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Il 2016 come il 2015: vince Renzi

Promosso il presidente del Consiglio che ha cinismo e talento politico ed è soprattutto riuscito a mettere all'angolo le opposizioni. Bocciati Grillo, maglia nera della politica italiana 2015, e Berlusconi che nel non decidersi si è piantato in mezzo al gruppo. Il Pagellone al 2015 di Lanfranco Pace.

1 Gennaio 2016 alle 06:20

Il 2016 come il 2015: vince Renzi

Foto LaPresse

RENZI COME LEO MESSI: MA CHE PALLE

 

And the winner is: Matteo Renzi. E che palle. Sta in tutti i telegiornali. Rai 1 lo tallona come madre apprensiva, non passa giorno senza che ne parli, un taglio di nastro, un traforo, una frase a effetto, un commento sui numeri con il segno più, sul paese che si è rimesso in marcia. La grande stampa è allineata di cuore e di interesse o pronta all'allineamento, persino noi nel nostro piccolo giù a dare consigli sensati benché non richiesti e a scrutare ogni singolo stormir di sopracciglio. E questo per un anno intero. Dopo tutto ciò, dovremmo ritrovarcelo, nella notte di San Silvestro, come numero uno della politica italiana, vincitore del secondo pallone d'oro consecutivo? Ebbene sì. Renzi è come Messi, la sua vittoria è prevedibile, incontournable: per l'appunto che palle.

 

Aveva già vinto la classifica del 2014 di forza e di diritto. Era esploso allora come potenziale leader moderno, cioè svelto, con molte marce in più degli altri, abile nell'uso dei media.

 

Questo è l'anno della conferma. Non tanto per le riforme fatte, alcune ottime, altre discrete e altre ancora sgangherate. E nemmeno per quello zero virgola in più, su cui il governo ha avuto un'influenza modesta, come l'avrebbe avuta qualsiasi altro governo, che ci dice che siamo usciti dalla recessione ma con il fiatone e prima di rimetterci a correre bisognerà recuperare le forze. Correre per inciso verso dove, crescite attorno al 2 per cento e disoccupazione attorno al 5-7 per cento oggi sono l'eldorado, l'età dell'oro: il portato di questa crisi - e della globalizzazione - è che non si può crescere tutti e tutti insieme, si dovrà sgomitare, perché qualcuno corra altri dovranno rimanere surplace.

 

Per tornare al nostro, ciò che impressiona dunque non è la miriade di cose grandi e piccole che ha annunciato, annuncerà, che ha fatto o farà. No: se svetta anche nel 2015 è per il cinismo e il talento politico con cui non ha lasciato spiragli alle opposizioni, chiudendole nell'angolo dell'esagerazione semantica, dell'iperbole quindi dell'insignificanza. Per dire soltanto nelle ultime settimane: Salvini, il pensionato di Civitavecchia non si è suicidato, è stato ucciso dal governo con il decreto salva banche. Grillo: sessantamila vittime dello smog ogni anno e che fa l'ebete? Berlusconi: la democrazia è in pericolo, devo scendere di nuovo in campo per difenderla. Brunetta: quelle di Renzi sono balle, balle, balle.

 

Li ha esasperati, portati all'esaurimento nervoso con l'aria ribalda, strafottente di chi non si cura e tira dritto per la sua strada, diffondendo ottimismo non importa se di facciata. Far vedere il bicchiere sempre mezzo pieno è il requisito essenziale della leadership moderna: ma riuscirci nella terra di coltura del pessimismo dell'intelligenza, è stata un'impresa.

 

Il referendum sulla riforma costituzionale del prossimo autunno su cui ha posto per così dire la fiducia, lo vincerà a mani basse: non gli succederà di doversene andare a casa come capitò a De Gaulle nel 1969. Rassegnamoci dunque: Renzi sarà pallone d'oro anche nel 2016. Proprio come Messi. E che palle.

 

 

GRILLO TERMINATOR

 

E' la maglia nera della politica italiana 2015. Ha detto che molla, andrà in giro a fare il comico, è la cosa che gli riesce meglio e siamo contenti per lui. Gli va riconosciuto comunque il merito di aver tenuto il suo movimento a un livello alto di consensi anche se non così alto come dicono i sondaggi e non mi convincerò mai che una maggioranza di italiani possa dargli un giorno le chiavi del paese.

 

Lui continua a dettare la linea e a pilotare il dibattito con il blog, da dove spara fregnacce a raffica sul clima e sulle vittime delle polveri sottili, dice però che è un esperto di tecnologie e questo getta una luce inquietante sulla forma della mente: un comico con stampante in tre dimensioni non s'era ancora visto. Se poi aggiungiamo il copinage con il futurologo della pianura padana Gianroberto Casaleggio e la tendenza ad espellere chiunque crei problemi, si può dire che il giovane partito di Grillo è nato senile. C'è aria di Novecento da quelle parti, la ferocia con cui si liberano di ogni militante su cui pesi il minimo sospetto è di stampo cominternista.

 

La scelta del direttivo, dicono, è stata felice. Di Maio, il furbetto, parla al Financial Times, Di Battista siccome è pragmatico parlerebbe anche con l'Isis: che ci vada dal Califfo, poi ci racconta. E sono i migliori dei migliori: come ci dicevano i nonni, al paese dei ciechi l'orbo è re.

 

 

[**Video_box_2**]IL CAV. QUO VADO?

 

Berlusconi sta affogando nell'anonimato del gruppone, come il suo e nostro Milan. Lui che prese per mano Bush e Putin, spinse al dialogo tra Nato e Russia, e che nei momenti peggiori parlava con i leader di un'Alleanza nazionale che faceva il 14 per cento e di una Lega radicata e compatta, oggi fa sinistri intergruppi sul divano di casa con Sorelle d'Italia e Lega Giovani. Un disastro per uno convinto che arrivare secondo è come essere il primo degli ultimi. Tant'è. Forse è davvero provato dall'infiammazione dell'uvea, forse l'hanno impigrito la fidanzata e i cani e le guardie del corpo. O più semplicemente ha perso lo smalto del combattente perché ha vinto di fatto la battaglia giudiziaria e messo a dormire la muta dei cani. Fatto sta che il suo esitare non appare più come espediente tattico ma come insicurezza ontologica primaria di chi non esce più di casa malgrado abbia un'età in cui c'è ancora spazio per la meraviglia. Bisognava saperlo che a forza di non decidere, alla fine ci si ritrova a prendere pasticcini con la sora Cecioni e il magutt della politica.  

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