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Ai ballottaggi è il trionfo del centrodestra. Cadono le roccaforti rosse

Il Pd perde la Toscana nelle elezioni comunali, dove vince di misura la destra a guida salviniana. Che a Terni asfalta anche l'alleato di governo grillino. Al centrodestra 11 capoluoghi di provincia, al centrosinistra 5, al M5s solo uno

25 Giugno 2018 alle 09:28

Ai ballottaggi è il trionfo del centrodestra. Cadono le roccaforti rosse

Elezioni comunali 2018, ballottaggio a Siena

Arrivano i risultati delle elezioni comunali: il centrodestra salviniano trionfa in Toscana, dove strappa le roccaforti di Siena, Pisa e Massa alla sinistra, e a Terni la Lega sconfigge di misura anche gli alleati di governo grillini. I 5 stelle – già ridimensionati al primo turno – vincono invece ad Avellino e Imola, ma perdono Ragusa. Il centrosinistra sopravvive solo ad Ancona, Brindisi, Teramo e Siracusa. Sembra, insomma, che il patto giallo-verde sia saldo anche nelle urne. Ma si conferma anche un altro trend: l'affluenza definitiva si è fermata al 47,61 per cento (esclusa la Sicilia) con un calo del 12,81 per cento rispetto al primo turno. Ancora più bassa la percentuale di votanti nei ballottaggi siciliani: 40,11 per cento (meno 20,67 rispetto a due settimane fa). Il primo partito è ancora quello dell'astensione. Nei venti capoluoghi di provincia dove si è andati al voto tra il 10 giugno e il ballottaggio di ieri, il centrodestra ha conquistato 11 comuni, il centrosinistra 5, il M5s solo 1.

   

La Toscana. Un terremoto

Nella Toscana un tempo feudo rosso, la sfida ai ballottaggi nei tre comuni capoluogo in cui si è votato per le amministrative si trasforma in una Caporetto della sinistra. E, a meno di un anno dalle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, lancia un centrodestra sempre più a trazione leghista verso la possibile conquista (anche simbolica) di Firenze. Che anche la Toscana fosse diventata "contendibile" lo si era visto da tempo. Tuttavia la caduta, una dietro l'altra, di tre storiche roccaforti come Pisa, Siena e Massa, dove il centrodestra dal dopoguerra ad oggi non aveva mai governato, ha fatto rovinosamente franare anche le ultime convinzioni di un possibile recupero per una sinistra che si è presentata agli ultimi appuntamenti elettorali sempre più divisa e rissosa. Per quanto molto diverse fra loro, le storie dei tre capoluoghi perduti dal centrosinistra hanno infatti un minimo comune denominatore: sia Andrea Serfogli (Pisa), sia Bruno Valentini (Siena) che Alessandro Volpi (Massa) non sono riusciti a cementare intorno ai propri nomi, se non tutta, almeno la gran parte della galassia del centrosinistra. E così, già al primo turno, a fianco dei candidati ufficiali del Pd, si sono presentati altri aspiranti sindaci espressione  dell'opposizione interna, con fratture che non si sono certo ricomposte in vista del turno di ballottaggio. Al contrario, complici gli eccellenti risultati ottenuti alle elezioni politiche di marzo, il centrodestra si è presentato compatto come non mai riuscendo a fare cappotto contro ogni previsione della vigilia. In una Toscana che vira decisamente verso destra, fa eccezione solo il risultato di Campi Bisenzio, comune fra Firenze e Prato, dove Emiliano Fossi (Pd e altre liste civiche) è riuscito a respingere l'assalto di Maria Serena Quercioli (Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia). A Pietrasanta invece, comune versiliese già in precedenza amministrato dal centrodestra (il sindaco Massimo Mallegni si era dimesso per candidarsi alle ultime politiche nelle file di Forza Italia), l'ex vicesindaco Alberto Giovannetti è riuscito a sventare il tentativo di rimonta di Ettore Neri (Pd). Caso a parte è infine quello di Pescia, dove si riconferma sindaco a furor di popolo con oltre il 60 per cento dei voti Oreste Giurlani – dimessosi dopo essere stato coinvolto in una inchiesta giudiziaria e ripresentatosi con il sostegno di alcune liste civiche – che ha superato anche al ballottaggio il candidato del centrodestra Francesco Conforti.

