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Rossi si candida alla segreteria del Pd (ma è senza Speranza)

L’opposizione interna del Partito democratico ha gettato la spugna

22 Febbraio 2016 alle 18:42

Rossi si candida alla segreteria del Pd (ma è senza Speranza)

Enrico Rossi (foto LaPresse)

Con grande anticipo rispetto a tutti i tempi si è già avviato il precongresso del Partito democratico. E non ci si riferisce all’idea, che pure Matteo Renzi accarezza, di far celebrare le assise nazionali del Pd a dicembre del 2016 o al massimo a gennaio del 2017, anziché, come da statuto, a novembre dell’anno prossimo. Ci si riferisce invece al fatto che è la minoranza interna che si sta già preparando a questo appuntamento, nel timore di essere colta alla sprovvista da uno dei classici contropiede del presidente del Consiglio. E’ dunque questa la ragione che ha spinto la minoranza del Pd a convocare una tre giorni a Perugia, a metà marzo. La sinistra, interna, teme infatti che Renzi faccia terra bruciata. Un indizio, a questo riguardo, lo hanno avuto dalla vicenda della legge sulle Unioni civili. I bersaniani lamentano una disparità di comportamento della maggioranza nell’affrontare la trattativa con i catto-dem, restii a votare la stepchild adoption. In sostanza, la minoranza sostiene che mentre sul Jobs Act, sulla riforma elettorale e su quella costituzionale la sinistra interna non è stata accontentata, i catto-dem invece sono stati trattati con i guanti bianchi. I renziani, ovviamente, respingono questa accusa e ricordano le innumerevoli riunioni con i bersaniani sia per quel che riguarda le riforme della legge elettorale e del Senato sia per quanto concerne il Jobs Act.

 

La minoranza ha rinunciato all’idea di mettere in difficoltà il governo Renzi (sempre che l’abbia mai presa in considerazione sul serio). Del resto, è proprio questa rinuncia una delle ragioni che ha spinto persone come Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre a dire addio al Pd. La partita dei bersaniani si gioca tutta in un perimetro interno. L’obiettivo è sempre quello di riuscire a riprendersi il partito. O quanto meno a mantenere ancora degli spazi di manovra. Perciò la sinistra interna si è buttata sul tesseramento, nella speranza di radicare la corrente nel territorio. In modo da tenere botta a Renzi almeno nella fase congressuale vera e propria, perché sulle primarie la stessa minoranza non fa troppo affidamento. Dà per scontato che nei gazebo il premier sarà il vincitore incontrastato.

 

E lo si è visto ieri, dopo l’annuncio della candidatura del governatore della Toscana, Enrico Rossi, alla segreteria del Pd. L’obiettivo è quello di “uscire dagli schemi attuali dell’essere con Renzi o anti-Renzi”, ma difficilmente Rossi sarà il candidato della minoranza interna. Sempre in vista dell’appuntamento congressuale, Roberto Speranza ha avviato la sua personale campagna. Perché l’ex capogruppo del Pd alla Camera intendere essere lui il competitor di Renzi, quando sarà il momento. Ma sa che all’interno della sua stessa componente ci sono delle perplessità a riguardo. C’è chi ritiene che Speranza sia troppo debole. Ma è anche vero che, al momento, non c’è un altro candidato alternativo possibile, sebbene una parte degli ex ds continui a sperare in Fabrizio Barca. Comunque Speranza ha dalla sua anche l’appoggio di Massimo D’Alema.

 

[**Video_box_2**]In questo contesto i renziani non appaiono però troppo preoccupati dalle manovre della minoranza interna. Raccontano che il presidente del Consiglio dia per scontato il fatto che vi sarà un’altra micro-scissione. La mette nel conto e non la teme perché ritiene che un’operazione del genere non toglierà altri consensi al Pd. Insomma, gli elettori che se ne dovevano andare se ne sono andati. E Renzi non crede che Bersani possa compiere uno strappo così dirompente. Semmai potranno compierlo personalità minori.

 

Certo, c’è sempre Massimo D’Alema. Su di lui il presidente del Consiglio non scommette. Lo ritiene capace di portare il dissenso fino alle estreme conseguenze. Ma è sicuro che ormai l’ex premier non abbia più tanto seguito nel Partito democratico. Quello di cui invece i renziani sono tutti convinti è che il grande movimento che si registra nella minoranza, al di là dei proclami e delle dichiarazioni ufficiali, sia dovuto al fatto che i bersaniani stanno cercando di posizionarsi per non essere fatti fuori dalle liste elettorali alle prossime elezioni politiche. E’ questa, secondo i renziani, la vera molla che spinge la minoranza interna a muoversi già adesso.

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