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Siena, un Padoan all'uscio

Perché è strategica, e inusuale, la sua candidatura: la battaglia è contro i No euro

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allegranti@ilfoglio.it

25 Gennaio 2018 alle 06:19

Siena, un Padoan all'uscio

Il Palio della Madonna di Provenzano, patrona e regina della città di Siena (foto LaPresse)

Siena è tutta campagna, campagna elettorale. Nel 2012 Matteo Renzi ci arrivò per chiudere il tour delle primarie contro Pier Luigi Bersani: erano i tempi dello scontro sulle Cayman e Davide Serra, e Siena per Renzi con tutti i guai di Mps era la rappresentazione del rapporto malato fra finanza e politica, o meglio tra finanza e sinistra. A Siena è di nuovo campagna elettorale (doppia, si vota anche alle amministrative) e una parte della storia è cambiata: Renzi schiera il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nel collegio senese, a testimonianza del salvataggio di stato di Mps. Una candidatura “arrivata dall’alto” dicono nel Pd di Siena, dove tutto è sempre stato una repubblica autonoma e autarchica, dalla federazione di partito alla città, tant’è che in via Forlanini a Firenze, sede toscana dei Democratici, se la sono sempre cavata tenendosi lontani da certe mattane e alzando le braccia: “Eh, son senesi”. Che vuoi farci, son senesi!, e il discorso era chiuso. Ora però Renzi ha deciso che Padoan, il ministro Padoan, si candida a Siena. Sicché l’autonomia è stata commissariata, sono arrivati i “forestieri”. Ma il Pd non è l’unico a candidare gli “esteri” (non c’è peggior cosa a Siena che esser nati appena fuori le mura).

 

A sfidare l’ex capo economista dell’Ocse è il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi Aquilini, teorico dell’uscita dall’euro insieme ad Alberto Bagnai, intellettuale di Pescaracas, e convinto di poter battere Padoan perché “il Pd ha distrutto Mps, la banca più antica del mondo. Ora ricattano i senesi candidando il capo di Mps, che è controllata dal Tesoro. Della serie o mi votate o i vostri posti salteranno per aria”, ha detto Borghi in un’intervista a Qn. Leghisti e grillini sono sicuri di vincere perché, ha spiegato ieri Luigi Di Maio a Castellina in Chianti, “dopo tutto quello che è successo al Monte dei Paschi non capisco come Siena possa rimanere una roccaforte del Pd”. Urge spiegare però ai non senesi (come lo sono ad esempio i candidati premier di Pomigliano d’Arco) che l’idea di applicare a Siena categorie del dibattito politico nazionale o sovranazionale è un errore: se lo scontro è fra il sistema e l’antisistema – e tale sta diventando – fra il Padoan “salvatore di Mps” e Borghi “no euro”, in una città come Siena il movimentismo antisistema può trovare poco spazio, come appunto finora è accaduto. Beppe Grillo ai giardini La Lizza riempiva la piazza di gente che rideva, ma i voti son sempre rimasti pochi. D’altronde, come ha detto una volta Emilio Giannelli, vignettista del Corriere della Sera ed ex capo dell’ufficio legale di Mps, esistono tre tipi di senesi: quelli che sperano di lavorare al Monte, quelli che lavorano al Monte e quelli che sono in pensione dal Monte. Come a dire che è difficile parlar male del babbo, quando il babbo è appunto Mps e ha sempre pagato le bollette.

