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Lega atlantista

“Ma che Putin. Non siamo mica i 5 stelle. Stiamo nella Nato”. Parla il consigliere esteri di Matteo Salvini. Cha sta lavorando per creare un nuovo partito conservatore europeo

17 Aprile 2018 alle 06:00

Lega atlantista

Guglielmo Picchi

Roma. “Sfido chiunque a trovare un solo atto ufficiale della Lega in cui si mette in dubbio l’Alleanza atlantica”, dice. “Non siamo mica i Cinque stelle”, aggiunge. E Guglielmo Picchi, deputato, “sono consigliere di Matteo Salvini per la politica estera”, membro della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’Osce, come il suo leader è critico con i bombardamenti americani in Siria, ma spiega che questo non significa affatto che Matteo Salvini intende – come al contrario sostiene qualcuno (anche Silvio Berlusconi) – rivoluzionare il sistema delle alleanze internazionali dell’Italia. E avvicinarla alla Russia di Vladimir Putin. Anzi.

 

Salvini è stato il primo segretario della Lega ad aver mai messo piede al Congresso degli Stati Uniti”, dice Picchi. Che per adesso, racconta, sta lavorando a un’ipotesi suggestiva: la nascita, prima delle elezioni europee di maggio 2019, di un nuovo gruppo parlamentare europeo dei conservatori. “A sinistra nascerà qualcosa attorno a Macron. A destra è necessaria una riaggregazione che superi il Ppe e gli attuali schieramenti”. Si parla molto di una internazionale dei sovranisti. “Che è una formula molto limitata e limitante. A me piace chiamarlo partito conservatore europeo”. E chi ne farebbe parte? “Orbán che sta nel Ppe, Salvini che sta in Europa delle nazioni, i Cechi che sono tra i liberali, i polacchi di Kaczynński… Qualcosa è cambiato nello scenario politico europeo. E bisogna prenderne atto”.

 

Dice Guglielmo Picchi: “Già da anni le assemblee parlamentari, all’Osce ma anche alla Nato, hanno superato gli schemi dei grandi partiti che conosciamo. Alla Nato e all’Osce ci sono anche gli americani, per esempio. Ecco, credo sia arrivato il momento che anche in Europa nasca un movimento conservatore chiaramente definito”.

 

Esistono i conservatori e riformisti inglesi, c’è il Partito popolare europeo. “I riformisti inglesi escono dall’Europa, con la Brexit. E il Ppe è un’entità culturalmente in crisi, non solo dal punto di vista elettorale. Sono già ridimensionati dovunque. Sopravvivono solo in Germania e in Spagna. E anche in Italia lo spostamento elettorale è netto. Basta guardare Forza Italia, e gli altri partitini di centro che non raggiungono nemmeno la soglia di sbarramento. Il cambiamento è fortissimo, chiarissimo in tutta Europa. Oggi il Ppe è un coacervo di contraddizioni. Va da Orbán in Ungheria alla Csu bavarese fino ai popolari spagnoli. Cose che non si tengono più insieme. La Csu parla di ‘patria’ bavarese. Vi rendete conto? Quando Seehofer era ministro della Baviera creò il ‘ministero della patria’… E il concetto di patria in Germania è una cosa fortemente nazionalista. Come fanno questi a convivere con i popolari spagnoli? E’ evidente che non funziona più. Ed è evidente che ci sarà una chiarificazione dei rapporti”.

 

E chi starà con chi? “Orbán parla più la nostra lingua di quella dei popolari, come anche la Csu bavarese, come gli austriaci di Strache e i polacchi di Kaczynski, non solo la AfD in Germania. Guardi, già s’intuisce quello che potrebbe accadere alle prossime elezioni europee…”. E cosa potrebbe accadere? “Una cosa che assomiglia a quello che è successo in Austria: una maggioranza parlamentare espressione di un rapporto di alleanza e di dialogo tra il centrodestra e la destra. In questo quadro è evidente che ci saranno scomposizioni e ricomposizioni”.

 

A sinistra qualcosa si muove. Il presidente francese Emmanuel Macron ha disegnato nell’aria il progetto di un nuovo grande partito europeo che disarticoli il vecchio Pse. A destra manca un attore come Macron. Chi potrebbe essere il motore di un processo di decomposizione e ricomposizione, a destra? “Macron sta riorganizzando la visione di quel mondo”, risponde Picchi. “Ha vinto le elezioni in modo eclatante, ed è in grado di fare il campione di quel campo. Da noi la cosa è più frastagliata, incerta. Siamo a metà del guado in molti paesi. Gli unici per adesso al governo sono Orbán in Ungheria, il partito di Kaczynński in Polonia e Strache che è junior partner nel governo austriaco. Ci manca ancora il campione che porti avanti questa cosa”. E arriverà mai? “Il fatto è che per il nostro campo è tutto più complicato. E’ più difficile da noi che qualcuno si faccia campione di tutti. Per noi ciascuno guarda alla propria nazione e al proprio popolo”. Un bel limite. Quasi tombale, verrebbe da pensare.

 

Intanto in Italia Salvini fa il governo con Luigi Di Maio, con i Cinque stelle. “Quando vedrò un governo Lega-M5s ne riparliamo. Non ci credo. Non c’è. A me sembra che Salvini voglia tenere unita la coalizione di centrodestra, ci presentiamo di nuovo uniti alle regionali… Se ci alleiamo con il M5s lo facciamo solo con tutto il centrodestra. E allora diventa la versione italiana della Grosse Koalition”.

 

Diventeremo alleati di Putin contro l’America? “Da quando c’è Salvini parliamo molto con gli americani. Siamo atlantisti da sempre, mica come i Cinque stelle che hanno firmato atti parlamentari in senso opposto. Il primo ambasciatore visto da Salvini è stato lo statunitense Eisenberg, quello russo ancora non l’ha nemmeno incontrato. A noi non sta bene che due paesi della Nato abbiano deciso di bombardare la Siria. Senza mandato Onu. Anche Angela Merkel non mi sembra felicissima. Non partecipa e non dà le basi. Però nessuno mette in dubbio il suo atlantismo”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    17 Aprile 2018 - 09:09

    Veramente le dichiarazioni di Salvini e dei vari esponenti della Lega vanno in un'altra direzione. Sarebbe bene che"Il Foglio" evidenziasse l'inopportunità delle sparate, compresa la vicenda delle sanzioni. I grillini si dimostrano molto di più responsabili.

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