Federico Pizzarotti (foto LaPresse)

Il garantismo dei 5 stelle e la "gara a chi è più puro"

Claudio Cerasa
Secondo Di Maio chi è indagato per abuso d’ufficio deve dimettersi cinque minuti dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia. Ma nessun tweet sul caso Pizzarotti.

Al direttore - Pizzarotti indagato per abuso d’ufficio. Va bene il garantismo, ma se continua così i 5 stelle ci costano più di manette che di stipendi.

Jori Diego Cherubini

 

Sostiene Luigi Di Maio, in un tweet del 25 febbraio 2016 a commento di un avviso di garanzia ricevuto da Alfano, che, testuale, chi è indagato per abuso d’ufficio deve dimettersi cinque minuti dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia. Ieri pomeriggio, comprensibilmente, Luigi Di Maio, l’Alfano dei 5 stelle, a lungo, fino a tarda sera, non ha twittato sul caso Pizzarotti. I garantisti a 5 stelle sono uno spettacolo degno di un tour di Beppe Grillo. E proprio mentre pensavamo che la comicità di Di Maio fosse insuperabile, oplà, ecco Virginia Raggi, candidata del Movimento 5 manganelli a Roma, che sul caso Pizzarotti, a caldo, la mette così: “Contro di noi gli avvisi di garanzia sono usati come manganelli”. Cabaret puro. D’altronde, come diceva Pietro Nenni, “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.