. Di Maio è arrivato alla volgarità assolutista del “chi non sta con me è corrotto e servo”, ovvero: “Gli italiani devono sapere la verità e in questo non li aiuteranno i giornali visto che tra gli azionisti c’è Benetton”. Non è vero. Ma non conta. Impiccalo più in alto.

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Commenti all'articolo

  • Maurogiuseppe

    19 Agosto 2018 - 15:03

    Non voglio proteggere le istituzioni oggi al comando, ma. Anche questo articolo è prolisso in una critica unidirezionale, con una visione molto limitata del problema.. elenco alcuni esempi: perché fissarsi sul costo che lo stato deve affrontare per togliere la concessione? Avete valutato (bravissimi contabili che siete) a quanto ammonterebbe l’incasso dei benetton nei prossimo anni? E se questo incasso dei prossimi anni andasse nelle casse dello stato? (forse i 20 milioni da versare alla società sono sono veramente pochi). Capisco le critiche sulla posizione morale delle vittime.. negli anni abbiamo assistito a fronte delle tragedie a comunicazioni strappalacrime e poi tutto come prima! Preferisco la reattività o la scolta che modifichi a monte il problema, questo è il compito di un direttivo! Buonagiornata

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  • luigi.desa

    17 Agosto 2018 - 18:06

    Ricordo che in altre epoche era costume di profanare le tombe di si riteneva figlio del diavolo ( Morandi) .

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  • branzanti

    17 Agosto 2018 - 15:03

    C'e un solo motivo di ottimismo : ricordare Robespierre.

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    • fiorevalter

      17 Agosto 2018 - 21:09

      sì ...ma che si faccia in fretta

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  • guido.valota

    17 Agosto 2018 - 12:12

    Sempre sospettare di quelli che vogliono impiccare all'albero più alto. Mentre guardi soddisfatto col naso all'insù, ti sfilano il portafogli per pagare il voto dei parassiti che li sostengono.

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