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Il Pd apre l'era del dopo-Renzi. Martina reggente: “Governino Lega e M5s, noi all'opposizione”

Alla Direzione il vicesegretario assume il ruolo di traghettatore: “Guiderò il partito con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti”. No al congresso in tempi brevi

12 Marzo 2018 alle 16:59

Il Pd apre l'era del dopo-Renzi. Martina reggente: “Governino Lega e M5s, noi all'opposizione”

Maurizio Martina e Matteo Orfini (foto LaPresse)

Roma. Si chiude l’era Renzi alla guida del Pd. Il vicesegretario Maurizio Martina assume l’incarico di traghettatore, collocando il partito all’opposizione e sfidando Lega e M5s a formare un governo: “Ora non avete più alibi. Il tempo della propaganda è finito. I cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità. Noi continueremo a servire i cittadini, dall'opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare”.

“La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento”, aggiunge Martina parlando davanti alla Direzione del Pd. “Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall’Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità. Consapevoli che fuori di qui c’è un’intera comunità che ci guarda, ci ascolta e ci chiede di essere all’altezza della situazione”.

 

Anche per questo il congresso e le primarie, che comunque ci saranno, non si svolgeranno in tempi brevi. “La prossima Assemblea Nazionale - è l'auspicio di Martina - dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del partito democratico in grado di potarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo. Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare unitariamente ipotesi concrete per il percorso”. 

  

I renziani avrebbero voluto evitare gli interventi in Direzione, ma alla fine il dibattito si è aperto con 58 iscritti a parlare. Il presidente del Pd Matteo Orfini, intanto, spiega il percorso nel partito dopo le dimissioni di Renzi: “Di fronte alle dimissioni abbiamo una procedura fissata dallo statuto”, dice Orfini. “Il vicesegretario assume la gestione politica e il presidente ha un mese di tempo per convocare l’assemblea nazionale. Non possiamo derogare da questa procedura ed è quella che abbiamo deciso. L’unica variabile è sulla data di convocazione per il fatto che potremo essere chiamati a svolgere le consultazioni”.

 

Né con la Lega né con il M5s. Tra i primi a prendere la parola in Direzione, l'ex ministro Graziano Delrio che in molti hanno indicato come possibile segretario di transizione. Anche lui, per ora, ribadisce la linea: “Dico ai militanti: il Pd c'è ancora, non siamo una sfumatura tra il giallo dei grillini ed il blu dei leghisti. Dobbiamo dire ai militanti che c'è bisogno del Pd. Siamo riuniti non per cercare un nuovo capo ma di una nuova direzione. Noi staremo dove ci hanno messo gli elettori: opposizione seria, responsabile, costruttiva. Quando il Paese si renderà conto che le promesse saranno irrealizzabili, gli elettori chiederanno conto”.

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