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Referendum fisso

Ieri ho girato 50 negozi etnici attorno alla stazione Centrale di Milano. I titolari di negozio sono presidenti della comunità a cui appartengono. Non solo i masai schierati per il Sì. Tutte le comunità straniere che stanno con Renzi (forse).

21 Ottobre 2016 alle 10:28

Referendum fisso

Un negozio etnico (immagine di Monica Arellano-Ongpin via Flickr)

Come mediatore culturale per la regione Lombardia mi trovo bene. Non timbro il cartellino, in quanto sono sul territorio a fare corsi di teatro ai richiedenti asilo. Ieri ho girato 50 negozi etnici attorno alla stazione Centrale di Milano. I titolari di negozio sono presidenti della comunità a cui appartengono. Ho iniziato con quello che vende i “digeritori”. Il commesso rappresenta la comunità aborigena. Gli faccio: “Amigos, non per violare la tua privacy, ma al referendum cosa voti?”. Lui: “Sto con Renzi, voto Sì”. Io: “Bravo, e i tuoi colleghi?”. Lui: “Su 26.000 aborigeni a Milano circa il 99,5 per cento vota Sì”. Io: “Ciao, ci vediamo domani al teatro della cooperativa per provare Zio Vanja”. Poi sono andato nel negozio di fianco, gestito da indiani: “Amigos, porque balotar?”. Lui: “Scusa Carlone, perché mi parli in spagnolo?”. Io: “Perché i ‘Promessi Sposi’ sono ambientati a Milano durante la dominazione spagnola…”. Lui: “Ok, ok, comunque sia io che i 150.000 indiani della mia comunità votiamo Sì”. Io: “Complimenti, ci vediamo oggi per le prove dei Fratelli Karamazov”.

 

Passo al negozio cinese: “Ciao Testa Grossa, volevo chiederti cosa avete intenzione di votare il 4 dicembre?”. Lui: “Per cosa si vota?”. Io: “Non so, dimmelo tu”. Lui: “Noi comunque votiamo Sì”. Io: “Non per mancarvi di rispetto, ma voi per il sindaco eravate con Forza Italia…”. Capo della comunità cinese: “Stavolta votiamo Sì”. “Tutti?”. “Sì, tutti i 400.000 cinesi residenti a Milano”. “Ciao, grazie, ci vediamo domani alle prove del Malato immaginario”. Davanti all’Arena civica incontro venti masai vestiti da masai che suonano il tamburo. Io: “Cosa suonate il tamburo che non c’è nessuna manifestazione?”. Capo masai: “Hai ragione, smettiamo subito”. Io: “Non c’è problema. Piuttosto, siete pro o contro Renzi?”. “Siamo sia per Renzi sia per votare Sì”. Io: “Non per mancare di rispetto, ma quanti siete a Milano?”. Capo masai: “Cento”. Io: “Passate dopo il referendum in regione che vi compriamo i tamburi nuovi”.

 

Il capo dei boscimani, che passava lì per caso, fa: “Vogliamo anche noi dire la nostra sul referendum…”. Io: “Ma non è il caso”. Loro: “Ci hai offeso”. Io: “Hai ragione, scusatemi! Sono un po’ impulsivo, ditemi…”. Boscimani: “Siamo per il Sì!”. Io: “Bravi, vi ho sempre stimato”. Il presidente Maroni è venuto a sapere che vado in giro a fare così e mi fa: “Scusa, ma non eri dei nostri? Voti Sì?”. Io: “Tu cosa fai?”. Maroni: “Ok, voto anch’io Sì!”. A quel punto entra l’assessore alla Sicurezza e ci urla: “Traditori! O almeno così sembra! Vi siete innamorati di Maria Elena Boschi e fate tutto quello che dice lei”. Maroni: “Sì, è vero, l’amore viene prima di tutto!”. Oggi mandiamo una lettera alle comunità straniere: “Ragazzi, non esagerate con il Sì, almeno un 5 per cento fate scheda bianca”.

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