cerca

Contro il salvinismo ci vuole il modello Serena Williams

Dai migranti ai vaccini. L'impresentabile non diventa presentabile con la formula “lo dico da papà”

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

23 Giugno 2018 alle 06:00

Contro il salvinismo ci vuole il modello Serena Williams

Serena Williams (foto LaPresse)

Ceci n’est pas un pirl. Da qualche tempo a questa parte, Matteo Salvini, quarantacinque anni, padre di due splendidi figli, uno di quindici anni, uno di sei, ha scelto di parlare al paese utilizzando una suggestiva tecnica comunicativa racchiusa in un’espressione formata da cinque rassicuranti parole: ve lo dico da papà. C’è da spiegare perché il tetto del deficit non si può rispettare? C’è da spiegare perché una ong non può entrare in un porto italiano? C’è da spiegare perché è giusto fare un censimento su una razza? C’è da spiegare perché bisogna allearsi con Orbán? Nessun problema: ve lo dico da papà.

 

Ormai da mesi, Salvini non si limita a offrirci i suoi pensieri indossando i panni del politico, del capopopolo, del ministro, del vicepresidente del Consiglio, ma in alcuni momenti precisi, quando vuole guardarci negli occhi e dimostrarci che le sue parole sono pure, genuine, spontanee, vere, autentiche, aggiunge alla sua dichiarazione un tocco di umanità ricordandoci che le cose che sta dicendo ce le sta dicendo soprattutto da uomo. Soprattutto da padre.

  

Salvini, in verità, non è il solo ad aver provato a trasformare la figura del genitore impegnato in politica in qualcosa di utile a dimostrare non l’importanza della famiglia ma l’importanza della propria purezza (la pura Virginia Raggi si presentò al primo Consiglio comunale con il proprio figlio, il purissimo Alessandro Di Battista è riuscito a scrivere un libro sull’essere padre praticamente prima ancora di diventare padre). Ma l’assiduità con cui papà Salvini prova a ricordare il suo essere padre nei momenti in cui prova a trasformare in presentabile l’impresentabile è la spia di una tendenza sciagurata: usare i figli come un’assicurazione di infallibilità, usare i figli come un mascara per truccarsi e sembrare più umani. Da ministro e da papà dico nessun approdo per Aquarius. Da ministro e da papà dico che mettere un tetto al deficit è come imporre di affamare i nostri figli perché abbiamo speso troppo. Da ministro e da papà – “e da donatore di sangue e di organi” – dico che le ong non fanno volontariato. Da ministro e da papà, questa Salvini l’ha detta ieri, dico che dieci vaccini per i bambini sono troppi e che alcuni di questi vaccini sono pericolosi.

     

Da papà, padre di due splendidi figli, uno di sei e uno di due anni, potrei far notare a Salvini che fare politica da padri dovrebbe voler dire altro. Lavorare per avere un paese che si preoccupa di ridurre i debiti che gravano sulla testa dei nostri figli. Lavorare per proteggere tutte le minoranze del nostro paese. Non bullizzare i figli di genitori più sfortunati. Non mettere in circolo messaggi xenofobi. Proteggere un sogno chiamato Europa. E ricordare, magari, che giocare con i vaccini, e dire che anche i bambini non vaccinati devono poter andare a scuola, significa giocare sulla pelle di migliaia di bambini che non potendosi vaccinare, e volendo andare a scuola, per essere protetti, non solo dal morbillo, hanno bisogno di avere attorno a sé il più alto numero di bambini vaccinati (l’immunità di gregge non è solo quella usata a Roma per tosare l’erba a passo di pecora).

    

Da papà si potrebbe dire questo e molto altro. Ma parlare da papà a papà per far capire a un papà l’errore di usare malamente l’essere padre per rendere presentabile ciò che non può essere presentabile è un errore che non commetterò. E per questo ci permettiamo semplicemente di consigliare a Salvini di leggere una fantastica espressione usata ieri sul Corriere della Sera da una grande tennista oggi mamma: Serena Williams. E cosa ha detto la nostra Serena? Ha detto che da quando è genitore sua figlia “l’ha resa più umana”.

