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La Costituzione violata e il silenzio del Quirinale

La nomina del capo del governo e i deliranti negoziati basso-partitocratici in corso. Caro presidente, questa non è una Repubblica bene ordinata: è una pagliacciata. Ed esserne promotori diventa un rischio, per tutti noi

13 Maggio 2018 alle 06:17

La Costituzione violata e il silenzio del Quirinale

Sergio Mattarella (foto LaPresse)

E’ in corso una evidente violazione della Costituzione. Il capo dello stato, Sergio Mattarella, ha il compito di custodire la regola di base della Repubblica, la carta di regole varata nel 1948 a istituzione del sistema parlamentare. Questo compito non è da lui assolto. Al contrario, il suo comportamento è perno centrale della violazione. Sapete di che cosa parlo. E’ diritto e dovere del Quirinale nominare il capo del governo e, su sua proposta, i ministri. Questo diritto e dovere non è assolto, è esplicitamente negato. Al contrario fervono, favorite da un atteggiamento dilatorio e neghittoso di Mattarella che disapplica la norma fondamentale dello stato, negoziati basso-partitocratici tra due capi fazione insigniti di questo potere da sé stessi. Può essere che compongano una maggioranza parlamentare, ma devono farlo per decisione motivata e responsabile che produce un incarico istituzionale, e devono rispondere all’incaricato e al suo mandatario, il capo dello stato, di ogni trattativa politica, il cui esito finale per di più è demandato al voto libero e senza mandato dei parlamentari, non al pronunciamiento paragolpista di una società di marketing politico privato intitolata a Rousseau. Non formulo giudizi di valore. Mattarella poteva anche dare l’incarico a Rocco Casalino, del Grande Fratello, il primo depilato d’Italia, in base alla sua autonoma valutazione politica, con o senza l’ausilio di prassi delle consultazioni, ma non poteva e non può assentarsi nella dilazione, dopo che il segretario generale del suo Quirinale si fece beffare dalla presentazione anticipata di una simil-lista di simil-ministri prima delle elezioni da parte di un candidato come Di Maio, e lasciare che i due capi dei partiti che hanno ottenuti folgoranti risultati elettorali facciano come gli piace, a scorno e al di fuori delle norme costituzionali, concordando direttamente e senza la sua capacità di decisione il nome di un presidente del Consiglio e magari degli stessi ministri lottizzati nei talk show. Non parlo di cose meno rilevanti in apparenza, ma meno esplicitamente definibili, come il rispetto dei trattati internazionali, la sicurezza dello stato che è nelle mani del presidente del Consiglio supremo di difesa, i poteri e i doveri di persuasione ed esternazione del presidente. Parlo di un potere giuridicamente fondato nella Carta, decisivo agli effetti del funzionamento della Repubblica e di preservazione di suo carattere democratico.

  

Fosse vivo Pannella, saremmo alla seconda settimana di sciopero della fame e della sete. Avremmo l’obbligo di discutere severamente della questione, cruciale per il senso stesso di una democrazia liberale. Nessuno può sequestrare, per ignava rinuncia, un potere decisivo come quello di stabilire chi e in relazione a quali scopi di interesse generale è incaricato di formare un governo e proporne i ministri. E’ una cosa evidente, un sillogismo senza varianti sofistiche, è una faccenda così palese che la sua dissimulazione nell’indifferenza generale ne aumenta la drammatica serietà. Anche in vigenza di leggi elettorali maggioritarie, quando è cosa nota che ha vinto alle elezioni una coalizione con un candidato alla presidenza del Consiglio, è poi solo la decisione di incarico del Quirinale che conferisce legittimità politica piena a operare per la formazione di un esecutivo. Anche la ratifica di un voto popolare univoco è una scelta. Ma con le Camere elette sulla base di una legge per due terzi proporzionale, e con la situazione concreta delle forze in campo, lasciare che a decidere del governo, in assenza di una scelta del capo dello stato, siano i timbri incerti di Berlusconi, le voglie di Salvini e le ambizioni di Di Maio, tutte cose dispiegate en plein air in una trattativa integralmente extracostituzionale, è una rinuncia alla funzione di guida istituzionale che tradisce, dico tradisce, lo spirito e la lettera della Carta, e apre la strada alla delirante pretesa di assoggettare alla cosiddetta piattaforma Rousseau l’esito finale della questione. Questa, caro presidente, non è più una Repubblica bene ordinata, non è più una democrazia guidata da norme, è una pagliacciata di cui lei, che ha fatto della responsabilità, del ritegno, della prudenza, il proprio segnacolo, si sta rendendo incautamente promotore e vessillifero.

