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Il cubo di Rubik per governare la Lombardia

I complicati incastri di Attilio Fontana per fare una giunta, peggio del Cencelli. Quote rosa, correnti, partiti

24 Marzo 2018 alle 06:10

Il cubo di Rubik per governare la Lombardia

Attilio Fontana festeggia la vittoria alla sede della Lega in via Bellerio dopo le elezioni (foto LaPresse)

Il cubo di Rubik non può essere risolto in meno di 20 mosse. Quante ne dovrà fare Attilio Fontana per far quadrare la sua squadra di governo regionale? Il governatore leghista, eletto senza sforzo apparente nella contesa con Giorgio Gori, gode di una larghissima maggioranza a trazione leghista. Tuttavia la situazione non per questo è meno intricata. Proprio come nella risoluzione del cubo di Rubik, bisogna applicare una teoria a “strati”, ognuno con il suo algoritmo.

 

COLORE

 

Quanti posti spettano alla Lega? E quanti a Forza Italia? A Parisi diamo qualcosa? Noi con l’Italia pensa di meritarsi un posticino. E Fratelli d’Italia, che ne vuole due e invece ne prenderà uno? Primo step è soddisfare l’appetito dei partiti, e se fosse facile basterebbe il Cencelli. Ma non è facile affatto. Qui c’è da capire come farci stare tutti. Ad oggi Fontana sta a guardare, un po’ da lontano: sono i partiti che fanno le trattative. Lui arriverà alla fine, e la sua sarà la parola definitiva. Chissà se i segretari all’opera (Grimoldi e Gelmini in primis) saranno pienamente soddisfatti o dovranno ingoiare qualche rospo.

 

CORRENTI

  

Certo, si può essere azzurri. Ma quante preferenze hai preso? E a che corrente appartieni? Al giro di Paolo Romani? A quello di Mariastella Gelmini? Battitore libero? Liberali? Ex socialista? Sei amico da una vita di Berlusconi? Vecchia conoscenze di Arcore? Complicato. E la Lega non è da meno. Roberto Maroni sta bombardando le posizioni di Matteo Salvini. Se un leghista è stato maroniano ai tempi di Maroni (ché oggi di maroniani non se ne vede mezzo: scomparsi tutti) riuscirà ad agguantare il posto in Giunta che le preferenze gli avrebbero garantito? O che pensa di meritarsi? Poi ci sono le ruggini: la Beccalossi ha litigato con la Meloni. E la Meloni non la vuole in Giunta. Se la spunta, chi se la “prende in carico”? Cabotaggi, che però fanno la differenza tra chi entra Papa ed esce cardinale.

 

GEOGRAFIA

 

Piccolo esempio di guerriglia territoriale: Monza e Brianza. Avrà il vicepresidente, Fabrizio Sala. Ma si è vociferato anche di Elena Centemero, una fedelissima (anche se pare in calo di quotazioni). Se però dovesse passare l’accoppiata, Forza Italia rappresenterebbe Monza esattamente come Milano (Gallera e Sardone). Da Bergamo? Nessuno. Possibile? Eppure Bergamo ha votato per gli azzurri con percentuali molto alte. Come si fa? Stesso discorso per la Lega, che tra i suoi nove (probabili) assessori avrebbe un solo milanese, per dirne una. Rappresentare i territori, non è così banale.

 

PRESIDENZIALI

 

Sono tutti uomini del presidente, ovviamente. Perché è Fontana, alla fine, che sceglie. Secondo gli osservatori bene informati, arriverà alla fine e prenderà decisioni nette per il bene della squadra. Ma qualche esponente slegato dai partiti potrebbe anche portarlo, all’ultimo momento. Uno dei modi da sempre usati per scombinare qualunque piano e per garantirsi un po’ di indipendenza.

QUOTE ROSA

 

E’ un po’ la sindrome di chi ha fatto le superiori all’istituto tecnico: mancano le donne, si soffre. Ed è sempre un problema. La verità è che le quote rosa nella fase di candidatura non si trasformano automaticamente in parità di genere tra gli eletti. Il problema è che anche a livello di Giunta la parità di genere può non essere perfettamente matematica, ma deve comunque essere garantita. Lo Statuto di Regione Lombardia non dice nulla a riguardo, ma ci ha pensato il Consiglio di Stato a punire Formigoni perché ai tempi aveva una sola donna tra gli assessori. Quindi? Quindi a tutti i requisiti di cui sopra ci si aggiunge la difficoltà di genere.

 

SCIVOLI

 

A complicare c’è anche la decisione di far “slittare” gli assessori, passata con l’ultima gestione Maroni. In pratica, se uno degli eletti in Consiglio viene nominato assessore, di fatto viene sospeso dal Consiglio e al suo posto subentra il primo dei non eletti in quella zona. I partiti hanno fatto i conti con largo anticipo, conoscendo il consenso dei vari candidati. Marco Alparone, ad esempio, è praticamente sicuro di entrare su Milano perché Giulio Gallera andrà a fare l’assessore. Ma questo “ingessa” una serie di situazioni future. Per esempio, nella Lega, se la nomina di un consigliere ad assessore fa “scattare” in Consiglio un maroniano odiato dai salviniani, che cosa succede? Un pasticcio. Ma c’è di più. Questa situazione di fatto blinda la Giunta, poiché l’assessore che venisse nel caso “destituito” dal presidente rientra in Consiglio. E il suo sostituto se ne torna a casa. Non molto contento.

 

COMPETENZA? MAH

 

E’ tutto? Forse sì. Manca giusto un requisito, che però dovrebbe stare in cima a tutti gli altri e che dovrebbe essere ben presente a chi sta facendo conti, calcoli, algoritmi. A chi gira le facce del cubo di Rubik. E forse è quello a cui Fontana dovrebbe badare di più: la competenza. Ma per quella non esistono quote riservate, come per le differenze di genere.

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