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Ambasciatore fisso

Tutte le telefonate segrete che il premier Matteo Renzi ha ricevuto per nominare i nuovi diplomatici. Almeno secondo Maurizio Milani

7 Febbraio 2016 alle 06:18

Ambasciatore fisso

“Pronto Matteo, sono Carmen Consoli”. “Carmen, la mia artista preferita, chiedimi quello che vuoi” (foto LaPresse)

Essendo appartenente ai servizi segreti deviati (ma nemmeno tanto) sono disoccupato. In questi giorni non avendo hobby mi sono permesso di intercettare le telefonate che riceve il presidente Renzi. Riporto qui alcuni brogliacci di tale attività illegale. Come ufficiale di polizia giudiziaria ho riportato le conversazioni in maniera totale, tranne alcune che erano troppo lunghe, per cui ho deciso io cosa era più interessante per l’opinione pubblica.

 

Prima telefonata
“Pronto, presidente Renzi?”.
“Sì”.
“Buongiorno, sono Massimo Gramellini. Mi permetto di chiamarla per una cortesia…”.
“Dica dottore”.
“Sono stato deluso dalla mia mancata nomina a direttore della Stampa, voglio venire via. Potrebbe nominarmi nunzio apostolico presso l’Onu?”.
“Sì! Non c’è problema, chiami subito la dottoressa OMISSIS dell’ufficio legislativo, lei la manda a fare le visite mediche alla Farnesina. Se risulta idoneo può essere arruolato nel corpo diplomatico del nostro paese”.
“La ringrazio presidente”.
“Dovere, nel caso non c’è posto a New York le va bene (provvisorio) il posto di inviato Rai a Mosca?”.
“No, scusi ma preferisco la carriera diplomatica”.
“Ok, mi dia una seconda scelta nel caso il Vaticano non vuole”.
“Console onorario per l’Italia a Marsiglia”.
“Ottimo, così può girare per la città con su la kippah e vantarsi al porto”.

 

Seconda telefonata
“Pronto, Matteo? Sono Flavio Cattaneo, come stai?”.
“Bene, anche se c’è Civati e Corradino Mineo che si vantano dalla mattina alla sera su Radio Popolare Milano. Si sono accorti adesso che noi siamo Dc ala dura”.
“Matteo volevo chiederti… so che è scoperta la sede diplomatica nostra a Islamabad. Hai già qualcuno?”.
“Avevo pensato a Gad Lerner, però dimmi”.
“Vorrei andare io”.
“Come mai?”.
“Mi sono innamorato di una mediatrice culturale che c’è in stazione Termini, penso è una spia della Cia. Vorrei indagare presso il suo paese, il Pakistan”.
“Ok, vai ti do il permesso, mi raccomando non fare la fine di Brad Pitt che nel film ‘Spy Game’ si innamora di una operatrice umanitaria e poi Robert Redford per tirarlo fuori dai guai deve mandare un commando per liberarlo”.
“No no, Matteo, stai tranquillo, sono innamorato ma il giusto. Piuttosto, posso cambiare il mobilio dell’ambasciata?”.
“Certo, sei tu l’ambasciatore!”.
“Vorrei tirare giù il muro di tramezzo e fare un open space per metterci cinque biliardi Hermelin. Vorrei nella nostra sede diplomatica il campionato del mondo di stecca. Sai, di solito si fa a Saint Vincent, ma è ora di uscire dai confini e far conoscere il biliardo come giochiamo noi in Italia, cioè goriziana e 5 birilli”.
“Flavio sono d’accordo al 700 per cento, verrò senz’altro a vedere la finalissima. Per quando pensi ci sarà?”.
“Domani sera ti va bene?”.
“Benissimo, parto adesso con la Mogherini per Islamabad, ti spiace se porto Carlone Padoan?”.
“No, figurati! Lo mettiamo nella stanza dell’ambasciata quella affrescata da Renato Guttuso. Manca il comodino, ma non c’è problema: per una notte ci si può adattare anche a dormire senza un comodino di fianco”.
“E dove appoggia il telefonino?”.
“Su uno sgabello, ci sarà nell’ambasciata italiana in Pakistan uno sgabello!”.
“Controlla che lo sgabello non offenda come oggetto. Non tanto Pier Carlone, che è giù alla buona, quanto gli indù che lavorano presso l’ambasciata”.
“Ok, parto adesso, sta’ tranquillo”.