 

Contro il ministro c'è il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi Aquilini, teorico dell'uscita dall'euro

Tuttavia, il pensiero di Borghi sul “ricatto del Pd” non è prerogativa solo della Lega, che a Siena ha cacciato anche alcuni suoi storici esponenti (come Maurizio Montigiani, sempre stato molto critico su Mps nonostante sia un dipendente dell’istituto, ed espulso nel 2017 dopo aver criticato i troppi silenzi del Carroccio su Mps). “Ai tempi dei tempi – dice al Foglio l’ex presidente del Consiglio regionale della Toscana Alberto Monaci, Pd – nessun ministro nominante si sarebbe sognato di fare il candidato nel collegio dove aveva la sede della banca”. Ma ora i tempi sono cambiati, dice Monaci, cui piacciono le metafore, “e spesso si ha la sensazione che alcune iniziative istituzionali, tipo il salvataggio delle banche, siano di fatto la saliva del diavolo”. Il sindaco uscente Bruno Valentini (che ancora non ha ricevuto il via libera dal Pd per la ricandidatura e non è detto che possa averla) è invece contento, in questi giorni ha detto che “Padoan è un galantuomo, uno dei politici più stimati in Europa e protagonista di un’operazione che sembrava impossibile, il salvataggio di Mps, e questo territorio non può che essergli riconoscente”. Oltretutto, “rinnoverò l’appello affinché il Mef rimanga azionista di Banca Mps più a lungo dei 4-5 anni preventivati”.

 

Roberto Barzanti, già sindaco di Siena e già vicepresidente del Parlamento europeo, pensa che Padoan candidato a Siena possa essere un’arma a doppio taglio. “La scelta di candidare Padoan nel collegio di Siena da parte del Pd – dice al Foglio – segnala l’importanza che il partito, o quel che ne resta, assegna al Monte e anche la valorizzazione che dà alla soluzione che è stata attuata, con un severo piano concordato con le autorità europee per un rilancio già iniziato ma che non è a portata di mano. La controindicazione, che può nascere, è relativa al fatto che con questa questa scelta il Monte sicuramente sarà di nuovo molto al centro del dibattito e del confronto tra le varie forze. Siccome si attribuiscono al Pd erroneamente tutti i gravi errori commessi, il rischio è che il centrosinistra continui a essere messo in croce come la sola causa di quanto accaduto. Per evitare questi attacchi o quantomeno contenerli sarebbe il caso che il Pd o comunque la coalizione elettorale che sarà messa in piedi, spero larga, faccia un discorso molto chiaro come finora non è stato fatto. Un discorso che metta in evidenza quali sono stati gli elementi di debolezza e di fragilità che hanno coinvolto non il partito in quanto tale, che sembra responsabile di tutto e invece non è vero, ma ambienti, forze e strategie che riguardano molti centri di potere, nazionali e internazionali. Ad esempio la Banca d’Italia, non è del tutto estranea a tutta questa vicenda”.

 

Negli ultimi mesi la campagna elettorale s’è spostata su altre questioni (e rischia di diventare così anche quella per le amministrative di giugno). La tragica fine di David Rossi, responsabile comunicazione di Mps, è diventata affare politico. “Negli ultimi tempi si è volutamente spostato l’asse su elementi tristissimi che riguardano la morte di David Rossi. Con gli interrogativi che sussistono sulle modalità di quella tragica fine si è teso a fare un giallo. D’altronde la necrofilia mediatica paga sempre, ma nel dipingere un giallo inestricabile non si distinguono responsabilità e ruoli”. Basta vedere il titolo della puntata ieri di “Bersaglio mobile” di Enrico Mentana, dice Barzanti. “La caduta. Storia di una morte, di una banca, di una città”. “Un crescendo chiarissimo, ma io mi ribello al fatto che si leghi troppo strettamente i problemi della città ai problemi del Monte. E’ un argomento specioso, una forzatura. Perché Siena sta dimostrando una certa reazione, con molte difficoltà, e la campagna elettorale deve mettere in luce le risorse su cui la città è in grado di puntare per risalire. Invece a Siena si rischia di fare campagna elettorale su un morto o su un giallo inestricabile. Ma la politica se vuole riprendere il suo ruolo positivo deve essere fatta da partiti e forze civiche che all’ordine del giorno abbiano in agenda gli obiettivi di rilancio e di rinascita”.

