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Facciamo come la Germania

La campagna elettorale è deludente, ma il suo esito prevedibile. Abbiamo anticipato Trump e Macron con il Cav. e Renzi, per una volta possiamo accodarci e passare cinque mesi a fare una Grande coalizione

8 Febbraio 2018 alle 20:15

Facciamo come la Germania

Angela Merkel e Martin Schulz (foto LaPresse)

Il contadino prussiano angariato diceva: “C’è un giudice a Berlino”. Gli operai italiani sfruttati volevano “fare come in Russia”. Molto tempo dopo, più modestamente, eccoci impegnati a fare come in Germania, e magari poi con una bella riforma della giustizia anche a trovare un giudice a Berlino. Su con la vita. La campagna elettorale è deludente, soprattutto per noi notisti o editorialisti politici del piffero, ma il suo esito ormai è prevedibile, almeno per noi foglianti, che contiamo a breve di vendere come la Bild Zeitung e Marco Travaglio lo chiudiamo con il suo Ingroia e il suo Di Pietro in gattabuia.

 

La situazione non è eccellente, ma rosea senz’altro. Ci eravamo inventati venticinque anni fa un fenomeno Trump, ma coi fiocchi e una coiffure decentissima, e l’Ohio alla Brianza gli fa un baffo. In nome della competenza, dell’estraneità alla politica tradizionale, della velocità, del fare, della scorrettissima libertà, oltre che della signorina Tv e delle belle donne, avevamo scelto la religione pop del maggioritario e l’alternanza di forze diverse alla guida del paese, che non era mai stata realizzata in centocinquant’anni di storia unitaria (il cambio di regime è un’altra cosa, CasaPound può attendere). I governi non li facevano più né i partiti né il Parlamento né Mediobanca, li facevano gli elettori. O di qua o di là, e il resto veniva dal Maligno.

 

Poi, siccome c’è stato qualche problemino e un esercito attivistico di giudici non berlinesi, nonostante tutto, abbiamo deciso di insistere, stavolta da sinistra, per così dire, e ci siamo inventati una sinistra liberale trasversale, un partito della nazione né di destra né di sinistra, un Macron, al quale il nostro preTrump aveva spianato la strada asfaltando tutti i suoi avversari e designandolo erede, Royal baby. Sempre in anticipo, noi italiani della grande politica. Eravamo arrivati all’Assemblée nationale al posto della Bicamera e cucina, eravamo addirittura al ballottaggio, dopo aver fatto le ordonnances sull’articolo 18 nei bistrot di Firenze, ma alla fine, si apprende adesso con un’alleanza che va dai semprefessi giovanotti al sempreverde e sempre a me caro Camillo Ruini, ci siamo consumati l’esperienza, forse per noia. Da destra e da sinistra dopo aver creativamente preceduto tutti nell’italian experiment, per non dire il sogno italiano, è arrivata una specie di proporzionale con un terzo polo di pericolosi somari e finte coalizioni.

 

A questo punto non ci resta che accodarci, visto che con gli anticipi non è andata benissimo, rimettendo in scena noi stessi d’antan, con gli stessi protagonisti o quasi, ma sotto specie germanica. Avete visto che cosa è successo, avete constatato con mano. Si sono combattuti alle elezioni, tutti contro tutti, sebbene con toni pacati e programmi non copiati. I somari della AfD, con la svastica tatuata sulle orecchie, hanno rimediato cento posti al Bundestag, il solito Blitzkrieg, lucrando indegnamente sulle varie Makeraten. E allora, dopo tentennamenti e esitazioni comprensibili, sempre con una immensa signora Gentiloni al comando, i due perdenti delle elezioni, sotto gli auspici di un presidente della Repubblica con la zucca sulle spalle, hanno deciso, salvo un referendum tra gli iscritti della Spd, ma se Dio vuole solo postale, di mettersi insieme in base a un programma europeista, sociale e di mercato, tutto insieme e tutto appassionatamente. Lo hanno fatto con esasperante lentezza, come vuole il sistema proporzionale, come vuole l’esattezza o la precisione della politica in terre storicamente definite dai principi luterani. Ci saranno voluti cinque mesi per la grande coalizione o GroKo, ma sembrerebbero mesi spesi bene, trattative colossali, estenuanti ma produttive per la Germania e per l’Europa.

 

Su con la vita. Il 4 marzo è vicino. Avremo, rincoglioniti come siamo, perché perfino Dibba una volta al giorno indica l’ora giusta, un orientamento, un modello, una guida e una soluzione che ci hanno preceduto nel tempo. Non lo si dica in giro, in particolare sui giornaloni e sulle tv che hanno investito molto nella cagnara, e lo si neghi pure. Con affettazione, con passione, in nome di alti ideali. Poi si proceda, cinque mesi non sono poi molti.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    09 Febbraio 2018 - 13:01

    Facciamo come la Germania. Come no? Magna res sit. Solo che nel caso, dovremmo accantonare il primato di inventori politici creativi, all'avanguardia e assumere il ruolo del compagno di banco che copia il compito, che il più bravo di lui ha scritto e riscritto dal 2005. Achtung! Copiare non basta, occorre saper copiare bene. Altrimenti ai tuoi sbagli sommi quelli della maldestrità tua. Bah, tutto non si può avere.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    09 Febbraio 2018 - 09:09

    Sogno o son desto?: se il primo, allora diremo che dietro le persone ci sono organizzazioni politico-economiche e comuni sentire diversi, profondimente diversi, dai nostri al di là delle etichette politiche o personali e delle possibile coalizioni (grandi o piccole); se il secondo allora va trovato qualcuno che pensi a 2 cose (almeno) gestione puntuale dell'immigrazione e per l'economia tasse e produttività.Alla maggioranza degli italiani non glie ne può fregare di meno, assolti i due punti di cui sopra, dei nomi.Di una cosa, personalmente, sono sicuro:che la Flat Tax dell'Istituto Bruno Leoni sia interessante e meriti approfondimento.

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      09 Febbraio 2018 - 20:08

      La flat-tax, nessuno ha fatto il tentativo di far capire che poiché tutto sarà a debito, meglio indebitarsi per un progetto strategico che come tale contempla e prevede aggiustamenti, ovvio, che per coprire le spese a pioggia. Cambiare la cultura e la struttura presente del nostro sistema fiscale, è un progetto strategico, un investimento. Padoan e non solo, lo sanno bene, ma non possono dirlo. Già

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