    

Il caso Imola: l'asse giallo-verde paga

Tra le città più interessanti che non rientrano tra i capoluoghi di provincia c'è Imola. Poco dopo la mezzanotte di ieri, il comune romagnolo era già pronto a brindare al "cambiamento": dopo 73 anni, il centrosinistra non governa più la città e la poltrona di primo cittadino passa – dopo la spallata del primo turno – a Manuela Sangiorgi del M5s, prima sindaco donna della città. Consigliera comunale uscente, responsabile del patronato Uil, la 46enne Sangiorgi ha battuto la rivale Carmen Cappello portandosi a casa il 55,44 per cento dei voti contro il 44,56 per cento della candidata sindaco del centrosinistra, che al primo turno si era però assicurata il 42 per cento dei consensi (contro il 29,3 per cento della rivale).

 
"Ho una bellissima squadra che mi farà quadrato attorno", ha commentato a caldo la Sangiorgi, salita trionfante in comune con decine di simpatizzanti grillini. Ma più che della geometria grillina, la vittoria sembra un risultato ottenuto grazie all'asse con la Lega. "E' finita l'epoca – aveva dichiarato il segretario leghista Marco Casalini – nella quale gli elettori del Carroccio non partecipano alle scelte politiche del nostro territorio ed è per questo che il popolo della Lega andrà alle urne la prossima domenica a esprimere la propria idea di cambiamento per il futuro della città".

     

Nella roccaforte delle cooperative rosse, era la prima volta, da quando è stato introdotto questo sistema elettorale, che il centrosinistra era costretto al ballottaggio: in passato il candidato sindaco aveva sempre ottenuto il via libera al primo turno. Un ballottaggio giocato sulla scia del nuovo governo gialloverde, tutto 'in rosa'. A Imola si è dunque giocata la sfida più simbolica dell'Emilia Romagna, tanto da mobilitare – per la chiusura della campagna elettorale davanti al prato della Rocca, con centinaia di persone che hanno partecipato all'evento – il leader di 5 stelle Luigi Di Maio con i ministri Riccardo Fraccaro, Danilo Toninelli e il sindaco di Torino Chiara Appendino, quest'ultima chiamata a ricordare in piazza l'analoga vittoria storica del Movimento a Torino dopo 30 anni di sinistra.

   

Umbria, a Terni la Lega asfalta l'alleato di governo grillino

Si fa ancora più cocente la sconfitta del Pd in Umbria, con tre ballottaggi su tre al centrodestra. Da rosse a verdi le storiche roccaforti di sinistra Terni e Umbertide, dove la vittoria dei candidati leghisti è schiacciante, mentre a Spoleto il centrodestra la spunta per una manciata di voti. A Terni Leonardo Latini – sostenuto da Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Popolo della Famiglia e 'Terni civica' – si impone con il 63,42 per cento dei voti sul candidato del M5s Thomas De Luca, che si ferma al 36,58 per cento. Una vittoria annunciata, già sfiorata al primo turno, che rappresenta per Terni uno storico passaggio: città industriale da sempre governata dalla sinistra, aveva avuto un solo primo cittadino di Forza Italia dal 1993 al 1999.

 
Ma significativa anche se rapportata al contesto nazionale, dove M5s e Lega governano insieme e dove, secondo i sondaggi, sono arrivati a indici di gradimento pressoché identici, con anzi un sorpasso del Carroccio sull'alleato grillino. Storico anche il risultato di Umbertide, chiamata in Umbria 'la piccola Russia' per le altissime percentuali che ottenevano i partiti di sinistra. Nella cittadina dell'Alta valle del Tevere si tratta della prima volta in cui viene eletto un sindaco di centrodestra, il leghista sostenuto anche da Forza Italia e Fratelli d'Italia, Luca Carizia, che trionfa con il 62,51 per cento dei voti sulla candidata del Pd sostenuta da due liste civiche.

