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Commissariare gli spreconi

Oltre Marino. Renzi e la ricerca di un’alternativa al partito del bene comune

Sindaco d’Italia senza sindaci d’Italia. Il caso Roma e quella sfida necessaria per un nuovo modello di efficienza.

13 Giugno 2015 alle 06:06

Oltre Marino. Renzi e la ricerca di un’alternativa al partito del bene comune

Il premier Matteo Renzi (foto LaPresse)

Roma. La scelta di Matteo Renzi di sacrificare Ignazio Marino e di commissariare politicamente Roma non discende soltanto, come inevitabile conseguenza, dall’inchiesta Mafia Capitale, ma riguarda più in generale un problema che tocca un punto cruciale del Pd guidato dal presidente del Consiglio: il rapporto del sindaco d’Italia con i sindaci d’Italia. Matteo Renzi, si sa, come scritto più volte da questo giornale, è arrivato a conquistare prima il Partito democratico e poi il governo anche perché spinto dall’unica vera base sociale che costituisce oggi le fondamenta del renzismo: l’Italia dei sindaci.

 

Ma oggi il punto vero, che non può che preoccupare il presidente del Consiglio, è che quella base sociale su cui si poggia una parte del consenso renziano sembra essere distante anni luce dal capo del governo. Il problema si interseca con la grande freddezza che esiste oggi tra le amministrazioni locali e la presidenza del Consiglio rispetto ai tagli richiesti in questi mesi dal governo ad alcuni comuni spendaccioni. Ma sfiora un problema tutto politico e più generale, con cui il segretario del Pd dovrà fare i conti nei prossimi mesi. Quando sarà costretto a trovare una soluzione per sostituire non solo Ignazio Marino a Roma (Renzi, come scritto ieri da questo giornale, vuole far dimettere Marino dopo l’estate e anche per questo ha scelto di mettere il Giubileo nelle mani del prefetto Franco Gabrielli, che diventerebbe commissario di Roma qualora  Marino dovesse davvero dare le dimissioni) ma anche la nidiata di sindaci benecomunisti ai quali bisognerà trovare un’alternativa nella primavera del 2016, durante la quale si tornerà a votare nelle stesse città in cui cinque anni fa la rivoluzione arancione portò al governo Luigi De Magistris (Napoli), Marco Doria (Genova), Massimo Zedda (Cagliari) e Giuliano Pisapia (Milano). Il tema per Renzi è molto semplice e allo stesso tempo molto complicato: riuscire a imporre un nuovo modello culturale di governo delle città, capace di stare al passo con i tempi e di “rottamare” la politica del “non si tocca il bene comune”, “non si toccano le municipalizzate” e del “a ogni taglio che faremo corrisponderà un aumento delle tasse”. La sfida è complicata perché Renzi, pur essendo distante  dai Doria e dai Marino, finora ha agito con timidezza sul fronte della lotta al benecomunismo e il fatto, per esempio, che due giorni fa il Consiglio dei ministri abbia approvato all’interno del decreto “enti territoriali” una misura che stabilisce un allentamento importante del Patto di stabilità dimostra che il premier sente il bisogno urgente di ricucire con i sindaci indignati. Per Renzi forse non sarà difficile trovare candidati adatti a sfidare il centrodestra nei vari contesti locali.

 

[**Video_box_2**]Quel che sarà difficile sarà trovare un nuovo modello che sappia portare nei comuni quel minimo di efficienza necessario per rendere le grandi città italiane più competitive e pronte, attraverso la battaglia a favore dell’efficienza, a combattere anche per la legalità. Non solo con un selfie in bicicletta.

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