cerca

Mister trasparenza

Storia di Marcello Minenna, campione grillino e re del conflitto di interesse

Il dirigente Consob è consulente di una procura (Trani) che accusa Deutsche Bank, già scagionata dalla sua Consob

Luciano Capone

Email:

capone@ilfoglio.it

23 Dicembre 2017 alle 06:00

Storia di Marcello Minenna, campione grillino e re del conflitto di interesse

Marcello Minenna (foto LaPresse)

Roma. Rilascia interviste qualificato come docente della Bocconi, interviene in maniera continuativa su “Report” presentato come economista della London School of Economics, a cadenza quotidiana escono suoi interventi come matematico della London Graduate School, pubblica libri sull’euro con la prefazione di Romano Prodi e studi sull’uscita dell’Italia dall’euro con Mediobanca, è opinionista del Corriere della Sera, partecipa ai talk-show in qualità di ex assessore al Bilancio del comune di Roma del Movimento 5 stelle, ma prima di tutto Marcello Minenna è un dirigente della Consob, l’autorità indipendente di vigilanza sulle società quotate.

  

Minenna è di sicuro il volto noto dell’Authority, anche più del presidente Giuseppe Vegas (sostituito ieri dall'eurotecnico Mario Nava) che ha un’esposizione mediatica notevolmente inferiore, insomma è uno di quelli che non fanno nulla per nascondere i propri interessi. Le sue molteplici attività sono tutte note, tranne una, che stranamente è rimasta segreta o quantomeno sconosciuta a lungo. Minenna è infatti il consulente tecnico della procura di Trani nell’inchiesta contro Deutsche Bank (Db). L’inchiesta è quella avviata dal pm Michele Ruggiero, lo stesso delle inchieste contro le agenzie di rating (assolte) e contro i vaccini (archiviata), che vede indagati gli ex vertici di Db (dall’allora presidente Josef Ackermann a scendere) per manipolazione del mercato, a causa della vendita di titoli di stato italiani del 2011. Un’operazione di ristrutturazione del portafoglio rispetto al “rischio Italia”, ma definita da una certa letteratura come l’inizio del “complotto dello spread” o del “golpe” contro l’Italia.

  

Minenna è colui che insieme al pm Ruggiero ha interrogato, talvolta quasi guidando le danze, gli indagati e anche i testimoni: i vertici di Db, il giudice della Consulta Giuliano Amato, gli ex ministri del Tesoro Vittorio Grilli, Fabrizio Saccomanni e Giulio Tremonti. Nonostante l’importanza e la risonanza di questa inchiesta, il ruolo centrale di Minenna non era mai emerso. Ma diventa sempre più importante, e forse imbarazzante per Consob, dopo l’audizione in Commissione d’inchiesta sulle banche dell’ad di Deutsche Bank Italia Flavio Valeri.

  

Parlando proprio dei fatti oggetto dell’inchiesta, Valeri afferma che per ben due volte – nel 2011 e nel 2016 – Consob ha richiesto a Db informazioni sulla vendita di titoli di stato del primo semestre del 2011. Tutte le informazioni sono state fornite e l’autorità non ha mai sollevato alcuna obiezione o sanzione. La cosa presenta aspetti poco chiari, a partire dal fatto che un dirigente della Consob faccia da consulente tecnico per un’inchiesta su cose su cui Consob non ha avuto da eccepire. Se la Consob durante la sua istruttoria su Db avesse rilevato delle irregolarità avrebbe dovuto sanzionarle e se avesse individuato delle ipotesi di reato avrebbe dovuto segnalarle alla magistratura. Nulla di questo è accaduto.

