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Sala smonta anche il Lingotto di Renzi

Il sindaco di Milano, assente a Torino, gelido sulla convention organizzata dall'ex premier: "Iniziativa positiva, ma non c'è una proposta per vincere le elezioni"

14 Marzo 2017 alle 19:54

Sala smonta anche il Lingotto di Renzi

Beppe Sale a Matteo Renzi (foto LaPresse)

Roma. Beppe Sala torna a pizzicare Matteo Renzi, a pochi giorni dal Lingotto ma soprattutto dalla lettera a quattro mani con Sergio Chiamparino. L’evento del Lingotto, dice il sindaco di Milano, “ha avuto il passaggio positivo di allargare. Tutti sanno che Maurizio Martina è una persona che io stimo ma credo che i contenuti debbano ancora venire fuori. Una proposta con cui la sinistra presume di poter vincere ancora non c’è, però c’è ancora tempo”. Non è dunque leggero il giudizio sulla tre giorni organizzata da Renzi a Torino che si è conclusa domenica scorsa.

 

Sala non ha partecipato alla convention, Chiamparino sì, seppur da renziano critico. Non è invece chiaro se il sindaco di Milano sia ancora un supporter dell’ex presidente del Consiglio. Come già spiegato dal Foglio nei giorni scorsi, le distanze fra i due sono parecchio aumentate. Al punto che oggi Sala non dice se voterà per Renzi al congresso: “Il problema non è chi si vota, ma capire la proposta di tutti. Da elettore di sinistra sono attento a capire cosa ognuno dice. Abbiamo del tempo per ascoltare tutti, quindi io sposterei il dibattito su chi voto ai contenuti”. Anche perché, dice Sala, “il problema non è vincere le primarie, ma vincere poi le elezioni ed essere in condizione, cosa non facile, di creare un governo posto che da quanto capiamo centrosinistra, centrodestra e Movimento cinque stelle rischiano di polarizzare in maniera quasi simile le preferenze degli elettori”. Evidentemente, anche Renzi e il Pd secondo Sala avrebbero seri problemi a vincere le elezioni.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • GianniR

    15 Marzo 2017 - 08:08

    "Vincere le primarie, vincere le elezioni, creare un governo": ma ad amministrare (possibilmente bene) una nazione ci pensa mai qualcuno?

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