 

 L'autonomia è stata commissariata, sono arrivati i "forestieri". Ma il Pd non è l'unico a candidare gli "esteri"

Il problema è che la campagna elettorale di Siena non riguarda mai solo Siena, e non da ora. Siena è sempre una parte per il tutto e stavolta è lo scontro fra il ministro e l’economista no euro, due che non a caso sono “forestieri”. D’altronde a Siena c’è sempre qualcuno che ha sbagliato qualcosa, nell’indirizzo politico nella gestione tecnica della banca, sicché è facile accusarsi a vicenda senza concedere nulla all’avversario, con il risultato che tutto può essere mandato facilmente in vacca. Tutto è passibile di speculazione politica, come la morte di David Rossi o lo stesso Mps, come dimostrano le comparsate di Beppe Grillo e Gianpiero Samorì all’assemblea dei soci della banca nel 2013, quando un posto sul palco dell’avanspettacolo non si negava a nessuno. Ma stavolta Siena è anche il punto di congiunzione ideale fra sinistra più o meno estrema, Cinque stelle e sovranisti vari. Di nuovo Siena come parte per il tutto: e il tutto in questo caso è il duello sull’Europa e l’euro. Borghi attira attorno a sé un pubblico molto critico nei confronti della moneta unica. Un po’ come Bagnai, candidato con la Lega in Abruzzo e nel Lazio, con cui si è complimentato ieri Stefano Fassina, esponente di punta di Sinistra Italiana, su Twitter (seguito anche dai complimenti dei sovranisti di destra Gianni Alemanno e Guido Crosetto) “In bocca al lupo ad Alberto Bagnai, candidato indipendente con la Lega. La sua analisi dell’euro è fondamentale. Siamo su sponde opposte, ma per primato della nostra Costituzione su Trattati europei dobbiamo dialogare”, ha detto Fassina che ha aggiunto alla conversazione anche Massimo D’Antoni, economista, docente di Scienza delle finanze all’Università di Siena, un tempo Pd e oggi fassiniano, molto critico nei confronti dell’euro. Un’aggiunta non avvenuta a caso, come racconta un ex docente della facoltà di Economia, che fu fondata grazie a Richard Goodwin, uno dei primi “macroeconomisti dinamici”, ossia uno tra i primi ad applicare alcuni metodi matematici allo studio della crescita e in generale. “All’Università di Siena – dice l’ex docente – c’è una importante Facoltà di Economia che potrebbe contribuire positivamente al dibattito, per esempio smascherando le incompetenze di Borghi e i pericoli del sovranismo. Ma la facoltà è abitata anche da accademici di sinistra estremamente ostili all’euro, alla Germania e all’Europa”. D’Antoni, già firma dell’Unità, è uno di loro. Ma ce ne sono anche altri, come Sergio Cesaratto, ordinario di Economia politica a Siena e firma del Fatto Quotidiano (come il leghista Bagnai), un critico dell’euro della prima ora e di estrema sinistra. Anche lui si è congratulato per la candidatura di Bagnai (la mancanza di virgole è autentica e a carico del lettore, prendete fiato): “Non posso non augurargli un grande successo e complimentarmi con la sinistra che dei temi che Alberto evoca e di chi li ha indipendentemente da lui evocati in questi anni se ne è fregata altamente. Grazie sinistra! (nessuna componente esclusa”. Bagnai per la sfortuna di questi professori non è candidato a Siena ma Borghi, che è un po’ il suo gemello diverso, sì. I professori no euro della sinistra senese (per quanto forestieri pure loro) potrebbero trovare nel leghista milanese, già candidato perdente alla regione toscana contro Enrico Rossi, un valido sostituto. Sarebbe la logica convergenza del sovranismo antisistema di destra e di sinistra per battere il massimo esponente del “sistema Siena” e del “sistema euro”: Pier Carlo Padoan.

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