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Gli ipocriti della Carta

Il carattere eterogeneo dell’alleanza antirenziana non fa scandalo, ma fa spesso sorridere di gusto. Dietro la difesa della Costituzione più bella del mondo c’è un mondo che si svela. Dizionarietto utile sulla CPBM.

19 Maggio 2016 alle 06:18

Gli ipocriti della Carta

Presentazione del comitato per il No al referendum sulla riforma della Costituzione (foto LaPresse)

CPBM. La Costituzione più bella del mondo (lo ha notato Angelo Panebianco) entra con tutte le scarpe nel gioco dell’antipolitica di destra, di sinistra e giudiziaria: un fronte unico dall’alto. Rimproverano a Renzi di averla voluta cambiare. La CPBM dice che la si può cambiare ex articolo 138, che recita: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Assemblee regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”. Sembrerebbe tutto chiaro. In una democrazia parlamentare si fa così, almeno secondo le regole della CPBM.

 

Mandato. Il governo Renzi, dicono gli avversari della riforma sottoposta a referendum, non è eletto. Finché lo dice il Cav., passi. Ma che lo dicano tutti, tutti coloro che negavano l’elezione diretta del governo anche in regime maggioritario, i teorici del ribaltone continuo in funzione antiberlusconiana, e perfino dell’intervento dei carabinieri per rimuovere l’usurpatore votato dagli italiani (Asor Rosa, per esempio), è ridicolo. Il governo Renzi nasce in Parlamento. Renzi chiede ai senatori, agli onorevoli senatori, fin dal primo paragrafo delle sue dichiarazioni programmatiche, un mandato su cui pone la prima e determinante questione di fiducia: deve essere l’ultima volta che il Senato dà la fiducia al governo, vogliamo razionalizzare il sistema bicamerale eguale. Fiducia accordata, mandato espresso.

 

Verdini. La Costituzione non è stata cambiata da Denis Verdini, con un qualche sotterfugio di palazzo, è stata cambiata in base a un patto politico-parlamentare tra Renzi e Berlusconi, detto patto del Nazareno, che apertamente rivendicava la necessità delle riforme e le ha promosse di comune accordo in ciascuna delle due Camere (anche la legge elettorale). Si può non essere d’accordo, ma che c’entra l’agitazione dello spettro dell’uomo nero, Verdini, il quale è solo un abile politico capace di tenere fede al patto che aveva sottoscritto per evidenti ragioni politiche?

 


Denis Verdini (foto LaPresse)


 

Trasformismo. Ci risiamo: Verdini è segretamente in maggioranza. Bisogna informare i censori televisivi dell’asse Renzi-Verdini, consolidatosi dopo il passaggio del Cav. all’opposizione di sé stesso, che il più antico, sperimentato e solido sistema costituzionale del mondo, quello americano, è fondato sulla capacità dell’esecutivo (il presidente) di costruire maggioranze trasversali per il varo delle leggi nel Senato e nella Camera dei rappresentanti: non c’è legge, compreso l’Obamacare, che non sia stata contrattata e poi votata da maggioranze comprendenti pezzi del Partito repubblicano, quando il presidente è un democratico, e pezzi del Partito democratico, quando il presidente è repubblicano. Ci sono stati, onoratissimi e mai sfiorati da accuse di opportunismo, i Reagan democrats, e ci saranno gli Hillary republicans (i never Trump). Qualcuno dovrebbe ricordare le polemiche di parte democratica antiberlusconiana sulla sovranità del Parlamento e l’assenza costituzionale, CPBM, del vincolo di mandato. L’ignoranza è facoltativa. O no?

 

Autoritarismo. Le cosiddette élite ovvero l’establishment, da De Bortoli a Zagrebelsky, sanno benissimo come stanno le cose: la riforma costituzionale, anche in combinato disposto con la legge elettorale e il suo minuscolo premio di maggioranza, rafforza la stabilità politica e chiude l’èra del ping-pong Camera-Senato, ciò che era stato richiesto da fonti insospettabili del cosiddetto costituzionalismo compreso il professor Rodotà-tà-tà, ma non dà alcuna delega straordinaria che non sia oggi prevista al capo del governo. Balle, dunque.

 

Referendum. Previsto dall’articolo 138, è stato richiesto da ogni parte. Non è un plebiscito, ma non è innaturale che il premier, dopo aver richiesto un mandato riformatore, metta a disposizione il suo incarico in caso di sconfitta. Avesse Renzi detto: me ne impipo dei risultati, resto comunque fino al 2018, come avrebbero commentato l’affermazione i suoi detrattori?

 

Fronte unico dall’alto. Il carattere eterogeneo dell’alleanza antirenziana non fa scandalo, ma fa ridere. Sopra tutto, lo ha notato Vittorio Feltri, quando di questa innaturale alleanza fanno parte forze politiche che la riforma l’hanno compattamente votata in Parlamento. E che sono all’origine della nascita del governo Renzi attraverso il patto del Nazareno. E si muovono ora di concerto e d’intesa cordiale con coloro che per vent’anni sono stati considerati a buon diritto degli aguzzini della democrazia elettorale e parlamentare.

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