“Neanche un caffè con i 5 stelle”. Prove di resistenza a Franceschini

Romano: “Il Pd che fa da stampella ai 5 stelle è autolesionista”. Giachetti: “ Non esiste”. Raciti: “Vanno sfidati, non inseguiti”

Email:

allegranti@ilfoglio.it

14 Luglio 2018 alle 06:17

“Neanche un caffè con i 5 stelle”. Prove di resistenza a Franceschini

Dario Franceschini (foto LaPresse)

Roma. “Io per cultura dialogo con tutti, anche con CasaPound. Dialogare è un conto, fare governi è ben altra cosa”. Roberto Giachetti dice che l’intenzione di una parte del Pd di volersi alleare con i 5 stelle per lui non è sostenibile. “Per me non esiste”, dice al Foglio. Non esiste neanche per Andrea Romano, che conferma il progetto di una parte del Pd di prendere il posto della Lega: “L’idea di un Pd che faccia da stampella ai 5 Stelle è insieme autolesionista e velleitaria”, dice al Foglio. “Autolesionista, perché l’esito della ricerca di un dialogo con chi è nato e vive per prosciugare il Pd sarebbe l’immediato e ulteriore ridimensionamento del Pd. Velleitaria, perché questa idea si basa su una rappresentazione ‘razionale’ di un movimento che è tutt’altro che un partito tradizionale e dunque dotato di meccanismi normali di confronto e discussione interna ed esterna: i 5 Stelle sono un’operazione di segno autoritario e antidemocratico, governata da una centrale tutt’altro che trasparente, e che mai e poi mai darebbe al Pd lo spazio che alcuni dirigenti (molto staccati dalle percezioni dei militanti e degli elettori Pd) immaginano di guadagnare”.

 

L’esito insomma “sarebbe catastrofico, per il Pd e per il paese. Il vero investimento politico è quello di prendere sul serio le motivazioni degli elettori che hanno scelto M5s, dando loro risposte che siano realistiche e contrarie alla inconcludente e pericolosa fuffa grillina. Preservando soprattutto il valore di un’alternativa Pd all’asse gialloverde, e difendendo così l’interesse nazionale italiano e lo stesso futuro del Pd”. Dice Fausto Raciti: “Neanche un caffè con i Cinque stelle. Questo non preclude il gioco parlamentare, ma non capisco quale fatto nuovo mi dovrebbe fare cambiare la mia mia valutazione. Anche perché, mi chiedo, c’è un elemento di crisi o differenziazione su fatti importanti? C’è una crisi in corso nel governo? No, convivono benissimo. Non vorrei confondessimo le speranza con i fatti. C’è solo un patetico inseguimento: Salvini fa lo show sull’immigrazione, Di Maio lo show sulla delegittimazione del Parlamento. Non vedo perché io dovrei partecipare a uno di questi spettacolini. Dobbiamo sfidarli, non inseguirli, se vogliamo produrre una crisi che in questo momento non c’è. Mi dovrei commuovere perché Di Maio riconosce che sullo sbarco di Trapani Mattarella ha ragione? Era loro dovere risolvere quel problema, avere costretto Mattarella a occuparsene è solo l’ennesimo segno della loro complice subalternità, ma erano impegnati a farsi i video sui vitalizi. Offrire piani B ai 5 stelle in questo significa solo rafforzare l’assetto di governo”. Aggiunge Anna Ascani: “I primi mesi di esperienza di questo governo hanno dimostrato in maniera inequivocabile che il blocco Lega-5 stelle è un tutt’uno tenuto insieme da un orizzonte valoriale e di pensiero che nulla c’entra con il pensiero del Pd e con le prospettive del centrosinistra”.

 

Quanto al “decreto Di Maio, che mi rifiuto di chiamare decreto dignità”, che piace alla minoranza del Pd, dice: “Aumenta il precarietà e riduce la possibilità di accesso al lavoro, quindi se il primo diritto per noi è quello sancito dall’articolo 1 della Costituzione, cioè il diritto al lavoro, il Pd deve per forza collocarsi all’opposizione rispetto a un testo di legge che va nella direzione opposta, favorendo il lavoro nero e riducendo lo spazio dei diritti”. Dice Dario Parrini: “‘I funzionari italiani all’estero che difendono trattati scellerati come il Ceta saranno rimossi’. Di Maio porta il reato d’opinione nella Pa. Un delirio antidemocratico, alla Salvini. Inoltre denigra come ‘pastoia burocratica’ l’obbligo di copertura di qualsiasi spesa pubblica previsto dall’articolo 81 della Costituzione a tutela della finanza pubblica e delle future generazioni. Come se ciò non bastasse, il pentastellato Casalino portavoce del premier minaccia di chiusura un quotidiano (il Foglio, ndr). Tre scivoloni illiberali e autoritari in 24 ore sono troppi per essere un caso. Prenda nota chi insiste a scorgere tratti di sinistra nei 5 stelle”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    14 Luglio 2018 - 11:11

    Ma che vadano a servire i 5$ formando l'ennesima particella subatomica che più rossa non si può, e di corsa. C'è tutta la parte sana del paese che aspetta solo di venir rappresentata, e questi credono di andare a recuperare la parte parassita del loro ex elettorato dove ora ha trovato casa come il topo nel formaggio, senza neppure l'obbligo di salvare la faccia con tutte quelle manfrine de sinistra sul lavoro, che servivano solo a mimetizzare l'esproprio continuato del reddito prodotto da altri. Sarà la fine perfetta di quelli che hanno sempre campato solo di antifascismo senza fascismo: servire i padroni più antidemocratici che si siano mai presentati sulla scena italiana dall'unità. Servire gratis anzi paganti un'azienda che controlla un governo, roba che neanche il loro odiato Caimano avrebbe lontanamente concepito di permettersi. E si portino con loro anche quei fulgidi esempi di onestà intellettuale che sono Zagrebelski, i girotondini, e i cazzari assortiti variamente verniciati.

    Report

    Rispondi

  • em.ludovis

    14 Luglio 2018 - 08:08

    Era sufficiente una discreta base culturale ( storica, giuridica, economica ) per comprendere sin dalle origini della nascita del Movimento 5s che ci si trovava dinanzi a un'organizzazione partitica di destra non liberale. Molti elettori confondono delle iniziative di natura solidaristica con una posizione politica di sinistra ma dimenticano, o forse non sanno, che nazismo, ad esempio, è la crasi delle parole nazional socialismo. Il problema poi è proprio alla base del pensiero del Movimento : la democrazia diretta. La storia del mondo comincia con la democrazia diretta, al Colosseo si utilizzava la democrazia diretta, nel far west si utilizzava la democrazia diretta. La democrazia diretta è un becero ritorno alle origini dell'umanità. Quanto all'uno vale uno, è una grande ipocrisia. Qualsiasi persona onesta nel corso della propria vita deve riconoscere di aver incontrato decine di persone migliori di lui e più degne di ricoprire incarichi. E L

    Report

    Rispondi

Servizi