   

Come detto da Valeri in Commissione banche, il 29 luglio 2011, pochi giorni dopo la pubblicazione della semestrale di Db, Consob chiede alla banca una serie dettagliata di informazioni sulle operazioni del primo semestre, informazioni che vengono trasmesse e ritenute chiarificatrici dall’Authority. Ma l’ad di Db afferma anche che Consob chiese un ulteriore approfondimento 5 anni dopo, nel febbraio 2016, evidentemente su sollecitazione della procura di Trani che aveva appena avviato un’inchiesta (ora conclusa e trasferita dalla Cassazione alla procura di Milano per incompetenza territoriale). Anche nel secondo caso l’Authority non ha sollevato obiezioni ai tedeschi. Ma mentre Consob, come è doveroso, collaborava a livello istituzionale con la magistratura senza trovare irregolarità, un suo dirigente, probabilmente a titolo individuale, lavorava per conto del pm alla consulenza tecnica su cui si fonda il capo d’imputazione contestato a Db. Con quante voci parla Consob in un procedimento penale? Quale delle due opinioni vale se sono in conflitto?

   
Questo è un punto importante, perché o l’autorità indipendente ha una carenza di regole interne, oppure Minenna ha un lasciapassare completo rispetto alle comunicazioni sugli incarichi personali. Infatti, proprio negli stessi mesi in cui è consulente della procura di Trani, Minenna viene nominato anche assessore al Bilancio del comune di Roma per il M5s, con le benedizioni di Virginia Raggi, Paola Taverna, Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Ebbene, Minenna non solo non chiede preventivamente al suo istituto, come prevedono le norme, l’autorizzazione per assumere l’incarico politico, ma addirittura il 6 luglio comunica a Consob di essere stato nominato assessore e di voler mantenere anche l’incarico da dirigente. Si tratta di un comportamento lunare, non fosse altro che per l’evidente conflitto d’interessi tra il ruolo di dirigente di un organo di vigilanza sui mercati e quello di assessore che controlla società quotate come Acea.

  

E infatti Minenna, non si sa se durante la fase di doppio incarico in conflitto, ha dichiarato in una testimonianza resa ai magistrati romani di aver lavorato quando era assessore alla vendita dell’Acea ai cinesi (chissà se ne erano a conoscenza la sindaca Raggi o i vertici del M5s): “Per i rifiuti avevo pensato a una joint venture tra Acea e Ama – ha dichiarato – si era anche ipotizzata la costituzione di una nuova società con l’ingresso di capitali cinesi”. Una proposta in conflitto con il programma del M5s, ma soprattutto in conflitto con il suo ruolo in Consob. La vicenda del doppio incarico, su cui hanno presentato due interrogazioni parlamentari Giampaolo Galli e Massimo Mucchetti del Pd (ci sarebbe una terza interrogazione su Minenna a firma Boccadutri, Dell’Aringa, Galli e Romano alla quale il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non risponde da mesi), si è poi conclusa con una richiesta di aspettativa presentata da Minenna solo il 15 luglio. E cosa ancora più strana, Consob ha concesso l’aspettativa non dal giorno della richiesta, ma retrodatandola al giorno di nomina da assessore. Per Minenna non deve essere una cosa inusuale in Consob, visto che è stato appena promosso retroattivamente: scatto di qualifica a partire dal 1° gennaio 2015.

     
C’è stato un periodo nel 2016 in cui Minenna è stato dirigente Consob, assessore del M5s responsabile di società quotata e consulente tecnico della procura di Trani su vicende archiviate da Consob. L’istituto ne era a conoscenza? Ha autorizzato Minenna a fare il consulente del pm di Trani? Per questo incarico c’è bisogno di un’autorizzazione della Commissione o no? Minenna, in veste di consulente della procura, rappresenta la Consob o collabora a titolo individuale? Queste sono le domande che poniamo alla Consob e che avremmo voluto porre al suo dirigente. Il Foglio ha contattato l’interessato per avere delle risposte, ma appena Minenna ha saputo l’argomento della discussione ha interrotto le comunicazioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    26 Dicembre 2017 - 09:09

    Quanti interrogativi opportuni e leciti senza risposta.! Una vergogna pubblica tutta italiana.

    Report

    Rispondi

Servizi