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Le sparate aerospaziali di Nogarin tra centralismo e giacobinismo di ritorno

"Speriamo che Di Maio riesca a far cancellare al sindaco di Livorno anche qualche brutta idea oltre ai post su Facebook". Ci scrive il coordinatore federale Enti locali del Movimento giovanile della Lega

13 Giugno 2018 alle 21:15

Le sparate aerospaziali di Nogarin tra centralismo e giacobinismo di ritorno

Filippo Nogarin (foto LaPresse)

Al direttore - Quella che fu scuola d'ortodossia diventa fucina di sabotaggi: a Livorno Filippo Nogarin, primo sindaco italiano d’obbedienza grillina (Pizzarotti non conta), è oggi il nervo impazzito del grillismo e punto di riferimento di chi vuol rendere indigeribile la linea Di Maio e quindi la metamorfosi governativa del M5s in convergenza con la Lega. Abbiamo visto Nogarin in azione senza freni qualche giorno fa, insieme all'assessore Stella Sorgente (delega de iure all'istruzione, de facto al gender), in un attacco frontale e protratto nei giorni sul tema della famiglia, su cui certamente la sensibilità del M5s non è quella del ministro Lorenzo Fontana ma che non ha suscitato una tale enfasi di sed contra in nessun altro amministratore grillino. La solerzia nel mettersi di traverso alla navigazione comune con la Lega non sta passando inosservata.

    

Ci ha riprovato ieri, il nostro Sindaco abituato a spararle aerospaziali (sarà deformazione professionale), con la vicenda Aquarius: ha tentato di fare il Gian Burrasca con un post Fb, invitando la nave a sbarcare proprio a Livorno, non fosse che in appena 20 minuti qualcuno deve avergli fatto capire di averla sparata grossa: il post è stato repentinamente rimosso dallo stesso Nogarin. Ha confuso l'idea di "città libera", quale Livorno è per storia e per istinto, con quella di "città stupida", ovvero gaudente dell'aumento esponenziale di delinquenza soprattutto ad opera di cittadini extracomunitari.

  

14 furti al giorno di media nel solo capoluogo, secondo le stime della questura per il concluso 2017, accoltellamenti, spaccio, quartieri del centro (come la zona Garibaldi) divenuti far west.

    

Nella foga di volersi distinguere dal partito col quale è stato eletto, quasi stesse a singhiozzi annunciando la nascita di un laboratorio M5s alternativo alla linea nazionale, ha finito per dirne anche una giusta: sulla difesa della realizzazione della Piattaforma Europa per il porto di Livorno, confliggendo coi suggerimenti del suo rappresentante in Consiglio regionale Giacomo Giannarelli, il quale invece ha scritto lettere romane per chiedere di ridimensionare l’investimento per la realizzazione della Piattaforma Europa, vettore fondamentale per lo sviluppo economico del porto e, quindi, della città.

  

Sembra una strana gara a chi riesce a far somigliare di più il M5s a Potere al Popolo.

  

Ma il M5s non è questo e non è certo questa la linea Di Maio. Il Movimento 5 stelle ha saputo raccogliere il malcontento del paese ed è polvere di dinamite che deve essere piazzata sui nervi giusti per evitare che la spinta al cambiamento finisca per fagocitare se stessa in un vortice di statalismo dirigista e di nostalgica "creazione del nuovo senso comune" per dirla con Gramsci.

  

In un percorso con la Lega, forza identitaria, liberale e per natura ostile ad ogni forma di giacobinismo sui valori e di accentramento statalista, il M5s sta trovando uno sbocco costruttivo per incanalare l’indignazione per un’élite autoreferenziale in una attenzione per la vita pulsante della società civile.

 

Si parla finalmente di riduzione del cuneo fiscale, di multipolarità nei rapporti internazionali, di sussidiarietà e politiche demografiche, di sburocratizzazione e di sicurezza da restituire alle nostre periferie e ormai anche ai nostri centri.

  

Questo è certamente troppo per chi ha costruito una parentesi di potere sulla continuità col Pd: equivocità, confusione, cittadini tassati e tartassati, tassazione centralista e antisussidiaria delle scuole paritarie con procedimenti giudiziari per ottenere interpretazioni più radicali possibile delle norme per l’applicazione dell’Imu, gestione sovietica e inefficace delle società partecipate, condimenti nostalgici (si pensi alla nogarinica proposta per “via Ernesto ‘Che’ Guevara” a Livorno) a fare da contrappasso alla più totale sudditanza alle élite sui temi antropologici (Nogarin è ormai oltre Monica Cirinnà) così come sullo sviluppo locale (si pensi all'immobilismo sui bacini di carenaggio, con l'interesse di pochi e il rallentamento di un possibile volano di crescita economica ed occupazionale).

  

Il M5s è diventato forza di Governo e sta dimostrando, con sorpresa di molti, di essere capace di servire gli interessi del paese superando il cerchiobottismo tipico della fase fetale e populista. L'abbiamo visto anche ieri con le dichiarazioni Di Maio, in linea con Salvini, sullo stop al business immigratorio.

   

A Livorno bisognava che tutto cambiasse perché tutto restasse com’era, e ora che a Roma inizia a farsi assolutamente chiara la differenza tra M5s e Pd, in area nogarinica invece il fantasma del giacobinismo, indeciso tra il “Che” Guevara – il cechevara, labronicamente parlando – nelle nostalgie e una sensibilità radical chic sull’immagine antropologica, non ha ancora abbandonato la sede comunale. Speriamo che Di Maio riesca a far cancellare a Nogarin anche qualche brutta idea oltre ai post in cui la spara – come sempre – aerospaziale.

   

Lorenzo Gasperini è coordinatore federale Enti locali - Mgp (Movimento giovanile della Lega)

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