Gli strilli scomposti di Dibba

Redazione

Il grillino cerca di intimidire il presidente Mattarella. Ma gli italiani hanno già fatto sentire la loro voce in modo chiaro con il voto e non c'è stata alcuna rivoluzione popolare

Alessandro Di Battista invita perentoriamente il Presidente della Repubblica a non “opporsi agli italiani”, con un tono minatorio, corroborato dalla richiesta di mobilitazione dei cittadini che devono “farsi sentire”. Si tratta, com’è evidente, di un tentativo maldestro e penoso di fare la mosca cocchiera “rivoluzionaria” di un processo politico che ha avuto altri protagonisti. Di Battista vuole presentarsi come il Marat della rivoluzione pentastellata, per ora gestita da un Danton come Luigi Di Maio, ma che alla fine dovrà riconoscere in lui il vero artefice, l’agitatore delle “masse” che con le loro presunte manifestazioni avrebbero imposto al Quirinale l’accettazione del cosiddetto “governo del cambiamento”.

 

Sui modi e sui tempi della gestione della fase postelettorale da parte di Sergio Mattarella si possono nutrire dubbi e avanzare critiche. Lo ha fatto anche sul Foglio Giuliano Ferrara. Un conto è esprimere un giudizio politico, un altro è minacciare e cercare di intimidire. Gli italiani, come comunità nazionale, sono rappresentati da Mattarella, non certo da Di Battista. Hanno espresso la loro opinione con il voto e su questa base si sono determinati i rapporti di forza parlamentari che Mattarella ha misurato per verificare l’esistenza di una maggioranza. Non c’è stata nessuna rivoluzione popolare, i meccanismi istituzionali hanno funzionato e ora si verificherà l’appoggio parlamentare di un governo costituito secondo le regole democratiche. Gli italiani hanno fatto sentire la loro voce in modo chiaro e le istituzioni ne hanno raccolto il messaggio. Senza bisogno degli strilli scomposti di un Di Battista qualunque, e saranno sempre gli italiani e sempre con il voto a giudicare se questa soluzione politica sarà adeguata ai loro problemi e ai loro interessi.      

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