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Roma e tutti gli altri fallimenti grillini

I disastri di chi vuole governare “in nome dell’onestà e della competenza”

23 Dicembre 2017 alle 06:00

Roma e tutti gli altri fallimenti grillini

Convegno "Parole guerriere" con Alessandro Di Battista e Virginia Raggi (foto LaPresse)

Per l’incredibile fiasco di Virginia Raggi circola una teoria giustificazionista che si appella ai “mali eterni” di Roma. E’ una balla: la capitale è stata quasi sempre decentemente amministrata, dal leggendario Ernesto Nathan del primo Novecento, poi sotto il fascismo, con i sindaci espressione dei costruttori nel Dopoguerra, fino a Rutelli e Veltroni. Dal piano regolatore umbertino con scuole e licei d’avanguardia, all’Eur, alle infrastrutture delle Olimpiadi, alle estati romane, tutti ne avevano fatto una metropoli tendente alla modernità e al cosmopolitismo. Ma il vero sponsor di Virginia Raggi è stato semmai Ignazio Marino, della sinistra etica che sempre distrugge quella di governo (ricorda nulla?). Perciò, che il 9 gennaio Raggi venga o no rinviata a giudizio, poco cambia: se non che il pil di Roma, da sempre sopra la media nazionale, è finito sotto.

 

Né la collega ex modello Chiara Appendino, che a Torino ereditava un ancora più stabile benessere amministrativo ed economico, può esibire alcunché: oltre alla tragedia di piazza San Carlo parlano il dissesto della Gtt, l’azienda di trasporto pubblico, il no ideologico grillino ai capitali privati in pieno triangolo industriale, le bocciature del bilancio 2016, le faide interne al movimento. Anche Parma, prima conquista nel 2012, “si governava da sola”. Ma il sindaco Federico Pizzarotti è stato anche il primo a mandare a quel paese Beppe Grillo. La sua rielezione da indipendente dimostra che meet-up, blog, statuto, e tutte le trovate della ditta Casaleggio, lo stesso Grillo, sono solo fuffa, se si vuole affrontarle senza complessi.

 

A Livorno Filippo Nogarin, eletto nel 2014 causa la pancia piena della sinistra nella roccaforte rossa, ha subito fatto rimpiangere i vecchi politici: si è opposto al raddoppio del porto, già finanziato dal governo; ha dormito, letteralmente, nella notte dell’alluvione di settembre (nove morti) poiché la Protezione civile a cinque stelle non rispondeva alle chiamate di quella regionale. E anche su di lui, come su tutti i suoi colleghi della diversità etica, incombono processi e accuse di illeciti. Questo è il bilancio locale di chi si candida a governare il paese “in nome dell’onestà e della competenza”.

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