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Per il governatore Fontana l'importante è governare. Ma decide Salvini

Maurizio Crippa

La partita di Roma vista dal Nord. Serve l’autonomia, bene la flat tax e male il reddito di cittadinanza. Dilemma Europa. “Meglio che il governo si faccia”. Parla il presidente della Lombardia

Milano. “Bene, tutto bene. Mi auguro che Matteo Salvini possa realizzare il suo progetto politico, il programma. E’ quello che hanno chiesto i cittadini, e sarebbe anche la prima volta, senza i soliti compromessi”. Deve fare il premier, dunque? “Sì, per poter fare quelle cose che ha in mente di fare, e per cui è stato votato. Per me è lui che deve fare il premier”. Va tutto bene, per Attilio Fontana, avvocato varesino, 65 anni, eletto una settimana fa governatore della Lombardia con una valanga di voti (49,75 per cento) che nemmeno lui, sinceramente, si aspettava: “E’ stata una sorpresa un consenso così alto. Vuol dire che anche prima si era governato bene. Ma vuol dire che ora è obbligatorio rispettare gli impegni che abbiamo messo nel programma”. Si è appena concluso il Consiglio federale della Lega, ieri pomeriggio, e Fontana trova che sia andato tutto bene. Il leader del partito, subito dopo, ha ribadito ai cronisti quel che va dicendo da una settimana e che suona anche come una risposta alle (del resto timidissime, al limite dell’inconsistenza) avance lanciate in direzione Pd da Silvio Berlusconi e da qualche esponente della maggioranza: “Gli italiani non ci hanno votato per riportare Renzi al governo, e neanche Gentiloni”. Ma soprattutto: “Non andremo mai al governo se non potremo fare quello che vogliamo realizzare, cancellare la legge Fornero, controllare l’immigrazione clandestina e ridiscutere i trattati europei. Chiederemo al Parlamento i voti”. Fontana è d’accordo su tutto: “Vede, la questione non è, mi pare, tanto quella di rivendicare un ruolo, ma quella di essere determinati ad attuare un programma. Salvini, se avrà l’incarico come mi sembra corretto avvenga, chiederà al Parlamento il voto su quello. Poi, se invece sarà necessario fare qualche accordo, lo valuterà lui”.

 

Perché Attilio Fontana, leghista della vecchia guardia, sindaco di Varese per un decennio, presidente dell’Anci lombarda che litigò pure col governo del centrodestra, quando a tenere i cordoni della borsa a Roma c’era Giulio Tremonti, è un leghista della scuola di governo, non un tribuno, e pensa che l’importante sono i risultati. Così la linea di pensiero lascia intendere, senza calcare: “Quella di Salvini è innanzitutto una rivendicazione relativa a un programma preciso, quello per cui lo hanno votato i cittadini”. La strada però non è esattamente spianata, non le pare? Un governo come lo ha chiesto Salvini non si può fare senza un via libera da qualcuno che sta fuori. “L’importante è che non vengano fuori governi di tipo tecnico, annacquati. Lui chiederà la fiducia su cose da fare. Se c’è, bene, se no sarà lui a tirare le somme”. 

 

Un’alternativa cui molti pensano, suggeriamo ad Attilio Fontana, è un governo con i Cinque stelle, l’altro partito vincitore del 4 marzo. Il total Nord contro il total Sud. Non è previsto, secondo Fontana, taglia corto. Le differenze sono tante. Anche se, da pragmatico, segnala un aspetto politico messo in luce dalla Lombardia: “Qui il Movimento cinque stelle ha appoggiato le nostre idee sull’autonomia; con Dario Violi (il candidato alla presidenza del M5s, ndr) su molti punti di questo percorso siamo in accordo, si potrà collaborare”. Chissà che ce ne saranno altri anche a livello nazionale. Domande aperte, riguardano il futuro. Fontana non si sbilancia. Guarda le cose dal Nord, come da tradizione del suo partito e soprattutto del suo elettorato, dalla regione che dovrà guidare e potrà farlo in tutta tranquillità. “Io spero che ci sia il governo che stiamo proponendo, perché sarebbe la via più facile alla cosa che ritengo più importante per la Lombardia ma anche per l’Italia: l’attuazione degli accordi sull’autonomia realizzati da Maroni dopo il referendum. Spero diventino realtà, nel rispetto della libertà del popolo. Inoltre, l’attuazione dell’autonomia la deve dare il Parlamento, quindi il tipo di governo che ci sarà non è determinante”.
Teniamo l’ipotesi del governo a guida Salvini: il primo punto del programma economico è la flat tax. Secondo i critici, la flat tax è una cosa destinata ad aumentare il debito pubblico, e allora il rischio è che le famose risorse dell’autonomia che lei rivendica si facciano più esili. “No, perché quello che l’autonomia prevede non va a intaccare la fiscalità generale, si tratta di un utilizzo che permetterebbe alle regioni di liberare risorse che già ci sono. Le faccio un esempio: la Lombardia avrebbe bisogno di più medici, ma non può assumerli per i vincoli di leggi e bilanci che ci sono ora. Anche se le risorse per questo noi le abbiamo. La flat tax è un provvedimento che riguarda invece il livello nazionale”. Ma lei, che guiderà la Regione economicamente più importante d’Italia, cosa ne pensa della flat tax? “In altri paesi dove è stata attuata ha comportato uno choc benefico per le economie. Credo tanto più che serva al nostro paese. E dico di più, anche l’attuazione dell’autonomia regionale potrà essere uno choc positivo per tutti. Quando le altre regioni ne vedranno i vantaggi, la chiederanno anche loro. E lì si vedrà chi sa amministrare le risorse, e chi no”. Invece del reddito di cittadinanza, il punto cui i Cinque stelle non rinuncerebbero, in qualsiasi forma possa avvenire la loro partecipazione al governo, cosa pensa? “Quella mi sembra una cosa in vecchio stile, uno spreco di risorse senza responsabilizzazione”. Sull’economia, insomma, un governo Lega-M5s pare lontano.

Però c’è l’Europa. Il suo predecessore, Roberto Maroni, si è sempre detto europeista. Anzi, ha sempre sostenuto che per il Nord produttivo servono condizioni legislative e amministrative per poter essere più aperti e competitivi in Europa. Oggi Salvini ha ribadito la richiesta di “rivedere i trattati”, anche se di uscire dall’euro non si parla più esplicitamente. Non c’è una contraddizione? “Noi abbiamo sempre posto un problema di autorevolezza e credibilità con l’Europa. E su questo è evidente che non ci siamo. Le cito soltanto l’esempio dell’Ema. Essere stati presi in giro, e non essere in grado di ottenere ragione è grave. E di casi Ema ce ne sono molti in Europa. Volere cambiare le cose non è essere antieuropei”.

 

Torniamo però alla questione del governo. La linea di Matteo Salvini sembra essere rigida: se non possiamo andare al governo con il nostro programma, si torna a votare. Che ne pensa? “Io sono ottimista”, risponde Fontana. L’ottimismo va bene, ma se serviranno i famosi compromessi? “Questa cosa va chiesta a Salvini. Io preferisco dire che è meglio che il governo si faccia”. Sottolineature pragmatiche.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"