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Giocarsi alla grande il 2017. Appunti preventivi per il G7 italiano

A Taormina i leader del G7 meno la Russia si troveranno a discutere delle principali questioni globali, ma il vertice non sarà decisivo. Renzi ha però l’occasione di indirizzare dossier e alleanze.

7 Agosto 2016 alle 06:15

Giocarsi alla grande il 2017. Appunti preventivi per il G7 italiano

Il premier Matteo Renzi (foto LaPresse)

Se il governo Renzi sarà ancora in cerca di visibilità sull’agone internazionale, il 2017 potrebbe essere probabilmente l’anno opportuno. Tra pochi mesi, infatti, l’Italia avrà la possibilità di giocare un ruolo da protagonista sullo scenario globale, grazie a due avvenimenti che porranno il nostro paese al centro dell’agenda: la presidenza di turno del G7 e il mandato come membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non intendiamo in questa sede soffermarci su quest’ultima circostanza, a parte ricordare che il seggio, peraltro, è stato ottenuto per un solo anno (invece dei canonici due) in seguito a un accordo con i Paesi Bassi, nonostante l’intensa promozione effettuata dal governo italiano nei mesi scorsi per sostenere la nostra candidatura. Ci pare invece più interessante cominciare a riflettere sui possibili contenuti e sulla centralità che un vertice come il G7 potrà avere sotto l’esercizio della nostra presidenza, sette anni dopo L’Aquila (nel 2009) e quindici dopo il travagliato summit di Genova (nel 2001). Com’è cambiato il mondo in questo lasso di tempo? Può un forum come il G7 continuare ad avere un ruolo trainante – quantomeno a livello di impulso politico – nell’ambito delle relazioni internazionali?

 

A Taormina, sede annunciata del vertice, i leader del G7 meno la Russia (ma su questo spenderemo qualche riflessione più avanti) si troveranno a discutere delle principali questioni globali in un contesto che non solo è notevolmente cambiato negli ultimi anni, ma è diventato in tempi recentissimi ancora più fluido e imprevedibile. Vari sono i fattori determinanti di questo processo. A livello economico, l’emergere di nuove potenze in altre regioni diverse da quello che convenzionalmente chiamiamo “Occidente” (Cina e Russia in primis, ma anche Brasile e India) ha cambiato la geografia dei rapporti di forza commerciali e finanziari. Questa ridefinizione è stata colta parzialmente dal G20, che all’indomani della crisi finanziaria del 2007-08 ha saputo inglobare e dare voce alle economie emergenti, ma che da alcuni anni pare aver smarrito la concretezza e la forza propulsiva delle origini. A livello politico e securitario, tante sono le minacce emerse a livello globale e regionale negli ultimi anni: l’instabilità in Europa orientale in seguito all’inasprimento dei rapporti con Mosca; il riemergere della minaccia del terrorismo islamico in seguito alla disgregazione politica in Medio oriente; le ondate migratorie in arrivo dalla sponda sud del Mediterraneo, che pongono alle nostre società una sfida demografica di lungo periodo; il successo crescente dei populismi a sfondo nazionalista nei paesi Ue, di cui la Brexit è l’espressione più traumatica e che rischiano di minare in modo irreparabile il progetto di integrazione europea.

 

A fronte di uno scenario così complesso e mutevole, quale ruolo può realisticamente giocare il G7? Un Vertice di due giorni scarsi, nonostante sia un’utile occasione di confronto e dialogo tra i leader, difficilmente può avere un impatto determinante sulle principali questioni sul tappeto, a maggior ragione in una fase così complessa delle relazioni internazionali. Il G7 ha mantenuto però fino ad oggi un vantaggio competitivo rispetto ad altre organizzazioni più strutturate e più “numerose”: la condivisione di ideali e valori, si potrebbe dire insomma di una simile “visione del mondo”. Questa corrispondenza di vedute, che si traduce poi nell’adozione di posizioni comuni attorno ai tavoli dove si prendono le decisioni, ha permesso ai paesi del G7 di fornire indirizzi politici omogenei e di fare fronte comune nei confronti di gruppi che esprimono altri interessi, come ad esempio i Brics.

 

Per l’Italia, la presidenza del G7 potrebbe venire al momento giusto: sulla carta, avremmo infatti la possibilità di orientare il timone della discussione verso la questione dei migranti e rifugiati, ma anche di una revisione delle politiche fiscali per tentare un cambio di rotta rispetto a ricette che, almeno in Ue, non si sono rivelate in grado di far ripartire la crescita con decisione. Tuttavia, i “compagni di banco” che il presidente del Consiglio troverà al suo fianco in Sicilia potrebbero non essere quelli idealmente attesi. La componente femminile sarà indubbiamente esaltata dalla sicura presenza sicura di Angela Merkel e di Theresa May, nuova premier britannica, cui si potrebbe aggiungere Hillary Clinton se dovesse spuntarla su Donald Trump alle elezioni presidenziali di novembre. C’è però la possibilità, da non scartare a priori, che le “quote rosa” siano ancor più numerose se Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni in Francia, che si terranno poche settimane prima del Vertice (previsto a fine maggio). Non possiamo peraltro sottovalutare lo scenario che vedrebbe il candidato del Gop, fresco di nomination, vincere le elezioni ed insediarsi alla Casa Bianca. Con Trump e Le Pen seduti al tavolo dei “Grandi”, la discussione potrebbe prendere pieghe del tutto imprevedibili, mettendo a repentaglio proprio il maggiore punto di forza rimasto al G7 fino ad oggi, quella “likemindedness” cui accennavamo poc’anzi.

 

Un altro grande punto interrogativo è quello relativo alla questione ancora irrisolta dei rapporti con la Russia, estromessa dal G8 nel 2014 (peraltro proprio durante il suo turno di presidenza) in seguito all’annessione della Crimea. Putin rimane un partner per certi versi scomodo, ma comunque indispensabile per la stabilità in medio oriente e anche per i reciproci interessi economici e di approvvigionamento e sicurezza energetica. L’Italia è tra i membri del G7 che in questi due anni hanno adottato un atteggiamento meno ostile nei confronti di Mosca e la guida del forum potrebbe essere l’occasione per iniziare un percorso di distensione, sempre se il quadro complessivo lo consentirà. In conclusione, il G7 italiano del 2017 potrebbe essere un successo o, viceversa, risentire negativamente di una matassa sempre più aggrovigliata a livello internazionale. Un equilibrio sottile che sarà spostato in un senso o nell’altro dagli eventi dei prossimi mesi, a cominciare dalle elezioni negli Stati Uniti e dall’inizio del percorso di uscita del Regno Unito dalla Ue. Una sola cosa al momento è certa: comunque vadano le cose, non ci sarà tempo per annoiarsi.

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