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Perché Appendino potrebbe essere l’anti Di Maio

Chi è vicino alla sindaca pensa che Davide Casaleggio le chiederà di candidarsi per le prossime elezioni politiche. Cosa sta accadendo nel M5s?

11 Aprile 2017 alle 13:47

Perché Appendino potrebbe essere l’anti Di Maio

Chiara Appendino (foto LaPresse)

Roma. Chiara Appendino candidata premier per il M5s? Lei, ben sostenuta da quelli che il Pd locale chiama “poteri furbi”, si schermisce. “Io sono la sindaca di Torino e lo sarò per i prossimi quattro anni. Io mi occupo di Torino e della sua area metropolitana e vi garantisco che c’è già molto da fare”, dice. Lo ha ribadito anche a Ivrea, al convegno organizzato in memoria di Gianroberto Casaleggio. Da mesi però si parla di questa ipotesi, che negli ultimi giorni – stando a quanto risulta al Foglio – viene rilanciata anche dal suo entourage. Non è chiaro se sia un auspicio o una presa d’atto, ma chi è vicino alla sindaca pensa che Davide Casaleggio le chiederà di candidarsi per le prossime elezioni politiche. Il perché è evidente: Luigi Di Maio è considerato bruciato. Troppa esposizione, troppi errori. Appendino invece sta adottando un basso profilo (così basso, come già abbiamo raccontato su queste colonne, che la giunta a Cinque Stelle sta proseguendo, soprattutto su questioni urbanistiche, il lavoro della precedente gestione, in contraddizione con i proclama della campagna elettorale). Pochi interventi pubblici nazionali, zero interviste. Altri invece sono troppo esposti, come appunto Di Maio e anche la sindaca di Roma Virginia Raggi. L’attenzione mediatica è tutta per loro, e non è detto che sia un bene.

 

Il vicepresidente della Camera già nei mesi scorsi aveva dimostrato di non apprezzare le indiscrezioni su una possibile candidatura di Appendino. “Non c’è alcuna competizione tra me e Chiara Appendino. Il meccanismo è quello utilizzato da sempre, ci sono delle regole chiare, tra cui il fatto che chi sta svolgendo un compito non può candidarsi a fare altro fino al termine del mandato”, ha spiegato Di Maio. Il punto, insomma, sarebbe procedurale, burocratico, come sempre succede nelle questioni a Cinque Stelle. E in effetti secondo le non-regole del Movimento, la sindaca di Torino sarebbe già al secondo mandato (il primo da consigliera comunale, quello attuale da sindaca), quindi non ci sarebbe formalmente spazio per fare altro. Oltretutto, appunto, il M5s a un suo eletto di lasciare il lavoro a metà per candidarsi altrove. E le elezioni politiche non sono fra quattro anni, quando scadrà il mandato di Appendino, ma nel 2018, fra una manciata di mesi. L’intenzione di non candidarsi viene ribadito anche da parlamentari vicini alla sindaca, come il deputato Alberto Airola, cui tocca il compito di far sapere che “non sarà candidata premier. Se glielo chiedete, lei vi risponderà che è talmente stanca che dopo 5 anni da sindaco si dedicherà soltanto alla sua famiglia. Questo è quello che mi dice sempre”. Ma lo staff di Appendino pensa che questa richiesta arriverà da Casaleggio. In questo modo si spiegherebbe anche perché un pezzo dei “poteri furbi” torinesi (copyright Stefano Lo Russo, capogruppo del Pd di Torino) sostiene la sindaca, “una delle poche del M5s con cui in futuro poter ‘parlare’, qualora Grillo vincesse le prossime politiche”. Il ragionamento, secondo Lo Russo, riferendosi ai poteri forti/furbi, è: “Noi teniamo su la sindaca in vari modi e in cambio le facciamo firmare cambiali politiche per il sostegno che le diamo adesso in modo da poter andare eventualmente a riscuotere tra qualche mese”.

 

Non è dunque vero, come si affrettano sempre a precisare i vertici dei Cinque Stelle, che il partito di Grillo è super compatto. Anzi, da tempo è in corso una fronda contro Luigi Di Maio. La nemica più agguerrita del vicepresidente della Camera, naturalmente, è la senatrice Paola Taverna, dai tempi della famosa email non capita/non letta, che insieme ad altri parlamentari conduce una guerra neanche troppo sotterranea per isolare Di Maio, e il presidente della commissione di Vigilanza Rai, già membro del fu direttorio, Roberto Fico.

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