cerca

Ai giovani piace il governo gialloverde. Ma non vogliono uscire dall'Europa

I risultati dell'indagine dell'Osservatorio Giovani e Politica: il M5s è la forza politica più apprezzata. Anche se il 43 per cento pensa che sia diventato come gli altri partiti 

17 Luglio 2018 alle 12:32

Ai giovani piace il governo gialloverde. Ma non vogliono uscire dall'Europa

I sondaggi prima delle elezioni del 4 marzo lo avevano previsto: Lega e M5s avrebbero fatto incetta di voti tra i giovani, delusi dai partiti tradizionali e decisi a scegliere il “cambiamento”. Sono passati quattro mesi. Lega e M5s hanno effettivamente conquistato la fiducia degli elettori, specie di quelli più giovani, e dopo qualche intoppo iniziale hanno avviato il governo del cambiamento.

 

Cosa pensano, oggi, gli elettori tra i 18 e i 34 anni della scelta fatta? Soddisfatti? Pentiti? L'Osservatorio Giovani e Politica, promosso Viacom e Mtv, ha provato a capirlo intervistando 1.060 ragazzi. L'indagine si è svolta in tre fasi. La prima nel periodo precedente le elezioni, la seconda in quello immediatamente successivo, la terza lo scorso giugno. 

 

I risultati confermano alcuni trend, ma riservano anche sorprese. Rispetto alle elezioni del 2013 (periodo in cui l'Osservatorio aveva operato per la prima volta) oggi i ragazzi tra i 18 e i 34 anni sembrano avere più speranza nel futuro. Il proprio stato d'animo post-elezioni, infatti, viene descritto con le parole speranza (33 per cento degli intervistati e +13 per cento rispetto al 2013), fiducia (20 per cento, +13 per cento), interesse (19 per cento, +10 per cento), ottimismo (16 per cento, +11 per cento).

Cinque anni fa, a guidare la classifica erano invece le parole preoccupazione, delusione e sfiducia. Non solo, cresce anche la fiducia che i giovani hanno nei confronti del presidente della Repubblica (33 per cento contro il 25 del 2013) e dei partiti (20 per cento contro l'8).

 

Questa inversione è ovviamente legata al successo di Lega e M5s. Non a caso la classe politica che ha conquistato la maggioranza al voto del 4 marzo viene promossa perché considerata giovane, improntata all'innovazione e pronta a impegnarsi con concretezza. Oltre il 60 per cento degli intervistati promuove il nuovo governo gialloverde che viene considerato la giusta realizzazione della volontà degli elettori ma, soprattutto, rappresenta, per il 54 per cento, “un cambiamento per il paese” e incarna “la voglia di rinnovamento uscita dalle elezioni”. 

 

La prima “sorpresa”, considerato il fatto che fino ad oggi l'operato del governo si è concentrato soprattutto sul tema dell'immigrazione, è che per i giovani questa non è una priorità. Al contrario gli intervistati pensano che l'esecutivo debba occuparsi di ridurre la disoccupazione giovanile (32 per cento), ridurre i costi della politica (25 per cento) e ridurre le tasse per imprese e lavoratori (23 per cento).

 

Esistono ovviamente differenze tra chi guarda con più fiducia ai grillini e chi alla Lega. I giovani intervistati, dovendo scegliere, preferiscono il M5s che, per il 47 per cento, continua a rappresentare una novità nel panorama politico italiano. Ciò nonostante il 43 per cento degli intervistati pensa che anche i 5 Stelle siano “diventati come gli altri partiti” e siano “scesi a compromessi” (tra gli elettori del M5s i “critici” sono il 28 per cento).   

Risultato, forse, inatteso è invece quello legato alle aspettative dei giovani elettori del M5s che non chiedono il reddito di cittadinanza (solo il 17 per cento) ma piuttosto il taglio degli sprechi della politica e la lotta alla corruzione (38 per cento) e investimenti in settori strategici per favorire nuova occupazione (27 per cento).

 

La Lega, invece, è il primo partito in quanto a concretezza (50 per cento degli intervistati) e il secondo per vicinanza ai giovani (29 per cento). Chi l'ha votata, nella fascia d'età tra i 18 e i 34 per cento, si aspetta norme più rigide in tema di immigrazione (45 per cento) e riduzione delle tasse con l'introduzione della flat tax (26 per cento).

 

Interessante la parte della ricerca riservata al tema Europa. Solo il 14 per cento degli intervistati vorrebbe che l'Italia uscisse dall'Eurozona e abbandonasse la moneta unica. Tuttavia circa il 50 per cento pensa che occorra rivedere i trattati e ha un giudizio critico nei confronti dell'Unione che, per il 74 per cento, non è “riuscita a tutelare/supportare l'Italia su alcune importanti questioni come, ad esempio, i migranti”.   

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    17 Luglio 2018 - 13:01

    Ah, i gggiovani, i gggiovani, malattia infantile della gggente.

    Report

    Rispondi

Servizi