 

La scelta, per Salvini ma non solo per lui, in fondo è tutta qui: usare i figli per sembrare più umani, oppure essere più umani grazie ai propri figli. René Magritte, quando nel 1928 raffigurò su tela la sua famosa pipa, spiegò la sua opera con queste parole: “Chi oserebbe pretendere che l’immagine di una pipa è una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa”. In un certo senso, con l’immagine del padre Salvini sta usando lo stesso trucco: “Chi oserebbe pretendere che l’immagine di un burbero padre sia quella di un burbero? Chi potrebbe accusarmi di essere un impuro con lo scudo da papà? Nessuno. Quindi, non sono un burbero”. Il filtro di Magritte era quello della tela. Il filtro di Salvini è quello del genitore. Il titolo del primo quadro lo conoscete. Per capire il titolo che rischia di avere il secondo quadro basta cambiare poco rispetto all’originale: “Ceci n’est pas un pirl”. Non ne vale la pena, detto da papà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    24 Giugno 2018 - 09:09

    Avventarsi contro un Salvini qualsiasi - normalissimo italiota di questi incomprensibili tempi - significa rinunciare a rendersi conto della realtà globale, accapigliarsi sulle briciole esistenziali. La vera sfida che l'Occidente non vuol accettare è credere nella propria Civiltà ossia nella Persona Umana secondo la concezione basilare dei Diritti Umani. Con il laikismo ateo-materialista e con gli ideologismi invece ci stiamo suicidando demograficamente, prim'ancora che travolti dallo tsunami islamico. La Civiltà coincide con la Vita. Perfino un Salvini istintivamente lo dimostra: ragionando da persona consapevole della propria responsabilità di "crescere la vita" nei propri figli, ovvero semplicemente da "papà". Più normale di così...

    Report

    Rispondi

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    23 Giugno 2018 - 22:10

    Contro il Salvinismo. Ma Lei, chi ci propone? Un nome. Grazie della risposta.

    Report

    Rispondi

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    23 Giugno 2018 - 13:01

    Fermo restando che Salvini ha torto sui vaccini, perché si è visto cosa succede a non volerli obbligatori, anche per colpa di parecchi medici che in alcuni casi sconsigliano di vaccinarsi (è capitato a me), visto che anch'io sono padre non voglio proteggere un incubo chiamato Europa, perché così come è adesso è tutto tranne che un sogno. Per quanto riguarda la xenofobia, cioè la paura dello straniero, non è certo un reato averla. Da genitore mi dispiacerebbe lasciare a mia figlia una società sempre più islamizzata, perché parliamoci chiaro il pericolo è l'islam (che è la religione di quasi tutti i clandestini). Andando avanti così saranno a rischio le garanzie sociali e di pari opportunità di cui gode oggi. Già in Belgio, all'avanguardia insieme alla Francia nelle nefandezze, c'è un partito islamico che propone un inizio di sharia, gli autobus separati per sesso. Il sindaco di Rotterdam, musulmano, prevede sessi separati nei cinema e nei teatri e così via. A quando anche in Italia?

    Report

    Rispondi

  • DBartalesi

    23 Giugno 2018 - 12:12

    Il paternalismo è antico ingrediente di ogni populismo, dei sistemi che prediligono il rapporto diretto tra capo e popolo. Non è un approccio "democratico" perchè tende a mettere in secondo piano le istituzioni parlamentari. Il Fascismo governava senza parlamento, i populisti di oggi lo mantengono cercando di vuotarlo di contenuti, lasciandogli un ruolo di ratifica di decisioni maturate altrove (IL PROGRAMMA). Chi ha idee diverse è giusto che usi gli stessi mezzi di comunicazione per sostenerle e indicare modelli diversi, ma bisogna cominciare a pensare a qualcosa in più, una "internazionale anti populista" partendo dai Paesi europei. E non è il caso di parlare di "anti fascismo", non siamo negli anni '30. Però queste forme di paternalismo politico ricorano quel tempo e occorre mettere in piedi una vasta azione di contrasto. Pensando una forma di società alternativa e modelli diversi . Ma escuderei anche il matriarcato.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi