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Il Gran Maestro non ci sta: "I politici non usino 'massone' come insulto"

Stefano Bisi sul caso dell’avvocato Catello Vitiello, che si presenta con i Cinque stelle

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13 Febbraio 2018 alle 08:33

Il Gran Maestro non ci sta: "I politici non usino 'massone' come insulto"

Stefano Bisi (foto LaPresse)

Roma. “Mi pare che ci sia ormai una rincorsa a chi la spara più grossa, utilizzando la categoria ‘massoni’ per colpire l’avversario politico”. Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, non ha gradito il tweet di Matteo Renzi sui candidati del M5s “scrocconi, truffatori e massoni” dopo il caso dell’avvocato massone Catello Vitiello che si presenta con i Cinque stelle (e che è già stato stoppato dai vertici). Nei giorni scorsi era toccato a Luigi Di Maio esprimersi a sproposito: “Chi urla  odio razziale, chi usa espressioni  omofobe, chi è iscritto alla  massoneria, chi nella propria vita ha portato nella vita  azioni indecenti  non si può candidare col  M5s”. Tutti sullo stesso piano insomma. “Non si capisce perché – dice Bisi al Foglio – si debbano utilizzare le categorie per offendere le persone. Questo conferma che il pregiudizio è forte da abbattere e quindi è anche comprensibile che ci sia il desiderio legittimo di riservatezza da parte chi appartiene a una comunione massonica”.

 

 

Questi leader di partito “generalizzano, vanno per categorie, ed è sempre sbagliato. Siccome nei mesi scorsi hanno arrestato alcuni sindaci appartenenti al Pd, allora il Pd deve essere assimilato a truffatori, corrotti e concussi? Ma no, sarebbe un errore gravissimo. Perché procedendo per categorie si sa dove si comincia, ma non si sa dove si finisce. Si comincia così, con le offese e poi finisce come a Macerata. Invece di offendere, i partiti e chi aspira a guidare un governo e andare in parlamento si dovrebbero impegnare a occuparsi dei problemi che ci sono e risolverli. Noi votiamo per questo, non per avere una caccia all’uomo. Peraltro, potrebbe essere controproducente, perché in questa nostra nazione ci sono ancora tantissimi cittadini che prediligono coloro che non offendono e non urlano”. Insomma Renzi fa “un errore di principio. Rincorre i Cinque Stelle nella gara a chi la spara più grossa”.

 

Luigi Di Maio commette un errore analogo. E dire che a gennaio l’aspirante presidente del Consiglio dei Cinque Stelle ha visitato “Pane quotidiano”, una mensa per i poveri di Milano fondata da massoni nel 1898. “A Pane quotidiano ci sono massoni che offrono il loro tempo per dare da mangiare a chi non ne ha e Di Maio c’è andato e ha fatto bene ad andarci. Se vuole, oltretutto, posso dare all’onorevole Di Maio un elenco molto lungo di luoghi realizzati dai fratelli che gli farebbe bene frequentare. Ma tutti i politici ci dovrebbero andare. Il ministro dello Sport Luca Lotti, che giustamente inaugura piste ciclabili in giro per l’Italia, poteva essere a Norcia l’8 dicembre scorso, quando abbiamo inaugurato l’impianto di illuminazione del campo sportivo”. Pane quotidiano non è l’unica opera benefica fatta da massoni, ricorda Bisi. L’anno scorso è scomparso Corrado Balacco Gabrieli, uno dei luminari dell’oculistica italiana. Il suo testamento comprendeva molte donazioni, tra cui anche “una cospicua somma di denaro per dare da mangiare ai poveri di Bari”.

 

E del candidato Vitiello che dice? “Io non ci ho parlato. Lui si è candidato, scelto credo direttamente dall’aspirante presidente del Consiglio Di Maio. E’ stato iscritto a una loggia massonica del Grande Oriente e quindi, da persona stimata dallo stesso di Maio, è diventato automaticamente uno da mettere fuori gioco. Questo conferma il pregiudizio ed è ingiusto, perché se uno è considerato bravo, deve rimanere bravo indipendentemente se la sera va in parrocchia, in loggia, al circolo Arci, al circolo Acli o alla pubblica assistenza. O in moschea”. Vitiello ha detto di essere diventato massone per hobby. “Non si chiede l’ammissione al Goi per hobby. La filatelia è un hobby, come la pesca o il calcetto. Si chiede perché si desidera fare un percorso spirituale. Quando io scelsi di chiedere l’ammissione al Grande Oriente nell’82 lo feci perché capii che questa era una organizzazione, un’istituzione, che difendeva il libero pensiero e cercava di fare del bene all’umanità. Che poi è lo stesso pensiero che aveva Mario Calvino, massone e padre di Italo Calvino, nonché amico di Pietro Scalfari, babbo di Eugenio Scalfari. Pietro era massone, come il nonno che si chiamava Eugenio. Pietro Scalfari e Mario Calvino si conobbero a Sanremo e i figli, Italo e Eugenio, studiavano assieme, erano amici”. Altri fratelli candidati? Nel M5s ma anche altrove? “Per ora non ho sentito di altri fratelli, in sonno o attivi e quotizzanti. Ma magari ci saranno”.

 

Bisi nei mesi scorsi ha discusso anche con la commissione antimafia, “la cui relazione finale, votata all’unanimità è inquietante, imbarazzante e pericolosa per la vita democratica della nostra nazione. Viene vista con nostalgia la legge fascista del 1925. E c’è pure scritto: non si vuole tornare a quella legge, si dice, però, si aggiunge, secondo alcuni illustri giuristi quella legge garantiva un sistema di trasparenza e chiarezza. Io invece mi ribello all’idea del sequestro degli elenchi solo perché c’è stato qualche massone malavitoso. Allora che facciamo, sequestriamo gli elenchi dei chierichetti della Calabria perché nel santuario di Polsi, dove si riunivano gli ‘ndranghetisti, c’era un prete? O perché nella chiesa cattolica ci sono preti pedofili”. Bisi da sempre predica la trasparenza, però a tutto c’è un limite. Perché “la trasparenza assoluta, come diceva Stefano Rodotà, è tipica dei regimi dittatoriali”. C’è un’ossessione, nella politica italiana. “Vogliono i nomi per fare liste di proscrizione. Un’ossessione che aveva Mussolini”.

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