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  • maropadila

    14 Maggio 2018 - 14:02

    Anch'io ringrazio Giuliano Ferrara per aver messo a nudo una situazione al di fuori di ogni ragionevolezza costituzionale; sinceramente non mi aspettavo dal Presidente della Repubblica un comportamento così prono agli appetiti delle due forze che hanno ottenuto il maggior riscontro elettorale, ma ciò che mi sembra altrettanto grave è il silenzio generale su una prassi a dir poco inedita. L'intervento di Mattarella in occasione della commemorazione di Einaudi, a proposito della funzione "non notarile" mi è sembrato un pietoso tentativo di rivendicare un ruolo che il Presudente non riesce a svolgere.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    14 Maggio 2018 - 11:11

    A questo aggiungerei anche l'irresponsabile proposta di governo di tregua o neutrale, chiamatelo come vi pare, con annessa scadenza, cosa evidentemente incostituzionale dato che nella Carta non sono previsti governi a termine. Anche l'atteggiamento non è condivisibile: se bisogna fare in fretta per il governo, come Mattarella chiede, perché allora le pause delle consultazioni dal giovedì al martedì, perché non si può posporre la visita al Gaslini di Genova prevista stamane e affrontare la questione del premier subito? Cosa è più importante? Questa è la più difficile crisi politica che il Presidente della Repubblica abbia mai affrontato, ma il suo contributo mi sembra deficitario e di parte (dalla parte dei grillini e del PD). Mi sa che è stato molto sopravvalutato, oltre al fatto che è uno degli ultimi "regali" di Renzino. Vuoi vedere che aveva ragione il Cav. a non votarlo?

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  • giantrombetta

    14 Maggio 2018 - 10:10

    Tanto per capirci trovo corretti i tuoi richiami all’osservanza dei principi costituzionali, tra i quali non va pero’ scordato quello relativo alla sovranità popolare, democraticamente esercitata con il voto secondo le leggi vigenti. Ebbene, da voto e’emerso che i maggiori consensi sono stati raccolti dalla coalizione del centro destra, che per altro ha espresso un buon numero di parlamentari con mandato politico congiunto nei collegi uninominali. Oso credere che sarebbe stato corretto affidare a Salvini l’incarico di tentare di formare il nuovo governo, e, constatato il suo probabile fallimento, non restava che sciogliere le camere e indire nuove elezioni rimettendo alla sovranità popolare la scelta di determinare da chi essere governati. Da noi, purtroppo, s’e’ perduto per strada anche il buon senso. Considerare una sciagura il ricorso al voto e’ follia pura. Quante volte si e’ ricorsi al voto anticipato non dico altrove, ma da noi nella precedente Repubblica, senza tragedie?

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  • giantrombetta

    14 Maggio 2018 - 10:10

    Con un filo di malignità e nostalgia mi vien fatto di ricordare che tale Royal Baby volle imporre la nomina del Presidente Mattarella a tale Berlusconi, che avrebbe preferito ci si accordasse sulla candidatura Amato, in ossequio allo,spirito e forse alla lettera del patto del Nazareno. Pare che la ragione del,gran rifiuto di Renzi sia stata la,stizza per la convergenza sulla camdidatura Amato anche dell’odiato D’Alema. Le conseguenze della sciagurata rottura di quel patto sono sotto gli occhi di tutti: Il Pd e’ al minimo dei voti. Berlusconi lotta per sopravvivere, Amato si gode la Corte costituzionale, Mattarella il Quirinale, e di D’Alema si,sono,perdute le tracce. Altri si occupano di mettere in piedi un governo, da te definito a ragione, caro Giuliano, ributtante. La politica e’ un mestiere serio e difficile. L’avesse capito per tempo quel tal Royal Baby....

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