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De Luca assolto, Severino condannata

Redazione
Il Fatto non sussiste. La legge non funziona. Lezioni per la cultura del sospetto

Assolto dalla corte d’appello di Napoli, dunque. Assolto! Occorre riavvolgere il nastro, occorre ritornare alla campagna elettorale di giugno 2015, alla lista degli impresentabili, a Rosy Bindi e alla commissione Antimafia, alla violenza a mezzo stampa, al cortocircuito della legge Severino che – adesso lo sappiamo – se Vincenzo De Luca non fosse quella specie di guerriero spavaldo e un po’ arrogante che è, un bestione capace di resistere nei tribunali amministrativi e sulle pagine dei quotidiani incarogniti (la nostra piena solidarietà agli amici del Fatto), avrebbe impedito la legittima elezione di un uomo innocente. E soltanto perché condannato in primo grado, in un paese che di gradi di giudizio in teoria ne ha ben tre.

 

E davvero nulla come il caso De Luca rivela in tutta la sua inoccultabile evidenza l’irrazionalità della legge Severino, e la pazzotica, illiberale ideologia che esprime: la totale sudditanza alla logica del sospetto, della macchia giudiziaria a prescindere dai processi (e dal loro rilievo penale), in barba – inoltre – al principio comunemente accettato in democrazia secondo il quale si considera innocente chiunque non abbia subito una condanna definitiva. E dunque in questi mesi De Luca è diventato una specie di mostro, un politico su cui esercitare la logica lombrosiana della differenza antropologica. Ed ecco il punto, ecco l’apice del cortocircuito che adesso questa assoluzione svela. L’accanimento giudiziario sommato alla forma esasperata di moralismo espresso dalla legge Severino è fonte di scandalismo a uso dei mezzi d’informazione e della propaganda politica, tutte cose che sono l’esatto contrario della equa amministrazione della giustizia. Assolto De Luca, va condannata (e modificata) la legge Severino.

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