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Merola firma il referendum contro il Jobs Act

Il sindaco di Bologna del Pd aderisce alla Carta promossa dalla Cgil e chiede la reintroduzione dell’articolo 18. Esulta il sindacato, polemiche nel Partito democratico.

 

30 Maggio 2016 alle 17:15

Merola firma il referendum contro il Jobs Act

Matteo Renzi e Virginio Merola (foto LaPresse)

Il referendum promosso dalla Cgil contro il Jobs Act guadagna una firma in più che determina una nuova crepa all’interno del Partito democratico: quella di Virginio Merola, sindaco di Bologna. L’annuncio arriva alla festa della Cgil, durante il ricordo dello storico leader Luciano Lama. Il primo cittadino ha aderito alla nuova Carta dei diritti proposta dal sindacato che chiede la modifica della legge varata dal governo Renzi e, tra l’altro, la reintroduzione dell’articolo 18. Sono quattro le raccolte-firme che la Cgil sta portando avanti: una punta alla nascita di una nuova legge dei lavoratori, mentre le altre tre prevedono la cancellazione dei voucher, nuove norme sugli appalti e nuove regole sui licenziamenti. Indicativo il fatto che Merola, nel suo discorso sul palco durante la manifestazione, avesse detto di Lama: "Non era mai subalterno, sapeva far valere le sue idee. Ricordo una sua frase: ‘Non stanchiamoci mai di trovare insieme in ogni momento le ragioni dell'unità’".

 

Merola – considerato vicino a Renzi – non sembra turbato dalla possibile reazione del premier alla sua firma. "Perché? A lui piacciono i referendum", scherza il sindaco a margine dell'incontro al Cavaticcio (confermando che a ottobre voterà Sì alle riforme del premier). Ma i motivi che lo hanno spinto a firmare la Carta proposta dalla Cgil vengono elencati in un comunicato successivo. "In primo luogo – spiega Merola – l'ho fatto perchè dobbiamo riportare il tema del lavoro al centro del dibattito pubblico, a partire da Bologna". Il sindaco dichiara di ritenere il Jobs Act, nel complesso, una buona legge, ma  ancora migliorabile. "L'abuso dei voucher è sotto gli occhi di tutti – prosegue, sottolineando la seconda ragione della sua scelta – e sta favorendo forme di incertezza del lavoro molto superiori al passato. Lavoro, tra l'altro, pagato spesso poco e male. Migliorare quella parte del Jobs Act è a mio avviso giusto e importante". Non solo: "Proseguo la mia battaglia contro i pasdaran e le tifoserie nella nostra sinistra: non condivido né la posizione di chi ritiene che l'abolizione dell'articolo 18 sbloccasse da sola il mondo del lavoro italiano, né che la difesa a oltranza di quella legge rappresentasse l'unica battaglia possibile. Bisognerebbe ragionare di lavoro in modo maturo, partendo dai dati: l'Italia sta ripartendo, Bologna sta ripartendo, la direzione di marcia è giusta, ma dobbiamo fare di più".

 

Per il sindacato si tratta di un motivo di esultanza e Vincenzo Colla, segretario della Cgil dell'Emilia-Romagna, esorta gli altri sindaci a seguire l’esempio. C’è tensione, al contrario, nel Pd, il cui responsabile economia, nonché padre del Jobs Act, Filippo Taddei, commenta: “Penso che questo non cambierà il sostegno del Pd alla riconferma del sindaco Merola ma sono dispiaciuto per il fatto che, firmando il referendum della Cgil, il sindaco della mia città non riconosca il valore riformatore, progressista e di sinistra di una riforma del lavoro così complessiva come quella del Pd, una riforma che sta producendo risultati positivi e insperati”.

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