 

Terza telefonata
“Premier Renzi? Sono Santoro”.
“Come va Michele?”.
“Sono stufo di non far niente (ma nemmeno), ormai la Trattativa e balle varie non funzionano più, vorrei cambiare aria. Potresti spedirmi a fare l’addetto militare presso la Nato a Bruxelles?”.
“Sì, se vuoi sì”.
“No, scusa, ho cambiato idea: vorrei fare l’ambasciatore Unicef in Cile e Paraguay”.
“Per me non c’è problema, telefono adesso ai nostri rappresentanti lì per riceverti domani. Michele, mi raccomando solo una cosa: al nostro consolato a Viña del Mar c’è a disposizione una Fiat 124 Special. Se la tiri fuori per andare in giro a vantarti sul lungomare ricordati di cambiare la cinghia di distribuzione. Ormai ha su 576.000 km, se si spacca la cinghia intanto che vai le valvole fanno un giro a vuoto e si spaccano in due”.
“Ok, se però hai altre destinazioni con una dotazione di mezzi più eleganti ti sarei grato”.
“Ci sarebbe l’Isola di Pasqua”.
“Perché, abbiamo un’ambasciata anche lì?”.
“Certo, sono lì fissi 10 impiegati da quando abbiamo regolari rapporti istituzionali con il paese. Dal 1901 vige anche un trattato di reciproca estradizione. Se un italiano ruba sull’Isola di Pasqua ce lo spediscono indietro e viceversa. L’unica cosa che non consiglio è di andare là  a fare il console onorario. Gli impiegati si tramandano il posto di padre in figlio, se il ministro degli Esteri li chiama gli rispondono male. Insomma comandano loro. Enrico Letta aveva chiesto chiarimenti, loro si sono offesi”.
“Ok, ci penso un attimo. Al limite puoi mandarmi a Riga, sul Mar Baltico?”.
“Ok, non c’è problema!”.

 

Altra telefonata
“Pronto presidente Renzi, sono Massimo Cacciari…”.
“Che sorpresa, professore”.
“Presidente, qui a Venezia non si può più stare, il sindaco nuovo vuole comandare lui senza sentire i corpi intermedi. Vorrei andarmene. C’è un posto all’Istituto di cultura italiana a Shanghai?”.
“Sì, non c’è problema”.
“Grazie, parto adesso dall’aeroporto Fontana Rossa di Catania”.
“Massimo tieni conto che da Shanghai dipende anche l’Istituto di cultura italiana di Macao. Ci sono dieci studenti che imparano la lingua di Dante e cinquanta docenti che la insegnano. Tu saresti il preside”.
“Dici che l’ambasciatore italiano mi accetta?”.
“Ma certo! L’ho nominato un’ora fa su sua richiesta”.
“Chi è?”.
“Il fidanzato della Boldrini”.
“Ma non è conflitto d’interessi?”
“Non penso, altrimenti tutto è conflitto d’interessi”.

 

Telefonata numero 8, la più completa
“Pronto, sono Giovanna Melandri!”.
“Giovanna!”.
“Ho saputo un minuto fa su Facebook che la Nasa vuole un rappresentante per ogni nazione presso la sua sede in Florida”.
“Giustamente!”.
“Sì, anche per dare un’immagine di unitarietà planetaria alla conquista dello spazio”.
“Vai tu Giovanna a reppresentare l’Italia”.
“Ma no, ti ringrazio…”.
“Insisto!”.
“E al Maxxi chi mettiamo?”.
“Angelo Panebianco”.
“Ah, così al volo?”.
“Sì, il primo nome che mi è venuto in mente”.
“Ma sì, va bene lui, tanto comandano i dipendenti. Allora Matteo parto adesso”.
“Sì, vai subito. Mi raccomando quando sei alla Nasa non toccare le manopole colorate, non sono installazioni di pop art, ma è facile che parta qualche satellite che non è a norma”.
“Matteo! Mi hai offeso, do le dimissioni dal Pd”.
“E dove vai?”.
“In Ala”.
“Buono!”.

 

Nel mentre suona il telefono fisso di Renzi. E’ Santoro.
“Matteo sono indeciso se accettare o no l’incarico, cosa faccio?”.
“Niente, non fare niente. Ha detto lo psicologo che quando si continua a cambiare idea – tipo vado-non-vado – non bisogna più fare niente”.
“Allora che faccio?”.
“Vieni qui che ti nomino ministro degli Esteri”.
“E Gentiloni?”.
“Per adesso non lo informiamo, quando si accorge e viene a lamentarsi vedrò il da farsi”.
Dopo un minuto telefona Gentiloni.
“Matteo, scusa il disturbo, vorrei candidarmi a sindaco di Roma, cosa dici?”.
“Ottimo”.
“Agli Esteri al mio posto metterei il sindaco di Verona Tosi”.
“Va benissimo, poi al limite vediamo chi mettere a Verona”.
“Metti Reja, è un ottimo allenatore e dove è andato ha sempre fatto bene”.

