Ai ballottaggi è il trionfo del centrodestra. Cadono le roccaforti rosse

Enrico Cicchetti

Il Pd perde la Toscana nelle elezioni comunali, dove vince di misura la destra a guida salviniana. Che a Terni asfalta anche l'alleato di governo grillino. Al centrodestra 11 capoluoghi di provincia, al centrosinistra 5, al M5s solo uno

Arrivano i risultati delle elezioni comunali: il centrodestra salviniano trionfa in Toscana, dove strappa le roccaforti di Siena, Pisa e Massa alla sinistra, e a Terni la Lega sconfigge di misura anche gli alleati di governo grillini. I 5 stelle – già ridimensionati al primo turno – vincono invece ad Avellino e Imola, ma perdono Ragusa. Il centrosinistra sopravvive solo ad Ancona, Brindisi, Teramo e Siracusa. Sembra, insomma, che il patto giallo-verde sia saldo anche nelle urne. Ma si conferma anche un altro trend: l'affluenza definitiva si è fermata al 47,61 per cento (esclusa la Sicilia) con un calo del 12,81 per cento rispetto al primo turno. Ancora più bassa la percentuale di votanti nei ballottaggi siciliani: 40,11 per cento (meno 20,67 rispetto a due settimane fa). Il primo partito è ancora quello dell'astensione. Nei venti capoluoghi di provincia dove si è andati al voto tra il 10 giugno e il ballottaggio di ieri, il centrodestra ha conquistato 11 comuni, il centrosinistra 5, il M5s solo 1.

   

La Toscana. Un terremoto

Nella Toscana un tempo feudo rosso, la sfida ai ballottaggi nei tre comuni capoluogo in cui si è votato per le amministrative si trasforma in una Caporetto della sinistra. E, a meno di un anno dalle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, lancia un centrodestra sempre più a trazione leghista verso la possibile conquista (anche simbolica) di Firenze. Che anche la Toscana fosse diventata "contendibile" lo si era visto da tempo. Tuttavia la caduta, una dietro l'altra, di tre storiche roccaforti come Pisa, Siena e Massa, dove il centrodestra dal dopoguerra ad oggi non aveva mai governato, ha fatto rovinosamente franare anche le ultime convinzioni di un possibile recupero per una sinistra che si è presentata agli ultimi appuntamenti elettorali sempre più divisa e rissosa. Per quanto molto diverse fra loro, le storie dei tre capoluoghi perduti dal centrosinistra hanno infatti un minimo comune denominatore: sia Andrea Serfogli (Pisa), sia Bruno Valentini (Siena) che Alessandro Volpi (Massa) non sono riusciti a cementare intorno ai propri nomi, se non tutta, almeno la gran parte della galassia del centrosinistra. E così, già al primo turno, a fianco dei candidati ufficiali del Pd, si sono presentati altri aspiranti sindaci espressione  dell'opposizione interna, con fratture che non si sono certo ricomposte in vista del turno di ballottaggio. Al contrario, complici gli eccellenti risultati ottenuti alle elezioni politiche di marzo, il centrodestra si è presentato compatto come non mai riuscendo a fare cappotto contro ogni previsione della vigilia. In una Toscana che vira decisamente verso destra, fa eccezione solo il risultato di Campi Bisenzio, comune fra Firenze e Prato, dove Emiliano Fossi (Pd e altre liste civiche) è riuscito a respingere l'assalto di Maria Serena Quercioli (Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia). A Pietrasanta invece, comune versiliese già in precedenza amministrato dal centrodestra (il sindaco Massimo Mallegni si era dimesso per candidarsi alle ultime politiche nelle file di Forza Italia), l'ex vicesindaco Alberto Giovannetti è riuscito a sventare il tentativo di rimonta di Ettore Neri (Pd). Caso a parte è infine quello di Pescia, dove si riconferma sindaco a furor di popolo con oltre il 60 per cento dei voti Oreste Giurlani – dimessosi dopo essere stato coinvolto in una inchiesta giudiziaria e ripresentatosi con il sostegno di alcune liste civiche – che ha superato anche al ballottaggio il candidato del centrodestra Francesco Conforti.

