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Provaci ancora grillino, ma liberati di quel Casaleggio da folle decrescita

Il teorico dei 5 stelle si presenta con l’incarnato scuro, la barba bianca, i denti bianchissimi e il sorriso accattivante di Enrico Lo Verso.

21 Ottobre 2015 alle 12:56

Provaci ancora grillino, ma liberati di quel Casaleggio da folle decrescita

Gianroberto Casaleggio (foto LaPresse)

Domenica sera nell’ultima puntata della sesta stagione di “Provaci ancora prof.”, serie tratta dai romanzi di Margherita Oggero, servizio pubblico Rai1, roba da quattro, cinque milioni di spettatori a botta, il commissario interroga un ex manager farmaceutico che per essere stato troppo tutto d’un pezzo e in seguito a una discreta serie di sfighe si ritrova a lavorare da Oreste il fioraio e a essere sospettato di omicidio: cosa fa lei oltre a dormire in un camper e a non avere un cellulare? Latouche, risponde, quello della decrescita felice.

 

E’ la prima effrazione del casaleggismo e dintorni nell’immaginario del grande pubblico. Si presenta con l’incarnato scuro, la barba bianca, i denti bianchissimi e il sorriso accattivante di Enrico Lo Verso. E va in onda proprio il giorno in cui il cosiddetto teorico dei cinque stelle nonché seguace delle tesi del filosofo francese dice agli italiani che non ci sarà alcun passaggio di testimone con gli ambiziosi giovani del movimento, che il potere resterà saldamente nelle mani sue e di Grillo e siccome il leader non può candidarsi per le ben note ragioni, ci penserà lui a Palazzo Chigi, candidando se stesso o, perché no, una donna. Insomma questo signore sessantunenne, da Milano, vuole governarci.

 

Per il nostro bene. Vuole infatti risparmiarci sofferenze e testate contro il muro, schierarci dal lato giusto della storia, non con gli Stati Uniti ma con Russia, Cina e Brics, vuole che molliamo l’euro, che riscopriamo la virtù dell’autarchia, ci vuole belli ma poveri, con la schiena dritta, mai piegarsi, mai prendere mazzette o accettare raccomandazioni e saper essere felici e appagati anche vendendo fiori. Vuole che si torni indietro di quarant’anni e si vada in bicicletta come quando ci fu il primo choc petrolifero. Il futuro invece lo vede nell’orto sotto casa, pomodori e zucchine rispettose della biodiversità che mirino all’autosufficienza alimentare, a chilometro zero e ovviamente senza modificazioni genetiche. E’ uno strano paese l’Italia, ma non è ancora il gabinetto del dottor Caligari.

 

C’è da sperare che qualcun altro sia rimasto di sasso a sentire evocare nel luogo meno prevedibile, una fiction giallorosa nella Torino politicamente corretta, tra un bacio e una smorfia, il nome di un pensatore che nonostante la vernice trendy non è preso sul serio nemmeno in patria. Di uno che dice di aver vissuto, dal 1968 a oggi, solo crisi: culturale, ambientale, sociale e da ultimo finanziaria, e se vogliamo salvare il mondo dobbiamo fare una rivoluzione culturale. Ma come fa a non accorgersi che l’umanità è in migliore salute di quanto dice, perché alle crisi siamo abituati, è la condizione generale della nostra esistenza e ne siamo sempre usciti con l’ingegno? La teoria che lo sviluppo illimitato è destinato a distruggere un pianeta dalle risorse inevitabilmente limitate ebbe qualche profeta negli anni Settanta, tipo Aurelio Peccei e il Club di Roma, il malthusianesimo di ritorno fu contraddetto da tutto quello che seguì. Casaleggio è un apocalittico millennial, a quelli del secolo scorso ha aggiunto l’autoreferenzialità onanistica di chi pensa che la rete, le nuove tecnologie, siano tutto e un libro niente. E la previsione di una terza guerra mondiale: se non sarà Mad Max sarà Walking dead, comunque ci sarà da toccarsi.

 

Almeno Beppe Grillo è uno che ogni tanto scherza, quando dice ai suoi guadagnavate un cazzo senza di me e ora prendete stipendi meravigliosi si capisce che l’attore non rinuncerebbe mai a una battuta. Lui è pubblico, Casaleggio è privato, rintanato a smanettare computer nell’impresa di consulenza informatica che ha fondato. Dicono che sia riservato per timidezza: una volta però si presentò addirittura al giudizio degli elettori, era il 2004, alle comunali di Settimo Vittone, nel torinese, la lista civica Per Settimo, guidata da tal Vito Groccia, arrivò terza e lui prese sei voti.

 

[**Video_box_2**]Fra i tanti perché sul M5s, quello su Gianroberto Casaleggio è il più sconcertante. Bisogna credere al linguaggio del corpo, il politico molto basso può essere autoritario, quello allampanato e senza un minimo di rondeur difficilmente saprà costruire alleanze e compromessi. Se poi hai pure uno sguardo spiritato, diciamo tra Toni Negri e Dart Fener, allora siamo vicinissimi al lato oscuro della Forza.

 

Cari giovani dirigenti del M5s così carini e così educati, pensateci voi: fatelo fuori, questo vecchio zio pazzotico, metaforicamente s’intende. Il potere non ve lo dà nessuno, si prende e amen. Restate alternativi ma diventate in fretta normali. Così si possa contare anche su di voi e non solo sulla saggezza della folla. Che da queste parti non è mai tanto certa.

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