Faraone ci spiega perché il Pd non può essere una costola del M5s

"Stanco di dirigenti senza coraggio". "Franceschini ed Emiliano, in cerca di intese con Di Maio, capiscono che l'opa è su di loro?"

11 Aprile 2018 alle 06:04

Faraone ci spiega perché il Pd non può essere una costola del M5s

Davide Faraone, Pd

Roma. Dice il senatore Davide Faraone al Foglio che il Pd, da solo, non basta più. Per questo è urgente un “Nuovo campo”. “Ho sentito Maurizio Martina dire che non serve un nuovo campo. Andiamolo a dire al Pasok in Grecia, che è passato dal 40 per cento al 5, al Partito socialista che in Francia è al 7 per cento e in Olanda al 5. Per non parlare di Germania, Austria. Diciamoglielo che non serve un nuovo campo”. La sconfitta del 4 marzo è stata pesante e adesso “non dobbiamo costruire né un nuovo partito popolare europeo, né un nuovo partito socialista europeo. Ma un Partito dell’Europa, altro che partito della nazione. Da contrapporre ai vari Salvini, Di Maio, Le Pen, Orban: alla generazione xenofoba dobbiamo contrapporre la generazione Erasmus”.

 

In Italia, aggiunge Faraone, “teniamo soltanto perché c’era un nuovo Pd, quasi imposto da Renzi; se ci fossimo presentati con la formula vecchia, saremmo stati travolti. Ma di cosa stiamo parlando? Partivamo dal 41, siamo arrivati al 18, fossimo partiti dal 25 di Bersani ci saremmo ridotti a una percentuale con una sola cifra”. Quindi “serve un nuovo partito popolare che si contrapponga ad un partito populista che va dietro a tutte le peggiori pulsioni, razziste, protezioniste e assistenzialiste. Dobbiamo essere radicalmente alternativi a loro. Dario Franceschini, Michele Emiliano, che propongono intese con il Movimento 5 Stelle, capiscono che l’opa è su di loro? Che stringerli in un abbraccio li stritola definitivamente? Che cosa abbiamo da spartire con questi?”.

 

Il Pci, dice il senatore siciliano, “era popolare e populista. Che cosa era la volontà di abolire la proprietà privata se non una battaglia populista? E’ riuscito ad incanalare tutto in direzione della crescita dei diritti sociali dei più poveri. O la Dc, che voleva sconfiggere il pericolo comunista, non faceva di questo una battaglia populista? E’ riuscita ad incanalare questa sfida in una vera maturazione della democrazia nel nostro paese. Prima della sconfitta referendaria, anche noi eravamo riusciti ad incanalare la protesta, su valori positivi, con un nostro ‘populismo buono’. Il 41 per cento alle elezioni europee è un risultato figlio di quelle scelte”. Ora serve “una nuova missione”, non “riscoprire la missione”. Tanti di questi “dirigenti di pseudo sinistra, che dicono di voler parlare al popolo, non ci sono mai stati nei quartieri popolari, o tra i giovani che sono i nuovi esclusi. Ne fanno solo argomento da convegni. Allo Zen il Pd è al 2 per cento e nel quartiere centro di Palermo al 30. Non ci siamo e senza coraggio non ci saremo mai. E quando ci vedranno irrilevanti non ci saremo nemmeno tra le élite e il nuovo bipolarismo ci escluderà del tutto”.

 

Insomma, “sono stanco di dirigenti che non hanno coraggio, che hanno paura di percorrere strade nuove, perché non sanno dove li portano. Mentre c’è il terremoto, stanno tappati in casa loro, abbracciati stretti stretti, senza comprendere che gli sta cadendo il tetto sulla testa. Propongono in questa società che sta subendo una profonda ‘mutazione’, come dice Baricco nel libro ‘I barbari’, di ritrovare l’intesa con Leu e abbiamo risolto tutto. Un leader che abbiamo avuto e che le nuove strade le ha volute percorrere è stato massacrato ogni giorno dai suoi compagni di partito, prima che dagli avversari. Convinti che, rispedito il marziano Renzi su Marte, sarebbero tornati i dinosauri nel Pd e tutto sarebbe tornato come prima. Renzi era la soluzione, non il problema. I problemi sono semmai Salvini e Di Maio oggi. Macron è la soluzione, il problema era la Le Pen. Se non ci intendiamo su questo, diventa tutto difficile. Certi signorsì durante la stagione Renzi ora quasi quasi la pensano come Toninelli; pensano che ci dobbiamo affrancare dai fallimenti. Il tema è semplice, tutto il resto è un rituale politico démodé e a volte anche interessato: i Cinque stelle devono governare con i loro simili e cioè con Salvini. Noi la pensiamo all’opposto dei populisti e vogliamo costruire un nuovo campo con il resto degli italiani. Loro non sapranno governare e dureranno poco, noi in un anno possiamo diventare maggioranza, costruendo un campo aperto, e salvare l’Italia, o essere una costola dei Cinque stelle”.

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Commenti all'articolo

  • bc

    11 Aprile 2018 - 08:08

    Menomale che c'è un Faraone pensante. Ce ne vorrebbero altri 10, 100, 1000.

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