    

Il caso Imola: l'asse giallo-verde paga

Tra le città più interessanti che non rientrano tra i capoluoghi di provincia c'è Imola. Poco dopo la mezzanotte di ieri, il comune romagnolo era già pronto a brindare al "cambiamento": dopo 73 anni, il centrosinistra non governa più la città e la poltrona di primo cittadino passa – dopo la spallata del primo turno – a Manuela Sangiorgi del M5s, prima sindaco donna della città. Consigliera comunale uscente, responsabile del patronato Uil, la 46enne Sangiorgi ha battuto la rivale Carmen Cappello portandosi a casa il 55,44 per cento dei voti contro il 44,56 per cento della candidata sindaco del centrosinistra, che al primo turno si era però assicurata il 42 per cento dei consensi (contro il 29,3 per cento della rivale).

 
"Ho una bellissima squadra che mi farà quadrato attorno", ha commentato a caldo la Sangiorgi, salita trionfante in comune con decine di simpatizzanti grillini. Ma più che della geometria grillina, la vittoria sembra un risultato ottenuto grazie all'asse con la Lega. "E' finita l'epoca – aveva dichiarato il segretario leghista Marco Casalini – nella quale gli elettori del Carroccio non partecipano alle scelte politiche del nostro territorio ed è per questo che il popolo della Lega andrà alle urne la prossima domenica a esprimere la propria idea di cambiamento per il futuro della città".

     

Nella roccaforte delle cooperative rosse, era la prima volta, da quando è stato introdotto questo sistema elettorale, che il centrosinistra era costretto al ballottaggio: in passato il candidato sindaco aveva sempre ottenuto il via libera al primo turno. Un ballottaggio giocato sulla scia del nuovo governo gialloverde, tutto 'in rosa'. A Imola si è dunque giocata la sfida più simbolica dell'Emilia Romagna, tanto da mobilitare – per la chiusura della campagna elettorale davanti al prato della Rocca, con centinaia di persone che hanno partecipato all'evento – il leader di 5 stelle Luigi Di Maio con i ministri Riccardo Fraccaro, Danilo Toninelli e il sindaco di Torino Chiara Appendino, quest'ultima chiamata a ricordare in piazza l'analoga vittoria storica del Movimento a Torino dopo 30 anni di sinistra.

   

Umbria, a Terni la Lega asfalta l'alleato di governo grillino

Si fa ancora più cocente la sconfitta del Pd in Umbria, con tre ballottaggi su tre al centrodestra. Da rosse a verdi le storiche roccaforti di sinistra Terni e Umbertide, dove la vittoria dei candidati leghisti è schiacciante, mentre a Spoleto il centrodestra la spunta per una manciata di voti. A Terni Leonardo Latini – sostenuto da Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Popolo della Famiglia e 'Terni civica' – si impone con il 63,42 per cento dei voti sul candidato del M5s Thomas De Luca, che si ferma al 36,58 per cento. Una vittoria annunciata, già sfiorata al primo turno, che rappresenta per Terni uno storico passaggio: città industriale da sempre governata dalla sinistra, aveva avuto un solo primo cittadino di Forza Italia dal 1993 al 1999.

 
Ma significativa anche se rapportata al contesto nazionale, dove M5s e Lega governano insieme e dove, secondo i sondaggi, sono arrivati a indici di gradimento pressoché identici, con anzi un sorpasso del Carroccio sull'alleato grillino. Storico anche il risultato di Umbertide, chiamata in Umbria 'la piccola Russia' per le altissime percentuali che ottenevano i partiti di sinistra. Nella cittadina dell'Alta valle del Tevere si tratta della prima volta in cui viene eletto un sindaco di centrodestra, il leghista sostenuto anche da Forza Italia e Fratelli d'Italia, Luca Carizia, che trionfa con il 62,51 per cento dei voti sulla candidata del Pd sostenuta da due liste civiche.

  

In Sicilia

Il turno di ballottaggio in Sicilia consegna esiti per nulla scontati, soprattutto nei tre capoluoghi. A Messina prevale l'eretico del centrodestra Cateno De Luca, Siracusa resta al centrosinistra di anima renziana. Dopo cinque anni di governo a Cinque stelle, a Ragusa vince il centrodestra che ha scommesso su Beppe Cassì, avvocato, ex campione di basket: ottiene il 53,07 per cento, contro il 46,93 del pentastellato Antonio Tringali.