 

[**Video_box_2**]Ventiseiesima telefonata (le altre in mezzo sono state intercettate, registrate e secretate, me lo ha detto quello della Corte dei Conti)
“Pronto Matteo, sono Pierone”.
“Pierone chi?”.
“Pierone! Piero Fassino!”.
“Ah, scusa, non avevo capito, hai detto ‘Pierone’!”.
“Sì, ho sbagliato, volevo dire Gian Piero”.
“Ok, come va?”.
“Bene. Matteo, volevo chiederti… puoi mandarmi presso il Dalai Lama come ambasciatore accreditato e iniziare con quello stato dei rapporti diplomatici bilaterali? Saremmo i primi a riconoscere un’entità statale come quella del Tibet, li vorrei già come nazione ai Giochi di Rio”.
“Ma Piero, sei pazzo? Fare una cosa del genere significa rompere con la Cina, ti rendi conto che colpo per il nostro pil?”.
“Mi hai offeso, al comitato centrale del partito voto la linea Cuperlo”.
“No, aspetta, ti va bene Formosa come sede per fare l’ambasciatore?”.
“Sì è quello che volevo! Sapevo che sparando altissimo avrei ricevuto come indennizzo la meta che volevo, e il mio obiettivo era proprio di stabilirmi a Taipei. Grazie Matteo, parto adesso”.
“Non usare volo di stato”.
“No, uso l’aereo privato di Zingaretti (il commissario Montalbano), ha detto che me lo presta”.
“Però, Pierone, non sarebbe male forzare la mano alla Cina con la scusa di un’amichevole di basket Italia-Tibet. Comincia la Federazione sportiva di basket di fatto a riconoscere il Tibet come stato e poi gli altri seguiranno”.
“Perché non chiedi a Bertelli di Luna Rossa di fare la Coppa America con la bandiera di Taiwan?”.
“Piero, basta cazzate. Vai a Taiwan, e mi raccomando non discutere con i dipendenti del consolato, anche se timbrano e vanno a giocare a cricket”.
“Ok, stai tranquillo, per me possono fare quello che vogliono”.

 

Ventisettesima telefonata
“Pronto Matteo, sono Carmen Consoli”.
“Carmen, la mia artista preferita, chiedimi quello che vuoi”.
“Matteo, scusa la franchezza: voglio insediarmi nell’ambasciata italiana a Andora”.
“Andora? Andora in Liguria? No scusa, ho capito, Andorra sui Pirenei mi pare…”.
“Non è importante dove si trovi, voglio lo status di diplomatica, arrivare ai concerti in auto con targa C.D. (corpo diplomatico) e sfasciarla sul palco come si addice a una rock star! Tanto paga il comune…”.
“Calma Carmen, stai calma… Ok, però va bene. Fai come vuoi, ti amo!”.
“Anche io amore”.

 

Altra telefonata
“Matteo, sono Ignazio Marino!”.
“Ciao sindaco, come stai?”.
“Benissimo, volevo chiederti… ci sarebbe un posticino come vice console onorario a Cleveland?”.
“Sì, perché? Vuoi andare tu?”.
“No! O meglio… vorrei mandare mio zio di 79 anni. Tanto al consolato di Cleveland cosa c’è da fare?”.
“Ok, per me va benissimo. Di’ a tuo zio di non spostare il mobilio del consolato, che i dipendenti si offendono”.
“Sta’ tranquillo Matteo, posso mettere sulla scrivania di mio zio a Cleveland un piccolo busto di Cavour?”.
“No, meglio di no! Lascia tutto così. A Cleveland si sono susseguiti 75 consoli onorari dall’Unità d’Italia, ma nessuno ha mai spostato niente. Al limite fai piantumare in giardino un kiwi, vedrai che il giorno dopo i dipendenti l’hanno già tagliato”.
“Ragazzi, ma noi politici non contiamo proprio niente…”.
“Sì, però è bello vantarsi”.

 

Intanto suona ancora l’altro telefono.
“Pronto Matteo, sono Orfini… Ci sarebbe da ricoprire la sede vacante delle Azzorre provvisorio… Vado io, tu cosa dici?”.

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