Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio (foto LaPresse)

I Cinque Stelle, Podemos, la società civile e le quattro fasi dei populismi

Marianna Rizzini
Aprire il Movimento 5 Stelle alla società civile, puntare all’occasione grossa (amministrative di primavera), fare come fanno tutti, cioè il contrario di quello che finora era stato teorizzato per amor di antipolitica e del sogno utopico-distopico della Rete come unico serbatoio dell’“uno vale uno”.

Roma. Aprire il Movimento 5 Stelle alla società civile, puntare all’occasione grossa (amministrative di primavera), fare come fanno tutti, cioè il contrario di quello che finora era stato teorizzato per amor di antipolitica e del sogno utopico-distopico della Rete come unico serbatoio dell’“uno vale uno”, e cioè dell’uomo comune che dal web balza nella stanza dei bottoni. Buttare giù la porta del castello in cui erano rinchiusi da due anni eletti e militanti, dunque, e farci entrare non meglio precisati esponenti delle associazioni e dei movimenti civici, per ambire a conquistare Bologna e magari Roma, ipotesi di grandeur anche alimentata dal caso Marino: è questa la novità discesa dal quartier generale grillino durante la visita di Gianroberto Casaleggio in Parlamento, due giorni fa. E per chi era abituato, nel M5s, a credere e ripetere che la purezza e il presentarsi incontaminati all’elettore fosse la regola-base della diversità (e dell’appeal), dev’essere stato come sentirsi dire “mettiamoci a camminare a testa ingiù”.

 

Anche se già a Imola, dieci giorni fa, durante la kermesse annuale a Cinque Stelle, tra gli stand circolava, a intermittenza, come fosse un segreto da sussurrare senza crederci troppo, l’idea della metamorfosi salvifica: cambiare pelle, passare attraverso i quattro step dello schema del movimentismo populista che prima è intransigente, poi segue l’illusione di purezza, poi si normalizza e infine si istituzionalizza. Fare tutto questo prima che sia troppo tardi, è l’idea, e cioè quando ancora i sondaggi sono alti. Perché può anche capitare, com’è capitato in Spagna a “Podemos” (il movimento di Pablo Iglesias che a Barcellona e a Madrid ha fatto dell’apertura agli “esterni” e all’associazionismo un punto di forza), che l’annacquarsi, il farsi ragionevoli e l’entrare nell’“età adulta” porti a un ruzzolone lungo la scala del gradimento: l’elettore indignato, infatti, quello che inizialmente si era affidato all’immagine catartica della rivoluzione “dal basso”, non tollera che gli ex ribelli anti-sistema e anti-politica si facciano politici. E “Podemos”, che è ferma ora al 15 per cento dopo aver sfiorato il 25 (come il M5s al momento dell’ingresso in Parlamento), è da tempo arrivata alla fase “istituzionalizzazione”, quella che poco piace ai fan della prima ora. “Siete invecchiati”, dicono gli analisti politici spagnoli alla creatura che soltanto pochi mesi fa veniva considerata novità assoluta nonché mina vagante della scena politica.

 

Non si sa se il modello Podemos ispiri (o spaventi) il guru-ideologo dei Cinque Stelle Casaleggio, ma è un fatto che la base del M5s sia da un lato tentata e dall’altro terrorizzata dalla rivoluzione del farsi “civici”, anche perché con l’aprirsi alle associazioni e al movimentismo cittadino tornerebbe a galla il tema della competenza, cubo di Rubik insolubile per il mondo grillino. Delle due l’una, infatti: o il non essere competenti è un valore assoluto, e allora bisogna restare chiusi nella turris eburnea come all’inizio, anche a costo di sottoporsi a rituali tragicomici  – assemblearismo perenne, espulsioni in streaming, no ai contatti con i partiti “marci”, no al dialogo se non su singoli punti già rigidamente decisi– oppure ci si rende conto di essere imperfetti come tutti, e di non potersi permettere a lungo la beata incompetenza. E oggi forse ci si è arrivati: se si ha così bisogno di farsi aiutare dalla cosiddetta società civile nella conquista del consenso, ovvero da chi sul territorio è già “esperto”, come si può sostenere ancora che sia sempre meglio un cittadino non contaminato da esperienze precedenti rispetto a quello che si è almeno in parte lasciato assalire dalla realtà?

 

[**Video_box_2**]Beppe Grillo, intanto, circumnaviga la questione ricorrendo alla magniloquenza: “In Francia pensano che andremo al potere. Hanno ragione”, scrive su Twitter citando Le Monde (“Il M5s si prepara a prendere il potere”), mentre i Cinque Stelle milanesi annunciano, non senza inquietudine, che nei prossimi giorni faranno i nomi dei candidati alle amministrative, da sottoporre a “graticola”, vecchio metodo di selezione (già superato dai fatti?).

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.