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Tuoni sul Pd: perché Franceschini e gli altri fanno la guerra a Renzi

L'ex premier non vuole essere usato come capro espiatorio, gli altri non vogliono far vedere di essere minoranza

2 Maggio 2018 alle 19:22

Tuoni sul Pd: perché Franceschini e gli altri fanno la guerra a Renzi

Dario Franceschini (foto LaPresse)

Tanto tuonò che non piovve. Anzi non pioverà. Come da tradizione, il Partito democratico si dilania e litiga, ma alla Direzione di oggi non dovrebbe esserci nessun redde rationem. Renzi non ha intenzione di andare allo scontro per essere usato come capro espiatorio delle difficoltà a individuare una linea politica nei confronti dei grillini, Maurizio Martina, Dario Franceschini, Andrea Orlando e gli altri non puntano a dimostrare che il partito è diviso quasi a metà e che comunque loro non ne rappresentano la maggioranza.

 

L’ex segretario l’ha giocata di fino. Ha fatto redigere a Lorenzo Guerini un documento che riprende le parole da lui pronunciate nell’intervista a Fabio Fazio. Nessun governo con i grillini e con la Lega ma sì al dialogo con tutti. Il testo, che ha cominciato a circolare martedì, già mercoledì mattina era stato sottoscritto da 77 deputati e 39 senatori. Non solo sono la stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari, ma sono di più di quanti ci si aspettasse. Sulla carta infatti i renziani alla Camera erano tra 70 e 75 mentre al Senato erano 35.

 

Non sarà temporale ma qualche fulmine oggi rischia di esserci lo stesso. Gli sponsor di Martina alla guida del Pd vogliono che il reggente sposti il terreno da gioco. Va bene, il forno del Pd è chiuso ai grillini, ma ora la battaglia è su chi dovrà guidare il partito. Quel che i suoi sostenitori suggeriscono a Martina è di chiedere la fiducia in Direzione, in modo da stanare i renziani. Potranno votargli contro ? No. La linea è questa: ti votiamo la fiducia se dici che non farai nessun accordo con i grillini. Cosa che a questo punto il reggente è costretto a dire visto che un accordo con i 5 stelle è impossibile dal momento che l’ex segretario non ci sta.

 

Ma il vero tema, quello che è dietro tutte queste discussioni e polemiche, ormai è questo: chi dovrà fare le liste visto che c’è il rischio che si scivoli verso elezioni anticipate? Martina, forte del suo rapporto con Franceschini e Orlando? O si convocherà un congresso all’Assemblea che si terrà entro maggio e, quindi, le farà Orfini, in quanto presidente del partito, unico ad avere un ruolo, in stretto collegamento con Renzi?

 

E’ per questa ragione, secondo i renziani, che Franceschini e gli altri sono andati alla guerra contro Matteo pur su un terreno a loro sfavorevole come quello del governo con i Cinque stelle, inviso alla base. Perché adesso o mai più. Martina potrà anche ricevere la fiducia dalla Direzione, renziani inclusi, oggi, ma all’Assemblea non sarà eletto segretario. Gli avversari interni di Renzi temono questa deriva, pensano che l’ex segretario possa anche andare al voto e farsi nuovamente delle liste “tutte sue”.

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Commenti all'articolo

  • David

    David

    03 Maggio 2018 - 10:10

    La vecchia dirigenza dell’ex Ulivo ha deciso lo schema per nuove elezioni.

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  • borlavanna

    03 Maggio 2018 - 09:09

    Quello che non riesco a comprendere è come mai in questa diatriba PD (M5S si M5S no), tutti ma proprio tutti ritegono che il NO sia solo un diktat di Renzi. Questi tutti si dimenticano che sono gli elettori del PD "la cosiddetta base" che urlano fortissimo il NO a quell'abominevole accordo. Agli amici Martina, Franceschini e tutti gli altri chiedo di spiegarmi perché non prendono atto. Grazie

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  • albertoxmura

    02 Maggio 2018 - 20:08

    Il problema numero uno della democrazia italiana è il diritto di elettorato passivo. Occorre una legge che imponga delle primarie secondo regole applicate mediante funzionari pubblici e, naturalmente, uguali per tutti i partiti. Occorre poi una legge che tuteli meglio l'assenza del vincolo di mandato vietando pratiche volte alla sua violazione.

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