  

In Sicilia

Il turno di ballottaggio in Sicilia consegna esiti per nulla scontati, soprattutto nei tre capoluoghi. A Messina prevale l'eretico del centrodestra Cateno De Luca, Siracusa resta al centrosinistra di anima renziana. Dopo cinque anni di governo a Cinque stelle, a Ragusa vince il centrodestra che ha scommesso su Beppe Cassì, avvocato, ex campione di basket: ottiene il 53,07 per cento, contro il 46,93 del pentastellato Antonio Tringali.

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Commenti all'articolo

  • gheron

    25 Giugno 2018 - 16:04

    Imola ai grillini!...Milioni di Imolesi in fila davanti a uffici comunali, CAF e patronati, tutti muniti del modello precompilato per la richiesta del reddito di cittadinanza!...

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    • Skybolt

      25 Giugno 2018 - 18:06

      Ormai la battuta non fa più ridere, ammesso che facesse ridere allora. Comunque sono contento che sia costretto a citare Sgarbi. Un buon contrappasso.

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  • Giovanni

    25 Giugno 2018 - 16:04

    Parliamoci chiaro, le sinistre stanno o sono già crollate in tutta Europa e gli sparuti governi di sinistra hanno ben poco della fisionomia tipica della sinistra. Certo, fa specie che il PD renziano che si era molto distaccato dai modi e dall'ideologia vetero-comunista persino lacerandosi al suo interno e che si era portato assai bene sul piano economico riportando il paese ai livelli pre crisi, sia stato punito così severamente dall'elettorato. Ma occore ammettere che il PD e tutto il centrosinistra ha assai sottovalutato la tempesta perfetta "migrazione" riuscendo solo negli ultimi sette mesi di governo a trovare la quadra del problema: troppo tardi e assai scarsamente fatto capire. Infine occore ammettere che è spuntato fuori un certo Salvini, magnifico bastardo politico di gran razza, furbo come una volpe che sta sconvolgendo a suo piacimento il quadro politico non solo italico ma anche europeo. Per la sinistra italiana è iniziata la peregrinazione nel deserto: potrebbe giovare...

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    25 Giugno 2018 - 15:03

    Embé, cosa cambia? Da "avanti o poppolo" al "populismo" la musica è sempre quella, è solo cambio di capobanda, anche gli elettori son sempre quelli e chiedono sempre le medesime cose: pane, lavoro e sicurezza. Ma continuare a voler parlare di destra e sinistra è sclerosi mentale da quinta età, fuori dal tempo. Così come sentire di fasscisti e antifascisti. Ma dove?! Ma chi?!

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  • albertoxmura

    25 Giugno 2018 - 12:12

    Secondo me in Toscana al PD è andata meglio di quanto si pensi. Ha tenuto, sebbene abia perso la maggioranza. Cito dal sito del Tirreno Pisa: "si sono affrontati una decina di africani, due dei quali presi dai carabinieri. Il primo – un senegalese di 22 anni – è stato identificato. L’altro – un ventenne gambiano – ha iniziato a sferrare pugni e calci ai militari, che lo hanno portato in caserma e arrestato. Uno degli uomini dell’Arma, ferito, è uscito dal pronto soccorso con una prognosi di sette giorni. L’episodio avviene nella stessa settimana in cui il titolare del Bazeel di piazza Garibaldi, Dario De Nigris, è stato sfigurato al volto da quattro tunisini. (...) In piazza dei Cavalieri, piazza delle Vettovaglie e lungarno Pacinotti gruppi di spacciatori nigeriani e tunisini si sono affrontati in una guerra legata alle zone di spaccio cittadino, solitamente divise coi nordafricani più vicini al fiume e gli altri sotto la Normale". Inutile far finta che il problema non esiste.

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