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Renzi contro la linea soft sul ddl Boschi. Scissione del Pd: indizi e ragioni

Riesce difficile in questi giorni interpretare le reali volontà del presidente del Consiglio sulla riforma costituzionale

14 Settembre 2015 alle 19:24

Renzi contro la linea soft sul ddl Boschi. Scissione del Pd: indizi e ragioni

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Paure. Riesce difficile in questi giorni interpretare le reali volontà del presidente del Consiglio sulla riforma costituzionale. Finora, per farlo, i giornalisti si affidavano a quei parlamentari notoriamente vicini a Matteo Renzi. Ma in questo momento nemmeno loro sono perfettamente credibili. Già, la paura delle urne anticipate ha trasformato molti falchi in colombe. E sono in tanti quelli che spingono perché lui rinvii l’approdo del ddl Boschi nell’Aula del Senato…

 

Paure (due). Tra i più grandi fautori della tregua, i vertici del gruppo Pd del Senato. Il presidente Luigi Zanda sta cercando in tutti i modi di “accomodare” le cose. Ma pare che il premier non sia troppo soddisfatto di questa linea soft. Raccontano infatti che sia lo stesso Renzi a spingere perché la trattativa non si prolunghi all’infinito. Prova ne è la grande freddezza del premier nei confronti della proposta avanzata dal vice capogruppo al Senato Giorgio Tonini. Non a caso o fedelissimi di Palazzo Chigi in questi giorni si sono dati molto da fare per lasciar intendere che questa profferta di pace non ha il “bollino” del premier…

 

Assilli. Per il presidente del Consiglio, invece, portare a casa la riforma costituzionale è diventato un vero e proprio chiodo fisso. Il premier infatti è convinto che senza quel disegno di legge, ormai promesso da tempo, l’Europa non ci prenderà sul serio e, di conseguenza, ci sarà anche il rischio che salti il programma sul fisco.

 

[**Video_box_2**]Scissioni. La rottura definitiva nel Pd è un’ipotesi che, al di là delle smentite di rito, sembra prendere sempre più piede. Il presidente del Consiglio, che prima la escludeva anche nelle sue conversazioni private, ora la mette nel novero delle cose possibili, benché da lui non auspicata in nessun modo. Ma Renzi si è convinto che chi sogna di costruire un altro soggetto politico fuori dal Pd potrebbe approfittare proprio della tensione sulla riforma elettorale, perché dopo rischia di non avere più troppe carte da giocare. Si perché il presidente del Consiglio ritiene che, nonostante i proclami di guerra della minoranza sulla legge di stabilità, nessuno nel Pd potrebbe essere così masochista da rompere sulla cancellazione della tasse sulla prima casa. Una promessa che, se realizzata, secondo tutti i sondaggi allargherebbe, e di molto, l’area del consenso nei confronti del premier.

 

Vacanze americane. Nella politica romana, invero assai poco interessata al dibattito sulla riforma costituzionale, non si fa altro che parlare del “giallo dell’estate”. Giallo che, nemmeno a dirlo, coinvolge il sindaco della Capitale. La domanda che si rincorre di bocca in bocca è questa: dov’è stato veramente in vacanza Ignazio Marino? Il primo cittadino di Roma per oltre un mese è stato bersagliato di critiche perché lo si accusava di essere andato a fare immersioni ai Caraibi, mentre nella sua città succedeva di tutto di più. E durante la lunga vacanza del sindaco il suo ufficio stampa non ha mai smentito le indiscrezioni che circolavano su Marino versione sub. Dopodiché, si è venuto a scoprire che il sindaco non è mai andato ai Caraibi. Infatti è stato a donare il sangue in ospedale e ai colleghi medici ha dichiarato di aver passato le vacanze negli Stati Uniti e non nei Caraibi. Se così non fosse stato non avrebbe potuto donare il sangue subito perché proveniente da un’isola tropicale (per legge avrebbe dovuto aspettare tre mesi). Niente immersioni nel mar Caraibico, dunque, conferma il suo ufficio stampa, che precisa al Messaggero: “Il sindaco ha dichiarato di non essere mai stato in paesi tropicali, ma solo a New York e a Philadelphia”. Ed effettivamente il primo cittadino della Capitale è tornato a Roma, dopo la sua assenza, senza tracce di abbronzatura. Ma allora perché Marino, sempre precisino, non ha smentito chi lo aveva messo alla berlina per un mese, prendendolo in giro per le sue immersioni? Mistero.

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