Sinistra nuda. Si vede quella di governo e quella di chiacchiera e valori

Giuliano Ferrara

La politica, l’ideologia e le altre fregnacce scritte, molto bene, da Michele Serra e la logica della scissione piddina, presa d’atto del conflitto tra due linee

Dicono che la scissione nel Pd è cosa noiosa. Bè, intendiamoci. Qui c’è una sindaca di Roma che scrive al suo padrone Casaleggio “Marra è trasparente e onesto”, e vabbè, poi passa a denunciare un tizio, che aveva preso casualmente come suo capo della segreteria, perché continua a intestarle delle polizze-vita, mah, si può essere più sfrontatamente divertenti di così, a spese dei poveri romani cretini che l’hanno votata? Poi c’è l’impostore arancione, e perfino la Fox s’è convinta che “dice bugie a ripetizione”, un incredibile e pericoloso cialtrone alla testa del paese-mondo dei nostri sogni, che dà spettacolo di sé ogni minuto in diretta, un reality pieno di mendacio e di brio che alimenta il nostro gusto per la bassezza umana. Grazie che la scissione di un partito europeo quasi normale è noiosa.

Ma vediamo le cose come stanno. Michele Serra sabato – ma che onore essere sempre e sistematicamente l’opposto del politicamente corretto del gruppo Espresso-Repubblica da quando avevo ventiquattro anni, data della fondazione – bene, Michele dice parecchie fregnacce, ma le dice come sempre molto bene, compassato e civile, il che di questi tempi non è poco. Dice che la Bolognina, la chiusura del Pci per fallimento giorni dopo, dico dopo, dopo, dopo la caduta del Muro di Berlino, fu un atto di liberazione dall’ideologia per mettere al suo posto la politica laica. Che balla! La Bolognina fu un piagnisteo perché il Pci le aveva prese dalla storia, avendo tardato non so quanti anni a prendere atto della realtà, e fu una fuga nel fumoso di altre ideologie sostitutive, ecologismi e altri correttismi, sempre carezzate da Serra e culminate in vent’anni di rifiuto della politica in nome della caccia a Berlusconi cavaliere nero, da Lenin e Stalin a Nanni Moretti, ma sempre a cavallo di un ronzinante ideologico molto poco cervantino.

Poi Serra, che deve fare cassa con i suoi lettori in nome della malinconia del tifoso, e trattare la scissione eventuale in preparazione come una sciagura, in sintonia con il cuore sociale che scambia un partito per l’Inter, dice che qui la politica non si vede più, e forse era meglio l’ideologia. Lo dice e non lo dice, com’è nel suo stile umoralista e allusivo di banditore di bellurie. Che balla! La verità è l’opposto. Per una volta, mentre Delrio e Franceschini, cioè i bravi democristiani della combriccola, si preoccupano di telefonare a tutte le correnti per rappezzare un bambolotto di pezza ideologico che una vera divisione politica e una diversa, incompatibile visione del futuro ha sbranato da tempo, si propone alla gente che ha voglia di vedere le cose come stanno qualcosa di intensamente ed espressivamente politico. Se chi gioca a fare l’unitario ha problemi di potere, oltre che di tifo calcistico per il team del cuore, la realtà parla di una politica riformista e liberale decomplessata, che ci ha liberato dell’articolo 18 e di altre reverenze verso il passatismo dei valori, e di una resistenza radicale al riformismo in nome di politiche vecchia guardia capaci di recuperare lo spazio del malessere antiglobalizzazione, e di inseguire trumpini & salvini sul loro terreno con corteggio di sindacati rimessi al mondo con la respirazione bocca a bocca, taxisti incazzati, qualche operaio di quelli messi in minoranza da Marchionne, e molti economisti e sociologi sirizisti di quelli che piacciono alla compagnia di giro dei D’Alema e Bersani. E’ la logica dell’accozzaglia già referendaria come via d’uscita dalla stretta riformista ormai giudicata insopportabile, e avanti compagni verso il medioevo prossimo venturo. Le questioni di potere e rancore ci sono, certo, e solo  Serra può fingere da trent’anni (terza balla!) di pensare che la politica debba essere un ipocrita inchino all’interesse generale e poi una cena sociale in guanti bianchi, magari in un circolo Arci, che è poi il travestimento moralistico dell’interesse particolare, mentre anche i bambini dovrebbero sapere, anche gli sdraiati, che l’unica cosa che la politica può dare è la relativa e sempre imperfetta coincidenza di un interesse particolare con il bene comune.

A guardarsi in giro, arte di moda, politica americana, elezioni francesi salvo Macron, Campidoglio aio e oio, linguaggi e sensibilità penosamente prevalenti nel pensiero unico che ora si è fatto révolté e populist-chic, la politica evocata e invocata da Serra come il quid che non c’è nella scissione piddina, ecco, quella politica è scomparsa a vantaggio della demagogia e della stupidità, invece nella logica della scissione piddina, razionale presa d’atto della competizione conflittuale tra due linee, ce n’è ancora un esempio che ha un valore perfino morale, posto che finisca il gioco del cerino e qualcuno dica che il re è nudo e che le sinistre sono due, una di governo e una di chiacchiera e valori, e tutte e due hanno diritto a emularsi nella conquista dei due popoli che sono il suo serbatoio. Sennò i mille giorni del talentuoso boy scout e la rottamazione non saranno serviti a niente, al massimo a far emergere quel magistrato impiccione e demagogico delle cozze pelose, l’Emiliano furioso (e altre microstorie).

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.