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Lo stupore e la rabbia per il governo giallo-verde

Giovanni Maddalena

Quella sulla politica oggi è una discussione su sentimenti e immagini, basata su emozioni e non su giudizi

Dall’inedito finale, ancora provvisorio, del governo giallo-verde emergono anche alcune considerazioni concettuali e comunicative importanti. Innanzi tutto, lo stupore e la rabbia. Siamo rimasti colpiti e confusi perché è accaduto qualcosa di imprevisto. Al di là del merito, che non discuterò qui, abbiamo assistito a un momento di choc collettivo fatto di smarrimento, richiesta di chiarimento, telefonate e email, vaghezza e silenzio. E’ durato un attimo, ma sufficiente per ricordarci che la vera ricerca nasce solo da una realtà imprevista e sorprendente. Infatti, senza rendercene conto, abbiamo cominciato a cercare, come si fa solo quando si scopre un’improvvisa vincita o una malattia. La ricerca della parola “impingement”, come la più cliccata su Google nei giorni scorsi, oltre al suo lato ironico, la dice lunga sul meccanismo della ricerca scattato a livello di massa.

   

Forse meno positivo è il riscontro del non essere usciti dallo stupore e dalla rabbia, dimostrando così la permanenza di ciò che io chiamo l’era iconica della politica, un’era di immediatezza e sentimenti che difficilmente riescono ad accedere al livello simbolico. Abbandonati i lunghi discorsi e il fanatismo dei nomi carismatici, siamo scesi in una discussione tutta sentimenti e immagini, basata su emozioni e non su giudizi. Per fortuna nostra, la paura del ribasso azionario è stato un nuovo sentimento che forse tornerà a farci ragionare e dialogare. Ma sempre di sentimento si è trattato ed è su questo livello iconico, rappresentazione della realtà per immagini e sentimenti, più vicino alla vita ma più confuso, che si sta giocando il nostro futuro. Chi vuole scendere nell’agone politico ora, saperlo e rispettarlo, sperando che prima o poi si riesca a inserire questo livello di sentimento, che ci conferma che siamo animali politici nonostante tutta l’apparente apatia, dentro a un più vasto contesto di discorsi con un orizzonte e un fine.

   

Infine, due notizie che derivano in particolare dallo scontro Mattarella-Salvini. Le reciproche impuntature ci hanno mostrato che le persone singole sono ancora importanti, che la storiografia liberale tanto scartata dagli impianti storicisti ed economicisti, ha ancora un valore. Un singolo essere umano, anzi due, non capendosi, o incaponendosi, hanno cambiato la storia. Due esseri umani non si sono capiti o voluti capire. “Pregiudizio” ha detto Salvini. “Irrigidimento” ha siglato il Presidente. Lati umani, forse troppo umani, ma significativi del fatto che la storia la fanno anche, se non principalmente, i singoli uomini.

   

Idee, ideologie e realtà

Collegato a ciò che è sempre l’umano, il problema sancito dalla frase di Salvini sul percepire la bocciatura del prof. Savona a ministro dell’economia come la bocciatura “di un’idea non di una persona”. Sì, gli uomini hanno idee e, spesso, le idee diventano ideologie quando smettono di nutrirsi di realtà. Contraddicendo tutti i profeti della fine delle ideologie, due uomini non si sono intesi anche sulle idee, probabilmente per pregiudizi o irrigidimenti anche ideologici. Come sempre, le ideologie nascono da una certa prospettiva che diventa ingiustamente totalizzante, e spesso si sgancia dalla realtà dei fatti che, testardamente, tendono invece a tornare e a imporsi. Così il panico finanziario della settimana ha rivelato anche l’avvitamento ideologico in cui erano finiti i due protagonisti principali della serie sul governo italiano. Sono due persone di valore e di idee diverse: confidiamo per loro e per tutti noi che, scossi dalle conseguenze, sappiano trasformare la diversità in ricchezza. E se la consapevolezza dell’era iconica della politica in cui viviamo, della nostra umanità piena – ancora e per fortuna – di curiosità e perennemente ferita dalla tendenza all’ideologia avesse fatto breccia nelle nostre menti, forse questa settimana così drammatica non sarebbe stata una settimana inutile.

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